Interviste

Marianne Johnstad-Møller

*Foto in evidenza: Spring exhibition Charlottenborg, 2022, ph. cr. Ole Akhøj, copyright Marianne Johnstad

Marianne Johnstad, artista di origini danesi, nata nel 1965 ad Aalborg, si è formata come designer tessile presso l’Accademia Reale Danese e attualmente vive e lavora a Copenaghen, Danimarca.
Dopo aver maturato importanti esperienze professionali, prima nel campo della creazione di costumi per il teatro e successivamente nel campo della moda, ha deciso di dedicare il suo tempo alla carriera artistica creando installazioni e sculture tessili che rinviano ad un universo sensuale e poetico, che nascono dalla passione per la ricerca, la sperimentazione  e l’esplorazione di tecniche e materiali preesistenti che l’artista trasforma donandogli nuovo significato.
Le opere di Marianne Johnstad traggono ispirazione dal mondo interiore, dalla riflessione sul potenziale trasformativo insito dei sentimenti di dolore e perdita e della loro capacità di cambiarci e ricondurci alla parte più autentica di noi stessi.

www.mariannejohnstad.com

Sammensat, 2020, ph. cr. and copyright Marianne Johnstad

Quale è stato il tuo percorso di formazione e quando è iniziato il tuo interesse per l’arte tessile?

Ho conosciuto e lavorato con i tessuti fin da bambina. Mia nonna mi ha insegnato a lavorare all’uncinetto e a ricamare. La mia bisnonna era una sarta fenomenale e una delle mie zie mi ha insegnato il merletto. L’altra mia nonna era molto brava a lavorare a maglia a mano e ha confezionato abiti per me e mia sorella.

Ho ricevuto insegnamenti di disegno da artisti molto prima di frequentare la scuola di design.

Ho una formazione nella creazione e nel cucito di abiti, avendo un passato nella danza e nel teatro, cucendo e creando costumi. In seguito ho frequentato l’Accademia reale e mi sono diplomata nel 2004 come textiledesigner, specializzata in maglieria.

Ho lavorato come textiledesigner e artigiana, realizzando campioni e pezzi da esposizione per la moda di alta gamma. Da molti anni lavoro a maglia e tingo accessori e abiti nel mio studio a mio nome.

Il mio interesse per esprimere sentimenti, emozioni e pensieri è cresciuto insieme al lavoro scultoreo e alla realizzazione di installazioni. E dopo la mia seconda mostra personale, nel 2018, mi è stato chiaro che volevo concentrare il mio tempo sul lavoro artistico.

Spring exhibition Charlottenborg, 2022, ph. cr. Ole Akhøj, copyright Marianne Johnstad

Quali concetti, idee, sentimenti, sono per te fonte di ispirazione? Cosa cerchi di “rendere visibile” attraverso il tuo lavoro?

Lavorare con i tessuti è per me un viaggio di crescita, in cui mi sforzo di creare opere che lascino spazio alla riflessione e che abbraccino sia la bellezza che i lati dolorosi della vita.

Sono letteralmente e filosoficamente interessata a ciò che è visibile e a ciò che è nascosto, in noi stessi, nelle nostre relazioni e nella società in cui viviamo.

E mi sforzo di affinare il linguaggio sensuale e tattile che dialoga e collega i nostri sensi, l’intelletto e la spiritualità.

Il tessuto e il colore sono un modo così diretto e sensibile di esprimere emozioni e atmosfere, ed è un linguaggio che parliamo tutti, indipendentemente dall’età e dalla nazionalità.

Lavorare con la maglia, creare strati, colori, oggetti scultorei, installazioni, creare mostre è un’ispirazione continua, e gli oggetti precedenti ispirano nuovi oggetti.

In relazione all’invisibile e al visibile ci sono le nostre azioni fisiche e la nostra mente, i nostri pensieri, le nostre convinzioni. Quale mentalità e quali pensieri sono alla base delle nostre azioni. Sono in conflitto l’uno con l’altro?

