L’intenso dialogo tra l’artista e la materia: le opere di Alves Dias

Work in progress, 2019, copyright Alves Dias

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Traduzione a cura di Chiara Cordoni

Alves Dias

Esiste un profondo legame tra Alves Dias e la sua arte, un dialogo meditato che nasce dalla riflessione sulla creazione artistica, sullo sviluppo del processo creativo e dal continuo confrontarsi con la materia in cui l’opera si incarna.

I suoi lavori presentano un richiamo alle basi classiche della tradizione arazziera, ma con uno sguardo rinnovato ed innovatore che traspare dall’intero corpo dell’opera, dai volumi tridimensionali, dalla scelta di materiali compositi, dalle sovrapposizioni di tessiture e dalle forme scultoree.

Alves, pittore e artista tessile portoghese originario di Vila de Rei, è stato allievo della Scuola di Arti Decorative António Arroio (1972), una delle più significative istituzioni educative nazionali portoghesi, di matrice Bauhausian moderna, dove la pittura e l’arte tessile hanno avuto personalità di spicco come Conceição Salgado, Estrela Faria, Salinas Calado, Teresa Raposo, Rafaela Zuquete, Gisella Santi.

L’artista ha recentemente avuto l’onore e il merito di rappresentare il suo Paese all’ottava edizione della Biennale Internazionale d’Arte Tessile Contemporanea WTA, a Madrid, tenutasi dal 17 ottobre al 3 novembre di quest’anno.

Di seguito il link al sito web:

https://alvesdias.pt/en/home-2/

Alves, puoi raccontarci qualcosa di te stesso e della tua storia di artista, come hai iniziato e perché hai scelto il tessile come principale mezzo espressivo?

1- Sono nato in un piccolo paese, Vila de Rei, centro geodetico del Portogallo. Il mio paese natale mi affascina! Fin dalla giovane età sono sempre stato affascinato dalle montagne davanti a casa mia, ricoperte da alberi di arbutus, di un verde intenso; dai suoi frutti spiccava una gamma di colori dal giallo all’arancione e al rosso. Ricordo anche le ombre sui muri della mia camera quando veniva accesa la lampada ad olio. Mi sovviene il soffio lieve del profumo delle mimose, del cisto e del rosmarino e ricordo anche le pareti di roccia che scalavo e da cui ammiravo il mio “piccolo mondo”.

Ho sempre osservato con attenzione le varie manifestazioni della Natura come qualcosa di vivo, di affascinante!

Il mio impegno nella vita contadina, così come la matassa di emozioni associate all’esperienza della natura nei vari rituali come la macellazione del maiale, la raccolta delle olive, la raccolta manuale dell’uva, la trebbiatura del grano e la sbucciatura del granoturco sono state esperienze molto importanti per la mia futura vita di artista della plastica.

L’infanzia trascorsa nel mio paese è stata per me la prima esperienza di libertà, la scuola che mi ha inspirato e da dove ho imparato a guardare e immaginare il mio “piccolo mondo”.

Dopo la scuola sono arrivato a Lisbona, la capitale del Portogallo. La città stessa, il fiume e il mare erano tutte novità per me. Mi ci è voluto del tempo per assaporare una tale beltà. Piano piano ho scoperto Lisbona. La città sarebbe diventata per me un  “nuovo mondo”, molto diverso dal mio “piccolo mondo” dove ero nato e vissuto fino ad allora.

Ero un adolescente sognatore che ha trovato nell’Istituto d’Arte António Arroio le basi per i propri percorsi d’arte, progresso e creatività.

L’Istituto António Arroio per me era una scuola eccezionale. Mi ha fornito le conoscenze, l’esperienza, le tecniche per i miei inizi da pittore e insegnante di materie quali Disegno e Lavoro manuale.

L’Istituto d’Arte António Arroio rappresentava la libertà e la modernità e mi forniva anche la formazione tecnica incentrata su molti artisti che sono oggi conosciuti a livello internazionale.

