• Ven. Ago 12th, 2022

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*Foto in evidenza: Alchemical Conundrum, corde assortite, tessuto, tubi in PVC, gommapiuma e altri materiali misti, dimensioni variabili, veduta dell’installazione: Spartanburg Art Museum, Spartanburg, SC, 2021. Crediti fotografici: Spartanburg Art Museum, copyright Liz Miller

photo of Liz Miller in the studio while on a residency at Stove Works, Chattanooga, TN, summer 2021. Photo credit: Joshua Simpson, copyright Liz Miller

Dopo un percorso di formazione che la vede laurearsi in  pittura alla Rhode Island School of Design e ricevere l’MFA in disegno e pittura presso il Dipartimento di Arte dell’Università del Minnesota, Liz Miller si avvicina all’arte tessile e alla scultura attraverso un approccio spontaneo fatto di sperimentazione e improvvisazione, creando opere di confine tra diverse discipline, opere nelle quali sono presenti aspetti concettualmente in comune sia con il disegno che con la pittura.

Numerose le mostre personali e collettive nazionali e internazionali in cui l’artista ha esposto i suoi lavori ottenendo importanti riconoscimenti quali la McKnight Foundation Fellowship for Fiber Artists, la McKnight Foundation Fellowship for Visual Artists, il Joan Mitchell Foundation Painters & Sculptors Grant.
Attualmente Miller vive e lavora a Good Thunder, MN ed è professore di arte installativa e disegno presso la Minnesota State University-Mankato.

https://www.lizmiller.com/

Veduta dell'installazione, serie Structural Permutations, David B. Smith Gallery, Denver, CO, 2020. Crediti fotografici: Matthew Pevear/David B. Smith Gallery, copyright Liz Miller

Quando ti sei avvicinata all’arte e quale è stato il tuo percorso di formazione?

Da sempre mi interesso di arte ma mi ci è voluto un po’ di tempo per trovare la mia strada attuale. Mi sono diplomata e laureata in pittura, ma mi sono orientata verso il collage. Sebbene non abbia una formazione ufficiale in scultura o nell’arte tessile, negli ultimi vent’anni il mio lavoro si è gradualmente indirizzato verso queste pratiche. Tutto ciò che capisco della scultura/installazione e dei tessuti/fibre è il risultato della sperimentazione e dell’improvvisazione. Sebbene non sia un grande tecnico in nessun settore, agendo tra varie discipline sono riuscita a stabilire un metodo di lavoro che mi sembra onesto nei confronti delle mie idee e dei miei interessi. Inoltre, ho fatto molto affidamento sulla mia formazione accademica in pittura. Anche se il mio lavoro non si presenta come un dipinto tipico, lo considero comunque in relazione alle discipline del disegno e della pittura. Anche nel suo aspetto più scultoreo, l’opera abita sempre uno spazio tra la bidimensionalità e la tridimensionalità.

Structural Malaise 04, tubo in PVC, corde assortite, fascette e altri materiali 78" x 48" x 10", 2020. Crediti fotografici: Matthew Pevear/David B. Smith Gallery, copyright Liz Miller

Elementi tessili e corde accanto a tubi in pvc, frammenti architettonici di recupero, recinzioni, materiali plastici di varia provenienza. Può parlarci del concetto che sta alla base della scelta di utilizzare soprattutto materiali della vita quotidiana? Il materiale è solo un mezzo o diventa anche il soggetto delle sue sculture?

I materiali che uso nella realizzazione del mio lavoro sono certamente legati al suo contenuto: è difficile separare forma e concetto. I materiali quotidiani che compongono le mie installazioni e le opere in fibra a parete vengono elevati ad opere d’arte attraverso atti deliberati di cura e abbellimento. La tessitura improvvisata, gli annodamenti e altri ornamenti permettono a semplici materiali da costruzione o a pezzi di scarto architettonico di assumere un nuovo significato e di diventare parte di un nuovo ambiente nella galleria o sulla parete. L’armatura del mio lavoro è in qualche modo la struttura della nostra cultura contemporanea. Abbiamo costruito la nostra società su molti piccoli elementi monouso, che costituiscono una sorta di obsolescenza opprimente. Questi elementi rappresentano la spazzatura della cultura consumistica americana, ma anche storie personali e collettive e una narrazione più ampia.

Structural Malaise 04-dettaglio, tubo in PVC, corde assortite, fascette e altri materiali 78" x 48" x 10", 2020. Crediti fotografici: Matthew Pevear/Galleria David B. Smith

Architectural Hyperbole. Puoi raccontarci delle opere che compongono questo corpus di lavoro, di come è nata l’idea e di come la stai sviluppando attraverso il lavoro seriale? Perché questo titolo?

Questo gruppo di opere è stato creato durante la mia permanenza a Stove Works, una residenza d’artista a Chattanooga, TN, nell’estate del 2021. I supporti degli elementi tessili sono in gran parte costituiti da pezzi scartati di architettura ornamentale e quotidiana, materiali da costruzione e componenti di recupero trovati o acquistati a Chattanooga.