Quanto è importante l’improvvisazione nel tuo lavoro? Il processo di creazione di un’opera è per te una cosa istintiva o è più il risultato di un preciso progetto?

È molto importante.

Il mio processo di lavoro è ciclico e intuitivo.

Sono cresciuta in riva al Mare del Nord e le forme di vita e i movimenti ciclici dell’oceano influenzano spesso le mie opere.

Lavoro con un tema, un soggetto, una sfida da esplorare. Presto attenzione alle emozioni, alle riflessioni, ai pensieri, alle mentalità, disegnando contemporaneamente su carta, a maglia, trovando i colori, scrivendo, facendo ricerche su artisti e letteratura, trovando vecchi pezzi a maglia, filati, lavorando a maglia e tingendo. E circondarmi di pezzi di maglia nel mio studio.

Untitled, 2022, ph. cr. and copyright Marianne Johnstad

Crei le tue opere principalmente lavorando a maglia filati delicati, di diverse qualità e intensità cromatiche, a volte anche trasparenti. Che tipo di dialogo instauri con i materiali che utilizzi?

È un dialogo sensuale e sperimentale con i filati, il processo di tintura, la lavorazione a maglia e la modellazione degli oggetti.

Cerco di guardare e di ascoltare la maglia, gli oggetti e l’atmosfera che c’è in me, usando la mia intuizione, la mia esperienza e la mia sensibilità.

Lavoro contemporaneamente su diversi oggetti.

Quando lavoro a maglia con la mia macchina da maglieria manuale, ho bisogno di essere presente con la mia mente e con il mio corpo per farla funzionare. Ogni filato è diverso, ha un proprio ritmo e una propria sensibilità.

Nel processo di tintura inizio con una tavolozza di colori e poi creo delle gradazioni di colore durante il processo. I

Ogni maglia ha un proprio disegno, dovuto alle variazioni di tensione dei punti e alla combinazione di filati che ho creato durante la lavorazione. La combinazione di filati e le dimensioni dei punti danno forma al pezzo lavorato a maglia.

Do una particolare forma anche cucendo insieme i pezzi a mano. Rielaboro pezzi scartati e danneggiati da altri progetti. A volte irrigidisco la maglia e in questo modo la plasmo. Ho anche aggiunto gesso e colore per ottenere le emozioni che volevo esprimere.

Ho lavorato con il filato trasparente per molti anni e continuo ad amarlo.

Il mio obiettivo è quello di contribuire all’arte contemporanea e al tessile con oggetti e installazioni a maglia, e di ampliare la concezione di ciò che la maglia è in grado di esprimere quando viene utilizzata in modi innovativi.

Ph. cr. and copyright Marianne Johnstad
I am bending, 2022, ph. cr. and copyright Marianne Johnstad
I am bending-detail, 2022, ph. cr. and copyright Marianne Johnstad

Dietro le tue opere c’è un intenso percorso di studio e ricerca sull’identità dei materiali e sulle diverse tecniche di lavorazione e manipolazione. Questo aspetto costituisce per te una fonte inesauribile di ispirazione. Puoi raccontarci qualcosa di più?

Ho sempre avuto un particolare interesse per i materiali. Quando si lavora con la stoffa, tutto inizia con il tessuto, le sue capacità, le sue superfici e la sua espressione.

Mi piace lavorare con semplicità, utilizzando e accentuando ciò che la maglia fa da sola: arrotolarsi ai lati, in alto e in basso.

L’espressione di un lavoro a maglia è determinata dalla dimensione dei punti e dalle caratteristiche del filato, che uso volutamente per modellare ogni pezzo di maglia. Quando lavoro a maglia con un filato trasparente, posso creare diverse sfumature di trasparenza variando la dimensione dei punti.