Dopo il corso di pittura all’Istituto ho iniziato la mia attività di pittore. Le mie prime opere erano di natura astratta e i colori variavano da colori caldi a colori freddi. La mia prima personale che ha avuto luogo nel 1973 ad Abrantes, dove avevo cominciato ad insegnare l’anno prima, fu di grande successo.

S/Título”, 1973, Mixed media on canvas (tarlatana, cotton, sand, oil paint), 46x61cm, copyright Alves Dias

 La spinta verso il lavoro artistico è stata la visita all’ottava Biennale Internazionale degli Arazzi di Losanna alla Calouste Gulbenkian Foundation di Lisbona, nel 1977. Ero esterrefatto! Guardavo quelle opere d’arte con attenzione, ancora ricordo i lavori delle artiste Magdalena Abakanowicz, Olga Amaral, Jagoda Buic, Liselotte Siegfried, Ritzi Jacobi, Dorothy Ruddick e di artisti quali Daniel Graffin, Peter Jacobi, Yoichi Onagi, and Tetsuo Kusama. E’ stata senza dubbio la visita a questa mostra che mi ha introdotto alla Textile Art.

Più tardi nel 1980, da insegnante, ho frequentato uno stage professionale nei settori della Carta, del Legno, della Ceramica e dei Tessili.

A quei tempi avevo già alcune conoscenze sull’arte degli Arazzi; tuttavia sentivo un forte desiderio di imparare nuove tecniche. Per questo motivo sono entrato in contatto con Gisella Santi, una maestra nell’arte degli Arazzi in Portogallo, che aveva uno studio in cui creava “ cose nuove”…

Gisella Santi insegnava sia tecniche di arazzo tradizionale (il Gobelin) che tecniche innovative per la tessitura di Arazzi Contemporanei.  Nel 1978 aveva formato il Group 3.4.5., un’Associazione di Arazzi Contemporanei portoghese, e nel 1989 sono stato invitato dalla stessa a farne parte. Questo Gruppo aveva un ruolo fondamentale nella promozione di questa arte portoghese e nelle esposizioni nazionali e internazionali di Textil Art.

Proprio grazie a questi telai, tele e trame e grazie alla ricchezza dei materiali tessili mi sono avvicinato all’arte degli arazzi, intraprendendo questo nuovo percorso.

“Cavalo-marinho“, 1984, woven tapestry (cotton, jute, acrylic fiber) 92x72cm, copyright Alves Dias

“Encontro”, 1989, woven tapestry (sisal, cotton, wool, acrylic fiber, wire), 120x62x32cm, copyright Alves Dias”

“Reflexos”, 1985, woven tapestry (wool, cotton, jute), 64x71cm, private collection, copyright Alves Dias

“Luminárias”, 1994, woven tapestry (wool, jute, sisal, cotton, linen), 165x125cm, private collection, copyright Alves Dias

Qual è il legame tra la tua arte, il contesto e la cultura del tuo territorio?      

  2- Mi è sempre piaciuto disegnare. Alle elementari illustravo i testi con molta facilità e i miei compagni di classe mi chiedevano sempre di disegnare per loro. Mi piacevano molto le arti manuali e di solito costruivo i giocattoli per me usando i tronchi degli alberi vecchi, le canne, il sughero, le foglie di granturco e di castagno. Mettevo tutta la mia creatività in questi piccoli lavori. A casa mi piaceva osservare mia madre mentre cuciva sulla sua vecchia Singer, era lei a confezionare la maggior parte dei nostri abiti in famiglia. La guardavo con attenzione per capire come dava forma ai tessuti per cucire camicie, pantaloni e indumenti intimi. La sera mia sorella era solita ricamare, lavorare a maglia o all’uncinetto mentre io disegnavo dal vivo, con i pastelli, alcuni utensili da cucina, il fuoco che crepitava nel caminetto o qualche altra cosa.

Le feste e le processioni religiose, le fiere e i mercati rurali e allo stesso modo i diversi colori e le trame delle quattro stagioni dell’anno mi hanno sempre lasciato sensazioni e immagini che conservo ancora nella memoria.