Mentre cercavo i materiali nei negozi dell’usato, continuavo a vedere gli stessi scarti ovunque: scaffalature di plastica e metallo provenienti da armadi per organizzare uffici, ripiani dismessi di stufe e frigoriferi, e così via. Ho pensato che questi piccoli pezzi della nostra vita formassero un’architettura più ampia, quella dell’obsolescenza. Ho voluto esaltare il significato e la bellezza di questi pezzi attraverso gesti intricati resi con corda, cavi e tessuti, creando così una dualità tra materiali duri e morbidi.

Per molti versi, le opere elevano le qualità delle strutture che sono state sminuite dal tempo e dall’usura: la maggior parte dei materiali di queste armature sono essi stessi banali, rotti e scartati. Grazie alla cura e all’attenzione, questi componenti trascurati ma onnipresenti della cultura del consumo acquistano nuovo significato, forza e scopo.

Blind e Alchemical Conundrum sono un esempio delle tue grandi installazioni architettoniche, ricche di colori vivaci e sgargianti. Qual è il significato che il colore assume nella tua ricerca?

Sono naturalmente attratta dai colori audaci. Mi piace creare combinazioni di colori che siano un po’ stridenti, un po’ discordanti, o un po’ “troppo”. Il colore può essere seducente, ma anche travolgente. Portando il colore nelle mie installazioni al limite dell’essere sovraccarico, sono in grado di alterare il clima emotivo dell’ambiente in cui le installo e di creare una sensazione di leggero disagio. Credo che questo sia importante per me perché considero le mie opere come un commento alla sovrabbondanza: non sto cercando di creare qualcosa che sia semplicemente decorativo. Voglio superare i limiti di come la decorazione, il colore e l’ornamento possano agire in un determinato ambiente. Il colore acceso può essere un interessante contrappunto all’equilibrio e alla simmetria raggiunti in altri aspetti dell’opera.

Alchemical Conundrum, corda assortita, tessuto, tubo in PVC, gommapiuma e altri materiali misti, dimensioni variabili, veduta dell'installazione: Spartanburg Art Museum, Spartanburg, SC, 2021. Crediti fotografici: Spartanburg Art Museum, copyright Liz Miller
Alchemical Conundrum, corda assortita, tessuto, tubo in PVC, gommapiuma e altri materiali misti, dimensioni variabili, veduta dell'installazione: Spartanburg Art Museum, Spartanburg, SC, 2021. Crediti fotografici: Spartanburg Art Museum, copyright Liz Miller
Alchemical Conundrum, corda assortita, tessuto, tubo in PVC, gommapiuma e altri materiali misti, dimensioni variabili, veduta dell'installazione: Spartanburg Art Museum, Spartanburg, SC, 2021. Crediti fotografici: Spartanburg Art Museum, copyright Liz Miller
Alchemical Conundrum-dettaglio, corda assortita, tessuto, tubo in PVC, gommapiuma e altri materiali misti, vista dell'installazione: Spartanburg Art Museum, Spartanburg, SC, 2021. Crediti fotografici: Spartanburg Art Museum, copyright Liz Miller

Quanto è importante l’improvvisazione nella tua pratica?

L’improvvisazione è essenziale. Gran parte della mia carriera è stata caratterizzata dalla realizzazione di installazioni temporanee e site-specific. In questi casi, mi affido alla pianificazione, ma anche ad un processo decisionale spontaneo che avviene in loco. Credo che la pratica apra la strada all’improvvisazione. Quando creo le mie installazioni, cerco di mettere testare diverse coreografie in studio, in modo da essere pronta a rischiare quando arrivo sul luogo dell’esposizione. In questo modo riesco a dare il meglio di me. Altri artisti che creano installazioni lavorano a partire da un piano o da un diagramma dettagliato. Li ammiro, ma io non sono tra questi! Ho bisogno del caso e dell’improvvisazione per riuscire ad individuare le possibilità che potrei aver trascurato nelle fasi iniziali di progettazione.

Seismic Shifts, Structural Anomalies, and Impossible Dreams, tessuti assortiti, corda, gommapiuma e altri materiali misti, vista dell'installazione: Thelma Sadoff Center for the Arts, Fond du Lac, WI, 2019. Credito fotografico: Adam White, copyright Liz Miller
Seismic Shifts, Structural Anomalies, and Impossible Dreams, tessuti assortiti, corda, gommapiuma e altri materiali misti, vista dell'installazione: Thelma Sadoff Center for the Arts, Fond du Lac, WI, 2019. Credito fotografico: Adam White, copyright Liz Miller

Lo spazio trasforma l’arte o, nel caso delle tue grandi installazioni, è l’arte a trasformare lo spazio? O potremmo dire che esiste una relazione reciproca tra le tue opere e l’ambiente in cui sono collocate?

