• 24 Settembre 2022 9:10

MARIA LAI, LA SUA ANSIA DI INFINITO NON HA TEMPO

English (Inglese)

*Foto in evidenza: Maria coi fili 2008 ph©Daniela Zedda


Maria Lai di nuovo a Roma. Le sue opere, la sua storia entrano nella Città del Vaticano occupano e riempiono alcune sale della Biblioteca Apostolica.

La Mostra, “L’ARTE DI TESSERE LA LIBERTA’”, si è chiusa da pochi giorni, con un afflusso di visitatori notevole.

Non mi dilungo sul luogo dove l’evento si è svolto, ma basti dire che in questo Palazzo si conserva uno straordinario patrimonio culturale, arricchitosi attraverso i secoli con la raccolta, restauro e conservazione di quanto l’uomo ha prodotto, raccontando il suo tempo: parliamo di un Archivio/Biblioteca che viene consultato da studenti e studiosi di tutto il mondo. Un luogo di dialogo vitale tra la parola scritta e l’Arte, perfetto per un’Artista come Maria Lai.

Avevamo già potuta ammirare l’Arte di Maria Lai, quando nel 2019 centenario della sua nascita, il MAXXI di Roma, organizzò, nel grande spazio espositivo, una bellissima ed esauriente esibizione, col titolo “TENENDO PER MANO IL SOLE”. Furono esposte ben 200 opere, che aiutavano a percorrere storicamente la lunga vita di questa Artista che non cessa mai di sorprenderci, incuriosirci.

Maria Lai Tenendo per mano il sole 1984 - 2004. Collezione privata. Photo credit FrancescoCasu. Courtesy Archivio Maria Lai©Archivio Maria Lai by SIAE 2019

Ricorderò un poco di lei, della sua vita ricca, della sua ricerca continua, di quelle sue espressioni artistiche che l’hanno resa unica e perenne.

Un punto di partenza è la sua terra d’origine, la Sardegna. Era lei ad affermare: “Io non sono nata in Sardegna…io sono Sardegna…”.

Un’isola, un mondo a parte, a volte molto distante, quasi inaccessibile, ma non isolato, e proprio Maria è stata l’Artista che ha portato sotto gli occhi di tutti bellezza, realtà, verità di quel mondo tramutando leggende, miti trasformando e trasferendo tutto in opere d’Arte, le sue.

Libro di sabbia, legno, fotografia di Luca Farinet

Qui è nata a fine settembre del 1919, ad Ulassai, nell’Ogliastra, in provincia di Nuoro, nord est dell’Isola. Un paesino inerpicato su rocce calcaree, chiamati ‘tacchi’, ricoperti di pini e di lecci, un paese di montagna, dove la pastura è proprietà delle capre, il Gennargentu non è distante.

Sotto questo duro monte i suoi concittadini hanno costruito il “Museo all’aperto Maria Lai”, qui i suoi lavori sono esposti a testimoniare il legame forte, fortissimo con il luogo e la riconoscenza dei concittadini. Proprio vicino al Museo, in un antico lanificio si produce e si tessono ancora, con vecchi e nuovi telai, i fili di lana, di cotone e di lino e si realizzano tappeti, copriletto e molto altro ancora con l’immagine, quasi sempre nero su bianco, con il disegno tradizionale delle caprette, un tema ricorrente in molte sue opere.

Fili e telai, che ci aprono una larga porta alla comprensione della sua poetica.

Stazione Museo di Ulassai

Un grande desiderio di sapere ed un’energia troppo a lungo repressa

la spingono a lasciare l’Isola e trasferirsi in Continente a Roma dove frequenta l’Accademia e gli artisti e dagli scultori impara a modellare la creta. Sono anche anni di guerra. Lascia Roma e si trasferisce a Venezia dove avviene per lei un incontro prezioso che la arricchisce: conosce e diventa allieva dello scultore Arturo Martini che le apre il mondo di un’Arte futura, un mondo oscuro, dal quale Maria trarrà i suoi frutti.

Scoprirà che per esprimere sé stessa, non dovrà far altro che mediare tra la cultura profonda, indelebile della sua terra, la Sardegna, e quelle tenere immagini dei ricordi di infanzia e adolescenza, fuori dal tempo e dallo spazio. Tutto questo diverrà Arte, il suo modo di esprimersi così unico e spontaneo.

Protagonista della sua Arte diventa il Filo, i fili: ricami surreali, grovigli, fino ad arrivare alla sua personale Scrittura coi fili. Così, al naturale o colorato al bisogno, comunica il suo messaggio, la sua visione del mondo, quella Scrittura diventa libro, libro scritto col Filo.