A tale proposito, il villaggio in cui sono nato e ho vissuto fino ai dodici anni, mi ha lasciato un ampio repertorio di esperienze che hanno influenzato le mie opere, sia nell’arte pittorica che tessile.

Quando ancora mi trovavo nella città di Lisbona da studente dell’Istituto d’Arte António Arroio, gli insegnanti organizzavano visite didattiche a musei, presso le officine di vetro e ceramica, così come a famose fabbriche come la Fabbrica di produzione di arazzi di Portalegre e alla casa del tappeto di Arraiolos. Mi hanno incoraggiato a visitare chiese, conventi, musei, negozi di antiquariato e gallerie d’arte e mi hanno anche passato la conoscenza del senso estetico e artistico, base essenziale per le mie future creazioni in plastica.

Oggi la città di Lisbona è un ambiente culturale molto vivo, con una grande quantità di mostre permanenti e temporanee sparse in molti musei, fondazioni, fiere e gallerie d’arte. Ogni volta che posso, assisto a queste manifestazioni culturali che mi arricchiscono e mi fanno volare fino a creare tele e fili connessi a progetti che desidero ancora sviluppare.

“Máscara VII”, 1994. Tapestry mask (slate, wood, acrylic glass, cotton), 48x29cm, copyright Alves Dias

 

“Objetos Têxteis”, 1993, Tapestry objects (cotton, linen, copper, plaster, silver, stones, wire and beads) 48x15x15cm, 38x15x15cm and 50x19x19cm, private collection, copyright Alves Dias

Cosa rende i tuoi arazzi tradizionali e cosa li rende contemporanei? Qual è il rapporto tra tradizione e innovazione nelle tue opere d’arte?

3- I primi lavori che ho realizzato erano arazzi ricamati su stoppa di lino. Si tratta di composizioni astratte in cui emergevano gli elementi visivi mentre ricamavo e sceglievo i materiali che avevo selezionato in precedenza. In questa fase del lavoro non facevo ricorso allo studio della composizione. Mi limitavo a visualizzare mentalmente ciò che desideravo fare. Usavo i colori naturali della lana, del cotone, del lino e della juta.

Dopo qualche tempo ho iniziato a tessere con un telaio per tessitura verticale. Alcune opere sono state realizzate partendo da studi grafici, altre no, le visualizzavo mentalmente. Per quanto riguarda il colore, utilizzavo una tavolozza variegata di colori adatta a ogni specifica circostanza. Cominciavo anche a ideare opere tridimensionali, ricamate e tessute.

La mia mente era in continuo movimento e io non riuscivo a smettere di pensare per creare e sperimentare con nuovi materiali e tecniche.

Durante questo periodo desideravo lavorare con materiali ruvidi e grezzi e mi sentivo attratto dai filati vegetali di agave, juta e canapa di vari spessori, che dovevo tingere in modo artigianale. Per molto tempo li ho usati per creare opere di una certa grandezza.

Il tradizionale linguaggio degli arazzi (il Gobelin), base essenziale per la loro creazione, è presente in quasi tutti i miei lavori.

Per creare nuovi linguaggi plastici in concetti contemporanei di solito associo materiali insoliti a tecniche innovative. Uso anche fili intesi come linee di disegno, contorni di forme accentuate dai tessuti, collage come strategia plastica della modernità e molte altre procedure che si integrano e fanno parte del corpo dell’opera. Come ho detto prima, il rapporto tra tradizione e innovazione è implicito nel mio lavoro.

“Dunas”, 1990, woven tapestry (copper wire, cotton, jute, sisal), 98x160cm, author’s collection, copyright Alves Dias

“Dunas-detail”, 1990, woven tapestry (copper wire, cotton, jute, sisal), 98x160cm, author’s collection, copyright Alves Dias

I materiali hanno capacità espressive e sensoriali che possono influenzare emotivamente lo spettatore trasmettendo reazioni specifiche. Quando progetti un nuovo lavoro, quali sono i criteri, gli aspetti fondamentali che ti guidano nella scelta dei materiali che sceglierai per realizzarlo?