Spero davvero che il rapporto tra le opere e lo spazio sia reciproco. Indubbiamente, l’opera cambia lo spazio in cui si trova… ma anche lo spazio agisce sull’opera. Penso al “sito” in senso lato. Il concetto di sito riguarda le dimensioni di uno spazio, la sua storia, il senso della luce, la sua geografia – tutte le cose visibili e invisibili che lasciano un’impronta tangibile e intangibile sul modo in cui sperimentiamo e comprendiamo un luogo. Anche piccole sfumature fisiche in uno spazio possono cambiare il modo in cui un’opera si sviluppa. Per esempio, in Blind (Fort for 2020) mi è stato dato uno spazio composto da due parti: un soffitto basso in una metà della galleria e un soffitto molto più alto nell’altra. Questo ha permesso al lavoro di svilupparsi su due stanze. A volte gli elementi che rendono impegnativi certi luoghi sono anche quelli che offrono le possibilità più interessanti.

Blind (Fort for 2020), corda assortita, grondaie, recinzioni di plastica e altri materiali misti, dimensioni variabili, veduta dell'installazione: Centro Tessile, 2021. Credito fotografico: Rik Sferra, copyright Liz Miller
Architectural Hyperbole 03, corda assortita, fascette e altri materiali misti su armatura di metallo e plastica, 65" x 42" x 6", 2021. Credito fotografico: John Dooley, copyright Liz Miller
Blind (Fort for 2020), assorted rope,gutter guards, plastic fencing, and other mixed media, dimensions variable, installation view: Textile Center, 2021. Photo credit: Rik Sferra, copyright Liz Miller

Come si è modificato il tuo lavoro in questi due anni in cui la pandemia ha alterato la nostra quotidianità?

Vivo in una piccola comunità rurale e insegno in una vicina università. La mia vita fino alla pandemia era stata così frenetica che non mi aveva mai permesso di esplorare adeguatamente il paesaggio rurale in cui vivo, nonostante sia qui da oltre 15 anni! Durante la pandemia, io e mio marito abbiamo trascorso molto tempo in bicicletta sulle strade sterrate che circondano la nostra città. Durante queste escursioni, ho trovato frammenti architettonici, come pezzi di recinzione e di grondaie che erano stati gettati nei fossati e sparsi sulle strade. Questi elementi hanno iniziato a entrare a far parte del mio lavoro. La pandemia ha rappresentato per me un’opportunità per rallentare e concentrarmi su opere a parete di dimensioni più discrete (come la serie Architectural Hyperbole) invece di focalizzarmi così tanto sulle installazioni. Sebbene abbia continuato a viaggiare per realizzare installazioni su larga scala, la maggior parte degli ultimi due anni, come molte altre persone, l’ho trascorsa a casa. Poiché le installazioni non mi tenevano lontana dallo studio, ho potuto dedicarmi al tipo di opere a parete che volevo realizzare e ho cominciato a trasformarle in realtà.

Architectural Hyperbole 03, assorted rope, zip ties, and other mixed media on metal and plastic armature, 65" x 42" x 6”, 2021. Photo credit: John Dooley, copyright Liz Miller
Structural Malaise 03, tubo in PVC, corda assortita, fascette e altri materiali misti 78" x 48" x 10", 2020. Photo credit: Matthew Pevear/David B. Smith Gallery, copyright Liz Miller
Structural Malaise 01, tubo in PVC, corda assortita, fascette e altri mezzi misti. 78" x 48" x 10", 2020. Crediti fotografici: Matthew Pevear/David B. Smith Gallery, copyright Liz Miller
Structural Malaise 02, tubo in PVC, corda assortita, fascette e altri materiali misti. 78" x 48" x 10", 2020. Crediti fotografici: Matthew Pevear/David B. Smith Gallery, copyright Liz Miller

Quale è la fonte della tua ispirazione oggi? A cosa stai Lavorando?

Attualmente sto lavorando a una serie di opere tessili a parete che integrano armature di recupero più complesse, in particolare le testiere dei letti che finiscono nei negozi dell’usato. Mi interessa molto il modo in cui gli oggetti che formano le armature delle mie installazioni siano in qualche modo biografici: la testiera del letto su cui qualcuno ha dormito per anni, che finisce in un negozio di seconda mano, diventa il componente principale di un’opera. Oltre alla bellezza delle forme, c’è anche una ricchezza concettuale in questi oggetti “usa e getta”, un riconoscimento del fatto che un tempo sono appartenuti a qualcuno e che incorporano una storia.  Per il prossimo anno, spero di raccogliere oggetti simili nella mia comunità e di creare nuove opere incentrate su questi oggetti.

Veduta dell'installazione, serie Structural Malaise, David B. Smith Gallery, Denver, CO, 2020. Crediti fotografici: Matthew Pevear/David B. Smith Gallery, copyright Liz Miller