Trasformo la potenzialità e l’espressione della maglia aggiungendo della colla in modo che si irrigidisca. In questo processo posso creare una forma di cui la maglia di per sé non è in grado di creare. Realizzo anche opere cambiando la struttura e le caratteristiche del tessuto attraverso lo stiramento e l’uso di gesso colorato. Lo faccio in diversi modi. Dalla superficie morbida del tessuto, appare una materialità croccante e grezza.

Studio, copyright Marianne Johnstad

Puoi parlarci delle sculture tessili esposte nella tua mostra Becoming? Come è nato questo progetto e quali temi affronta?

Becoming è un’opera scultorea che esprime il processo di affrontare consapevolmente il lutto e la perdita nel tentativo di cambiarne la portata e quindi, auspicabilmente, di scoprire se stessi in modo nuovo. I diversi oggetti scultorei esprimono il processo di diventare un soggetto con ciò che è stato concesso e non concesso, compreso tutto ciò che è danneggiato o mancante.

Gli oggetti scultorei sono fatti di pezzi di maglia scartati e danneggiati insieme a pezzi perfettamente lavorati. Ricreano buchi nella maglia stessa, come fossero lacune di ciò che non è stato, di ciò che non è mai diventato e non diventerà mai. E i buchi sono percepiti come potenti “spazi intermedi” in cui nascondersi, in cui entrare per evolvere in modo diverso – il processo del divenire.

Mi trovavo in un punto della mia vita in cui avevo bisogno di immergermi nel dolore e nella tristezza che portavo con me. Avevo bisogno di iniziare il processo del divenire in un modo diverso. Il mio lavoro con l’aggiunta di colla e gesso alla maglia in colori marrone scuro ha espresso i miei sentimenti e ha dato inizio al lavoro della mostra Becoming. Durante il lavoro i colori e le forme degli oggetti sono cambiati naturalmente, passando da oggetti marroni scuri e rigidi a oggetti color pelle, trasparenti e dalle forme più aperte, molti dei quali con pezzi di maglia scartati, maglia che si disfa e dove il mio lavoro di rammendo della maglia è visibile, proprio come una cicatrice.

La mostra era allestita in un’unica sala e si componeva come una sorta di paesaggio in cui si poteva vagare e percepire i diversi stadi del desiderio, del dolore, del divenire.

A cosa stai lavorando in questo periodo?

Ho appena finito di lavorare a una mostra, Wandering in greed and gratitude, che si aprirà in aprile a Dk.

Dal 2020 esploro il mio rapporto con il tempo e il ritmo, l’impazienza e la pazienza, l’insicurezza e la fiducia, l’immobilità e il cambiamento e ciò che è visibile e ciò che non è visibile. Il che per me è legato all’esperienza di avidità e gratitudine. Ho prestato attenzione a ciò che l’avidità e la gratitudine provocano in me e a come influenzano il mio modo di vivere.

E ho lavorato a sculture create da diversi pezzi di maglia cuciti insieme. E ho aggiunto strati all’interno e all’esterno di un oggetto. Alcuni molto semplici ed eleganti, altri complessi.

Ho realizzato una mostra in cui è possibile aggirarsi tra le sculture trasparenti appese al soffitto. E dove l’ombra di diversi oggetti crea un nuovo strato. L’intento è quello di riportare il visitatore alla quiete e di farlo riflettere sul suo rapporto con l’avidità e la gratitudine.

Interview

Marianne Johnstad-Møller

*Featured photo: Spring exhibition Charlottenborg, 2022, ph. cr. Ole Akhøj, copyright Marianne Johnstad

Marianne Johnstad, a Danish-born artist born in 1965 in Aalborg, trained as a textile designer at the Royal Danish Academy and currently lives and works in Copenhagen, Denmark.
After gaining important professional experience, first in the field of costume design for theater and later in the field of fashion, she decided to devote her time to her artistic career by creating textile installations and sculptures that refer to a sensual and poetic universe, which arise from a passion for research, experimentation and exploration of pre-existing techniques and materials that the artist transforms by giving them new meaning.
Marianne Johnstad’s works draw inspiration from the inner world, from reflection on the transformative potential inherent in feelings of grief and loss and their ability to change us and lead us back to the most authentic part of ourselves.

www.mariannejohnstad.com

Sammensat, 2020, ph. cr. and copyright Marianne Johnstad

What was your training path and when did your interest in textile art begin?