4- Quando il mio interesse si è spostato sull’esecuzione di oggetti tessili, una moltitudine di materiali ricopriva l’intero piano di lavoro.

La sensibilità tessile mi ha avvicinato ad altri materiali, quali fili, legni, carte, vetro acrilico, gesso, lavagna, aghi di pino, saldatura d’argento, carta pesta, lastre di ottone e fogli di rame. Sono i materiali a sfidarmi e ad incitarmi ad utilizzare le loro proprietà a mio vantaggio.

Per unire alcuni di questi materiali spesso utilizzo il cucito, unisco sfruttando i fori mentre applico i fili che sono le vere e proprie fibre tessili. Il cucito vero o fittizio è uno degli strumenti che utilizzo per creare molti oggetti.

Sono un raccoglitore. Ogni qualvolta vedo piccoli pezzi di legno mangiati dalle tarme, piccoli fogli di alluminio arrugginiti, o altri materiali danneggiati, li raccolgo e immediatamente visualizzo la trasformazione e la funzione che gli darò.

Quando penso ad un nuovo lavoro, la mia selezione di materiali è rigida e attenta e dipende dagli aspetti espressivi, tattili e materici che intendo dargli.

“Sem Título”, 2016, tapestries objects (wood, paper, cotton, silk and copper wire), 32x23x3.5cm, copyright Alves Dias

“Sem Título “, 2019, Tapestry object (wood, polyester, cotton, paper and acrylic ink), 13x13x30cm, copyright Alves Dias

Improvvisazione, casualità, sperimentazione, studio, regole. Quali di questi aspetti ha un ruolo essenziale o prevalente nel processo di creazione delle tue opere d’arte?

5- Il processo creativo delle mie opere prende sempre in considerazione lo studio ponderato di ciò che desidero fare, come farlo e quali regole seguire per raggiungere il prodotto finale.

In una prima fase visualizzo mentalmente l’intero processo di sviluppo del lavoro in termini di forme, tecniche, colori e materiali. Quindi annoto tutti questi dati su un foglio di carta. Faccio appello all’improvvisazione, alla casualità e alla sperimentazione quando voglio sfruttare del materiale trovato per creare un’opera.

Posso anche scegliere scatole, cassetti e tavolini di legno a cui aggiungo volumi con vari tipi di materiali malleabili. Successivamente incorporo i fili tessili attraverso la loro intersezione. Questi sono i metodi che utilizzo di solito per la creazione delle mie opere sempre considerando gli aspetti concettuali ed estetici.

Come è evoluto il tuo lavoro nel corso degli anni? Ci sono importanti differenze stilistiche, estetiche o concettuali tra le tue prime opere tessili e quelle più recenti?

6- Nei miei primi lavori gli aspetti decorativi erano in qualche modo evidenti. Attraverso studi, ricerche ed esperienze, sono riuscito a liberarmi da tali effetti e ho cercato di evidenziare il senso concettuale ed estetico delle opere utilizzando l’arazzo tridimensionale, la creazione di volumi e gli spazi circostanti.

Le mie opere si sono evolute molto. Le diverse metodologie, le tecniche, i materiali, l’applicazione delle più svariate texture sono state la base fondamentale per il miglioramento del mio lavoro.

L’attenta lettura di libri specializzati sui tessuti e gli arazzi contemporanei, le conferenze, i workshop, le visite a fiere d’arte internazionali, le biennali tessili e lo scambio di idee con altri artisti sono stati fattori importanti che hanno contribuito alla mia arte.

E’ evidente l’evoluzione raggiunta tra la realizzazione dei miei primi lavori e quelli che sto realizzando ora.  Si può visualizzare la crescita a livello estetico e concettuale e il mio desiderio di arrivare ad usare procedimenti in modo che il linguaggio dell’arazzo tradizionale non sia implicito.

Quale è la fonte della tua ispirazione oggi?

7- Tutto ciò che mi circonda può essere fonte di ispirazione: la natura, i ricordi e i profumi della mia infanzia, così come le sensazioni e gli stimoli visivi incoraggiati dalle esperienze passate e quotidiane.