Libro filo nero, fotografia di Giorgio Dettori

un richiamo forte al mito a quel mito: Arianna che dà a Teseo una rocca colma di filo di lana che servirà, dopo aver ucciso il Minotauro, a uscire dal Labirinto, tornare nel mondo dei vivi, ridare la libertà al suo popolo; quel filo riunirà e ricucirà il mondo e gli uomini.

Nella Mostra, dedicata a Lei in Vaticano, abbiamo potuto guardare ed ammirare molte sue opere in un’atmosfera insolita: la sala Barberini, oscurata e privata del suo corredo di libri alle pareti ospita “Invito a tavola”: al centro un largo, lungo tavolo coperto da una bianca tovaglia, imbandito con i libri aperti e i pani di terracotta refrattaria, simile a pietra, con impressi rami di ulivo sul pane e scrittura sulle pagine, una luce nel buio. La creta si fa pane e libro, un invito consistente a nutrirsi a quella tavola; quei libri provengono da un mondo di materia diversa: caolino, sabbia, smalto, tessuto; una mensa ricca e pronta, offerta al visitatore in un luogo dove pane e libri si trovano a loro agio, proprio qui in questo serissimo regno di libri, dove si possono trovare rarità preziose e uniche, la Biblioteca Vaticana, ospita Maria Lai che ci invita alla conoscenza.

Invito a Tavola, installazione. Biblioteca Apostolica Vaticana

Disegno, pittura, scrittura Maria si presenta con i suoi fili. Ricami surreali che diventano espressione di un’umanità continua per il suo lavoro.

Maria è anche letterata, a modo suo, una scrittrice che esercita una funzione educativa con le fiabe e racconti costruiti coi suoi materiali preferiti: i ricordi della magia nei racconti della sua infanzia.  Il mondo delle fate diventa materia per i suoi racconti. Nel corso degli anni intensifica anche un’attività didattica che dedica e rivolge ai bambini, ai quali indirizzerà molte poesie e racconti.

Carta, pane, spagno foto di Ugo Farinet

Un filo che unisce e ricuce il mondo e che urla contro il silenzio ci dice molto.

Parlare, raccontare Maria e la sua Arte richiederebbe molti capitoli e sarebbe oneroso parlare di tutte le mostre che nel corso della sua lunga vita le sono state dedicate e dove è stata ospitata in Sardegna, in Italia e in tutto il mondo; lei che era così poco incline, restia alla mondanità e all’esporsi al successo.

“…praticamente, quando mi sono ritrovata fuori dal mondo dell’arte, che ho rifiutato, ho ricominciato a giocare, come quando ero bambina con tutti i materiali a portata di mano.”

Questo amava fare.

Scialle delle Janas fotografia di Giorgio Dettori

Nella sua terra, che sempre privilegiò, si mette alla prova con delle esibizioni, eventi artistici unici, davvero strabilianti.

Uno per tutti: “Legarsi alla montagna”: ventisei km di nastro azzurro largo 16 centimetri, tagliato da pezze di tela jeans. Tutti in casa, in varie forme, ne possiedono un po’ e si legano con questo agli altri, da una casa all’altra casa, alcune donne mettono forme di pane caratteristico tra un nodo e l’altro. Poi arrivano gli scalatori e il nastro si allunga e corre portato dalla gente e dagli scalatori fin sulla montagna, nessuno resta escluso, arriva tanta gente a vedere, a guardare con curiosità e meraviglia. Tutto l’evento viene accompagnato dal suono di un magico flauto.

Legarsi alla montagna, fotografie di Piero Berengo Gardin
Legarsi alla montagna, fotografie di Piero Berengo Gardin

La Mostra in Vaticano aveva un suo aspetto peculiare e prezioso: ci mostrava quasi in abbinamento, con quelle di Maria Lai, opere di antica sapienza scrittoria conservate, protette in custodie preziose fatte di stoffa, tessuto, fili protette con cura nel tempo a difesa di uno scritto, di un libro. Un omaggio più appropriato non poteva essere e questo luogo se lo può permettere.

Muore il 16 aprile 2013, lavorando fino alla fine con l’omaggio a Grazia Deledda, “Andando via”, un monumento incompiuto.

Parlare di Maria Lai e, come abbiamo accennato nel titolo di questo piccolo omaggio, collocarla in un periodo storico, anche se necessario è limitativo, la sua Arte è per sempre. Continueremo a seguirla dovunque le dedicheranno attenzione e studio, così speriamo faranno le lettrici i lettori di queste righe.