I have been introduced and working with textiles since I was a child. My grandmother taught me to crocheting and embrodery. My great grandmother was a phenomenal seamstress, and one of my aunts taught me to lace. My other grandmother was very good at knitting by hand, and she made dresses for me and my sister.

Received teaching in drawing by artists long before attending the designschool.

I am trained in constructing and sewing clothes, having a background in dance and theatre, sewing and creating costumes. Afterthat I attended the royal academy and graduated in 2004 as an textiledesigner, specialized in knit.

I have worked as an textiledesigner and craftswoman, making samples and showpieces for the high end fashion. And I have been knitting and dyeing accessories and clothes in my studio in my own name for many years.

My interest in/for expressing feelings, emotions and thoughts grew together with working sculptural and making installations. And after my 2nd solo exhibition, 2018 it became clear to me that I wanted to focus my time on working artistic.

Spring exhibition Charlottenborg, 2022, ph. cr. Ole Akhøj, copyright Marianne Johnstad

What concepts, ideas, feelings, are sources of inspiration for you? What do you try to “make visible” through your work?

Working with textiles is a journey of realization for me, where I strive to create works that make room for reflection and for embracing both beauty and the painful sides of life.

I am literally and philosophically interested in whats visible for us and what lies hiden to us, in our selves, in our relations and in the society we live.

And I strive towards refining the sensuous and tactile language that speaks to, and connects our senses, intellect and spirituality.

Textile and colour is such a direct and sensous way to express emotions and atmospheres, and it is a language we all speak, regardless age and nationalities.

Working with the knit, creating layers, the colours, the sculptural objects, the installations, creating exhibtions is an on-going inspiration, and former objects inspires to new objects.

Related to invisble and visble are our physically actions and our mind, our thoughts, our consioness. What mindset and thoughts are behind our actions. Do they contradict eachother?

How important is improvisation in your work? Is the process of creating a work an instinctive thing for you or is it more the result of a precise project?

It is very important.

My working process is cyclic and intuitive.

I grew up by the North Sea and the lifeforms and cyclic motions of the ocean often influence my works.

I work with a theme, a subject, a challenge I need to explore. Paying attention to emotions, reflections, thoughts, mindsets, simultaneously sketching on paper, in knit, finding colours, writing, researching artist and litterature, finding old knit pieces, yarn, knitting and dyeing. And surrounding me with the knitpieces in my studio.

Untitled, 2022, ph. cr. and copyright Marianne Johnstad

You create your works mainly by knitting delicate yarns of different qualities and color intensities, sometimes even transparent. What kind of dialogue do you establish with the materials you use?

Its a sensuous and experimenting dialogue with the yarns, the process of dyeing, knitting the pieces and shaping the objects.

I really try to look and I listen, at the knit, at the objects and at the atmosphere within me, using my intuition, my experience and sensibility.

I work simultaneous on several objects.

When knitting on my manual knittingmachine I need to be present in my mind and with my body to make it work. Every yarn feels different, and has its own rythm and sensitivity.

In the dyeing process I start out with a colour palette and then I create grades of colours in the proces. I

Every piece of knit has its own pattern, due to the variations of tension of the stiches and the combination of yarns I created while knitting. The combination of yarns and size of stitches brings shape to the knitted piece.

I also shape by sewing pieces together by hand. Reworking discarded and damaged pieces from other projects. Sometimes I stiffen the knit and in that proces I also shape it. I have also added plaster and colour to obtain the emotions I wanted to express.

I have worked with the transparent yarn for many years, and I still love it

My aim is to contribute to contemporary art and textile with knitted objects and installations, and to broaden the conception of what knit is able to express when used in innovative ways.