Sono una persona molto creativa e trovo spunti nelle cose più piccole, anche un pezzo di legno o di ferro distrutto dal tempo può condurmi alla realizzazione di un’opera d’arte. Il dialogo tra le mie mani e la materia porta alla realizzazione dell’opera stessa.

La mia attenta osservazione di alcune opere d’arte in musei e mostre, così come lo studio di immagini di opere di altri artisti mi può condurre alla creazione di nuove opere. Ma è proprio la diversità di materiali che mi stimolano e mi spingono ad esplorare nuovi concetti, ad andare oltre in questo meraviglioso mondo dell’arte tessile.

Può parlarci della tua opera VelaturasTêxteis che è esposta all’Ottava Biennale di Arte Tessile Contemporanea WTA di Madrid?

 8 – Ho creato queste opere a partire da un insieme di materiali tessili dove i fili prevalgono per generare nuovi linguaggi plastici nei concetti contemporanei.

L’opera “VelaturasTêxteis“, composta da sei elementi, è stata progettata per non identificarsi con i canoni del linguaggio tradizionale degli arazzi. Il mio obiettivo era anche quello di raggiungere la libertà di lavorazione delle superfici.

Partendo dalla mia idea di voler generare varie forme tridimensionali, ho modellato diversi materiali tessili come se fossero un pezzo di argilla. Queste forme sono nate dalla compressione di vari materiali come tessuti, carta, scarti di varie fibre tessili e lino e anche cotone grezzo. Erano legati da filati di cotone di vari spessori per dare loro le forme desiderate.

Ho usato l’espressione “velatura”, una tecnica pittorica in cui si sovrappongono diversi strati di inchiostro trasparente. In questa situazione tessile, ho usato e sovrapposto filati di cotone e lino di vari spessori avvalendomi di una tecnica in cui l’incrocio di filati multipli permette di vedere i materiali che ho usato. In questo contesto, l’ampia diffusione dei fili intersecati, a volte densi, crea texture a volte più compatte e a volte meno compatte e mette in evidenza l’effetto trasparenza, come se si trattasse di velature.

Quest’opera è stata selezionata per la Biennale Internazionale Contextile di Guimarães, nel 2018 e con essa sono stato chiamato a rappresentare il mio paese, il Portogallo, come artista ospite per l’ottava Biennale Internazionale d’Arte Tessile Contemporanea WTA, a Madrid, nel 2019

Sulla base della tua ricca e pluriennale esperienza come artista e insegnante, qual è secondo te lo spazio che l’arte tessile ha oggi nel più ampio settore delle Arti Maggiori? L’arte tessile è finalmente riuscita a conquistare il diritto di non essere più considerata un’arte minore? 

9- L’Arte Tessile Contemporanea, come mezzo di espressione plastica, dagli anni Sessanta esplora nuove strade, nuovi concetti e nuove esperienze. Lasciando il suo status tradizionale, l’Arte Tessile sta dimostrando sempre più il suo destino come tutte le altre forme d’Arte. L’Arte Tessile ha già lasciato la sua posizione a parete , ha preso fisicamente spazio, ha rinunciato al telaio e ha fatto ricorso a nuove tecniche e nuovi materiali.

Negli ultimi decenni l’Arte Tessile ha subito molti rinnovamenti. Partendo dalle tecniche tradizionali molti artisti hanno sviluppato nuove proposte contemporanee con tecniche innovative, dalla tessitura in fotografia digitale alla stampa 3D, al tessuto organico, al video, all’installazione e così via.

 L’Arte Tessile non è più considerata un’arte minore, è piuttosto un’arte maggiore che è sempre più apprezzata in tutto il mondo, nelle principali fiere d’arte internazionali, gallerie d’arte e biennali.

Alves, tra tutti gli arazzi che hai realizzato finora, i soggetti o i concetti che rappresentano, c’è un filo rosso che li tiene insieme come se fossero un’opera universale e unica? In altre parole, c’è un principio che ispira e fonda tutta la tua produzione arazziera?

