I PIONIERI

LYDIA PREDOMINATO

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Questa rubrica presenterà due volte al mese una figura storica della Fiber Art Italiana, presente nel libro di Renata Pompas.

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*Foto in evidenza: Gina Morandini, La fine e l’inizio

Lydia Predominato (1938) nel 1962 si trasferisce a Roma dalla natia Trieste e si laurea in Decorazione all’Accademia di Belle Arti; nel 1979 abbandona il lavoro di interprete parlamentare per dedicarsi alla ricerca artistica e inizia il suo percorso artistico appassionandosi all’incisione, con cui crea opere grafiche basate sulla costruzione di texture e intrecci, che preludono al successivo sviluppo tessile.

Segue i corsi di tessitura di Graziella Guidotti a Firenze e diventa schedatrice e docente di tessitura, quindi collabora per quindici anni con il Museo Nazionale di Arti e Tradizioni Popolari di Roma.

A fine anni Novanta è nominata membro del Consiglio Scientifico della Associazione Le Arti Tessili, insegna alla Scuola delle Arti Ornamentali San Giacomo, all’Istituto Centrale di Restauro e alla Accademia Internazionale d’Alta Moda Koefia.

Nel 1992 fonda il gruppo Tapisserie Jeune. È l’ideatrice della Biennale di Amelia La Fiber Art al Centro e, insieme a Bianca Cimiotta Lami, della mostra Off-Loom, arte fuori telaio (due edizioni), oltre a numerose altre mostre di Fiber art, diventando un punto di aggregazione e un riferimento nazionale. Lydia stessa ha una ricchissima attività espositiva, in Italia e all’estero.

Nel 1976 è invitata da Enrico Crispolti alla Biennale della ceramica, metalli, legno, tessuti e altri materiali di Gubbio (Perugia), dove presenta un ciclo di opere che utilizzano elementi tipici del territorio, tra cui una stuoia di corda in cui intesse vello di lana a strisce, tinto nei colori delle contrade. Il suo procede si delinea subito fortemente concettuale, inserito nella realtà sociale e nella cultura materiale del presente.

La sua produzione artistica è tecnicamente ed esteticamente varia ed eclettica, basata sulla forte sensibilità ai temi sociali, ambientali e di espressività delle tecniche tessili. Nel 1978 presenta a Città di Castello (Perugia) Tessuti televisivi, un’installazione in cui collega l’ordito in rame di un antico telaio all’antenna di un televisore che mostra sul monitor i movimenti della tessitura come interferenze dello schermo, le quali poi vengono fotografate e stampate su una tela emulsionata o ritessute a telaio con la tecnica dell’annodato, collegando la tecnica manuale, la tecnologia mediatica, la riproducibilità e la performance.

Nel 1982 realizza una serie di libri tessili: Testi tessili, Xeros e Reperti tessili, composti con fotocopie variamente ingrandite di alcuni tessuti realizzati a telaio, su cui interviene con la tessitura. Dice Lydia Predominato: “Ho eseguito operazioni metalinguistiche, trasportando il dato primario dell’ordito e della trama nell’ambito grafico”.

Il riuso dell’immagine attraverso i media è presente anche in Solid-Speech Puzzle. Keyword: Tessitura (1985), esposto alla XII Biennale di Losanna, che riproduce su una tela emulsionata, applicata su un feltro sagomato a puzzle, il grafico del suono della parola “tessitura” registrata dall’artista; nel 2020 l’opera è stata donata al Museo Revoltella di Trieste. Nel 1988 realizza Citazione. Juvénal des Ursins, stampando su tela emulsionata l’immagine digitale in bianco e nero del famoso arazzo fiammingo, poi ne tesse alcune parti e ne colora il resto a pastello: l’operazione è ripresa da un televisore, in modo da creare un ciclo continuo tra telaio, intervento mediatico e ritorno al telaio. Scrive John O’Brien che: “La sua attenzione si concentra sull’articolazione linguistica dei procedimenti tessili che scompone nelle singole fasi e ricompone, con un percorso concettuale, in nuovi significati”.

La denuncia del disastro ecologico verso cui ci stiamo avviando è espressa in Avremo ancora gli alberi? (1995), un’installazione composta da un percorso a grandezza d’uomo attraverso una natura contorta e morente, fatta dallo scheletro di alberi carbonizzati realizzati avvolgendo i filati attorno a un’anima metallica, al termine del quale un video proietta le immagini di boschi e foreste non ancora estinte.

Verso la fine degli anni Novanta si interessa al procedimento dell’acquisizione di immagini all’infrarosso e registra con la macchina delle termografie i colori prodotti dall’impronta del proprio corpo, stampandone l’immagine su tela e rielaborandola con inserti di filati colorati di lana. Nasce la serie Anime, ovvero ricerca tecnologica del sè e Autoritratto.

Nel 2000 presenta Remember Anita: un video concettuale in bianco e nero in cui il gesto dell’intreccio si trasforma nella danza astratta di due personaggi femminili: l’artista stessa che regge il canapo e una donna che lo muove costruendo una rete bianca, metafora del processo artistico e, come scrive lei stessa: “Rappresentazione della materializzazione dell’energia creativa nella dimensione del tempo circolare”.

Negli anni successivi sviluppa una ricerca attorno all’arcaico simbolo di fecondità  femminile simboleggiato dalla lettera V, con cui realizza diverse opere, tra cui: Seduzione (2002), in ferro rosso avvolto da un intreccio di fibre e Konstellation Nahtselle (2003) in cui dissemina su fondo nero una galassia di forme circolari bianche che accolgono rosse V.

Una riflessione sul raggiungimento della consapevolezza nel percorso labirintico dell’esistenza, al cui centro pone un cuore rosso, tormentato e strappato, è il soggetto di Way out for a constrained heart (2014).

Nel 2017 presenta Catalogo combusto dei materiali tessili, che simboleggia i resti della storia delle lavoratrici e dei lavoratori morti nell’incendio del 1911 della Triangle Shirtwaist Company di New York,  a causa della chiusura delle porte, accompagnato da un breve racconto di una delle tessitrici morte.

Infine nel 2020 presenta Sette pagine di caos, un’opera verticale in cui dispone sette libri asemantici, realizzati con collage cartacei inframezzati da inserti tessili, ispirati alla confusione della  situazione socio-politica-economica dei nostri giorni.

Un percorso artistico, quello di Lydia Predominato, che riflette e si interroga sui temi umani, sociali e artistici; lavora con la parola, il simbolo visivo, la materia e la tecnologia, mescolando la tessitura, il video e il digitale, in una continua e appassionata sperimentazione sempre all’avanguardia e in anticipo sui tempi.

Renata Pompas

Renata Pompas è giornalista, saggista e docente; i suoi campi di interesse e applicazione sono: il Colore, il Textile Design e la Fiber Art. Ha lavorato come textile designer per la moda e per la casa, è stata direttore del corso Digital Textile Design ad Afol Moda dove ha insegnato progetto e colore. Ha tenuto lezioni e seminari in Università e Accademie in Italia e all'estero, ha organizzato seminari aziendali, corsi privati individuali e collettivi. Ha pubblicato diversi libri, articoli, testi in catalogo, relazioni in Convegni nazionali e internazionali.  www.color-and-colors.it