Ph. cr. and copyright Marianne Johnstad
I am bending, 2022, ph. cr. and copyright Marianne Johnstad
I am bending-detail, 2022, ph. cr. and copyright Marianne Johnstad

Behind your works is an intense study and research into the identity of materials and different techniques of processing and manipulation. This aspect constitutes an inexhaustible source of inspiration for you. Can you tell us more about it?

I have always had an interest in materials. When you make cloth it all starts with the fabric, its abilities, surfaces and expression.

I like working with the simplicity, using and accentuating what the plainknit does by itself – rolling up at the sides and at the top and the bottom.

The expression of a knitted piece is determined by the stitch size and the characteristics of the yarn, which I deliberately use in shaping every piece of knit. When knitting in the transparent yarn I can create different shades of transparency by varying the size of the stiches.

I transform the ability and expression of the knit by adding glue so it stiffens. In that process I can create a form the knit in itself is not capable of. I also create works by changing the surface and expression of the textile through stretching and with coloured plaster. I do that in different grades. From the soft surface of the textile, a crisp and raw materiality appears.

Studio, copyright Marianne Johnstad

Can you tell us about the textile sculptures exhibited in your Becoming exhibition? How did this project come about and what themes does it explore?

Becoming is a sculptural body of work, expressing a process of consciously entering into grief and loss in an attempt to change its hold and thereby hopefully discovering oneself in a new way. The different sculptural objetcs are expressing the process of becoming an individual with what one was given and not given, including everything that is broken or missing.

The sculptural objects are made of discarded and damaged pieces of knit together with perfectly knitted pieces. They are recreating holes in the knit itself, and as holes of what was not, what never became and never will become. And holes to be perceived as potent ”spaces in between” spaces to hide in, to enter into in order to evolve differently –   the process of becoming.

I was a place in my life where I needed to dive into the grief and the sorrow I was carrying with me. I needed to start the process of becoming in a different way. My work with adding glue and plaster to the knit in dark brown colours, expressed my feelings and started the work of the exhibition Becoming. While working the colours and shapes of the objects naturally changed from the darkbrown and stiff objects to skincoloured, transparent, more openshaped objects, a lot with discarded pieces of knit, knit unravelling and where my mending of the knit is visble, just as a scar.

The exhibition was in one room and composed as a kind of landscape where you could wander around and sense the different stades of longing, sorrow, becoming,

What are you working on at the moment?

I have just finshed working on an exhibition, Wandering in greed and gratitude, which opend in april in Dk.

Since 2020 I have been exploring my relation to time and pace, impatience and patience, insecurity and trust, stillness and change and to whats visibile and what is not visibile. Which to me is related to experiening greed and gratitude. I have been paying attention to what greed and gratitiude does to me, and how they affect my being in life.

And I have been working on sculptures created by several pieces of knit sewn together. And added layers inside and on the outside af an object. Some very simple and elegant, others complex.

I have made an exhibition where you can wander around transparent sulptures hanging from the ceiling. And where the shadow of several objects create a new layer. Made with the intention to bring you, the visitor stillness and let you reflect on your relation to greed and gratitude.

Maria Rosaria Roseo

English version Dopo una laurea in giurisprudenza e un’esperienza come coautrice di testi giuridici, ho scelto di dedicarmi all’attività di famiglia, che mi ha permesso di conciliare gli impegni lavorativi con quelli familiari di mamma. Nel 2013, per caso, ho conosciuto il quilting frequentando un corso. La passione per l’arte, soprattutto l’arte contemporanea, mi ha avvicinato sempre di più al settore dell’arte tessile che negli anni è diventata una vera e propria passione. Oggi dedico con entusiasmo parte del mio tempo al progetto di Emanuela D’Amico: ArteMorbida, grazie al quale, posso unire il piacere della scrittura al desiderio di contribuire, insieme a preziose collaborazioni, alla diffusione della conoscenza delle arti tessili e di raccontarne passato e presente attraverso gli occhi di alcuni dei più noti artisti tessili del panorama italiano e internazionale.