In tutte le opere che ho creato per più di quattro decenni di attività artistica in cui l’elemento tessile-arazzo è sempre presente e inerente al disegno e alla pittura, c’è un filo conduttore che sostiene l’intera creazione: i materiali e le tecniche associate alla componente concettuale ed estetica sono quelli che costituiscono tutta la mia opera.

 Sono anche i miei occhi e le mie dita che si intrecciano e si riconoscono in questo rapporto di sensualità con i materiali che mi circondano. I pensieri generano in me silenzi fatti di osservazioni profonde che si riflettono nella creazione e nella materializzazione delle mie opere quasi tattili.

“Libertação“,1989, woven tapestry (cotton wool, jute, acrylic fiber), 155x72cm, private collection, copyright Alves Dias

“Exaltação”, 2007, Tapestry textile-painting integration (cotton, graphite and acrylic paint on canvas, 110x150cm, copyright Alves Dias

Quali sono, secondo te, i limiti espressivi dell’arte tessile?

Oggi la creazione di Arte Tessile non conosce limiti. Tutto può essere tessuto, tutto è tela e trama senza essere realmente tale.

La sensibilità tessile travalica i materiali e le tecniche più diverse e può prescindere dai concetti convenzionali e strutturali della tessitura. In questo senso, tutto è adatto ad essere tessuto, intrecciato, legato, rivestito e avvolto, ed è questo che stabilisce un dialogo tra forme e texture. L’opera nasce così…

In questo percorso di reti e trame troviamo spazi di dialogo per scoprire la capacità del tessuto come mezzo di espressione artistica e quindi stiamo creando nuovi linguaggi plastici nei concetti contemporanei.

“Tronco de Memória III”, 2010, tapestry object (cotton without wooden trunk), 34x21cm, copyright Alves Dias

“Tronco de Memória V”, 2010, tapestry object (cotton without wooden trunk), 34x21cm, copyright Alves Dias

A cosa stai lavorando in questo momento? Vuoi parlarci dei tuoi progetti tessili attuali e delle prossime mostre?

Ora sto lavorando ad un pezzo che sarà esposto a parete. L’idea per la sua realizzazione è nata dall’osservazione di una struttura in poliestere malleabile con piccoli quadrati che viene utilizzata per essere posizionata sotto i tappeti in modo che non scivolino. Quest’opera è composta da quarantuno strisce di poliestere tagliate dalla struttura quadrata. La striscia è lunga novanta centimetri e ho legato dei fili di cotone ad ogni striscia. Complessivamente sono 8.282! Dopo aver legato tutti i fili alle strisce, sono stati fissati al muro con i chiodi. Poi ho unito le strisce insieme  per fissarle. Il mio obiettivo è che i fili annodati possano essere visti sotto il reticolo. Questo è fatto dall’intersezione di diversi fili. Il lavoro verrà appeso, io ci lavorerò dall’altra parte. Creerò dei rilievi, in carta o tessuti e coprirò la superficie creata con la stessa rete di fili incrociati. Questo processo richiederà molto tempo.

Nel prossimo futuro tutta la mia creazione tessile passerà attraverso la realizzazione di progetti tridimensionali, materializzati con tecniche innovative.

Parteciperò a diverse mostre collettive e segnalo quella con cui mi confronterò al Museo degli Arazzi Portalegre – Guy Fino, PortalegreTapestry Manufacturing, con gli insegnanti e gli studenti della Facoltà di Belle Arti dell’Università di Lisbona. Concorrerò anche per la Biennale Internazionale di Arte Tessile Contemporanea, il Contextile 2020, nella città di Guimarães. Intendo anche sviluppare progetti per mostre individuali in fondazioni culturali, musei e gallerie d’arte a livello nazionale e internazionale, a partire dall’anno 2021.

È in questo mio “Piccolo Mondo” di fili e linee, attraversato da silenzi, quiete, solitudine e serenità che costruisco reti e trame in un profondo dialogo con le mani, i materiali e le tecniche. Questo tempo fatto di lavoro manuale è unificato, è il mio tempo e accetto quello che le mie mani fanno e quello che possono fare!

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