Events

MARION BARUCH: BOMBA

Curated by Noah Stolz and Nicola Trezzi
CCA Tel Aviv Headquarters, Tsadok ha-Cohen St 2a, Tel Aviv-Yafo
September 15 – November 12 2022
Organized by CCA Tel Aviv in collaboration with the Italian Cultural Institute, Tel Aviv
Appointments:  October 25, 7.00 pm, guided tour by co-curator Nicola Trezzi (in Italian)

The Tel Aviv Center for Contemporary Art hosts a solo exhibition by Marion Baruch, the first dedicated to the artist by an institution in Israel. Eclectic and original, Baruch’s work spans over seventy years and represents an approach to formalism that is unique and deeply interdisciplinary.

In the mid-sixties, Baruch moved from painting to three-dimensional works, appropriating elements of fashion, graphics, industrial design and commercial practices and practically anticipating the emergence of installation art and Relational Aesthetics.

A “global artist” with an ante litteram “participatory practice”, Baruch lived and worked in Romania, Israel, where she had her first solo show at Studio Micra in Tel Aviv, France and Italy. She has created works that, if on the one hand express her position of total autonomy from any stylistic restrictions, on the other have the ability to act as a radar, capturing ideas and tools, such as the Internet, which will become very influential.

Rooted from the beginning in contamination, Marion Baruch’s artistic practice has undergone various stylistic transformations: from expressive painting to graphic art; from large metal sculptures to her performative and vital works: Container-Environment (1970) and Dress-Container (1970); from her layered work Ultramobile, a group of “non-objects” designed by artists such as Man Ray, Meret Oppenheim, Roberto Matta and Allen Jones, to the “Rembrandt” series (1978-82).”Rembrandt”, in addition to developing her artistic ruminations on the foundations of a culture that puts the West at the center, on the mass media and on the history of male-oriented art, is also an analysis, semiological and at the time same ironic, of painting as a medium.

The 80s saw Baruch’s artistic research orientate itself on a critical but also playful approach towards the art world and in particular the art market, substantiated in the decision to channel her artistic action through a campaign called “Name Diffusion” , registered with the Chamber of Commerce.  In the following fifteen years, the “Parisian phase” is characterized by the clear desire to use the medium of installation, Internet Art and language to address social and political issues. During this phase, Name Diffusion develops and becomes a collective denomination to indicate works created with the involvement of the community of “sans-papiers” (illegal immigrants) with whom Baruch clearly identifies.

The most recent phase of Baruch’s practice is characterized by the reuse of textile waste from the prêt-à-porter industry, with which she creates a body of works that reaffirm her belief that formalism is never divorced from conceptual and autobiographical problems, existential and philosophical. Two examples of this body of work are presented for the first time for this occasion: Passage Paysage and Cloud Architecture (both from 2021).

Bomba (2022), a work created specifically for this exhibition, opens a new phase in her work. It consists of an unprecedented monochromatic composition of “flaps” of  fabric, clothes that once belonged to the artist. The presence of this new path attests to the artist’s perseverance in reinventing her own medium, using a visual lexicon that is all her own and at the same time undeniably universal.

Marion Baruch, born in 1929 in Timisoara, Romania, lives and works in Gallarate. She graduated from the Bezalel Academy of Arts and Design in Jerusalem and the Academy of Fine Arts in Rome. Baruch has exhibited in solo and group exhibitions at important European artistic institutions such as the Lucerne Art Museum, the Mamco in Geneva, the Magasin in Grenoble, the Palais de Tokyo in Paris, the National Gallery of Modern Art in Rome, the Mambo in Bologna, the Groninger Museum, Kunsthalle Friart in Freiburg, KW Institute for Contemporary Art in Berlin and the Maga in Gallarate.

Eventi

MARION BARUCH: BOMBA

A cura di Noah Stolz e Nicola Trezzi
CCA Tel Aviv, Tsadok ha-Cohen St 2a, Tel Aviv-Yafo
15 settembre – 12 novembre 2022
Organizzato da CCA Tel Aviv in collaborazione con Istituto Italiano di Cultura, Tel Aviv
Appuntamenti: 25 ottobre, ore 19.00, visita guidata dal co-curatore Nicola Trezzi (in italiano)

Il Centro di Arte Contemporanea di Tel Aviv ospita una mostra personale di Marion Baruch, la prima dedicata all’artista da un’istituzione in Israele. Eclettico e originale, il lavoro della Baruch si estende su un arco temporale di oltre settant’anni e rappresenta un approccio al formalismo che è unico e profondamente interdisciplinare. Nella metà degli anni Sessanta, Baruch è passata dalla pittura a opere tridimensionali, appropriandosi di elementi della moda, della grafica, del disegno industriale e delle pratiche commerciali e anticipando, praticamente, l’emergere dell’arte installativa e dell’Estetica Relazionale.

“Artista globale” con una “pratica partecipativa” ante litteram, la Baruch ha vissuto e lavorato in Romania, in Israele dove ha avuto la sua prima mostra personale presso lo Studio Micra a Tel Aviv, in Francia e in Italia. Ha creato lavori che, se da un lato esprimono la sua posizione di totale autonomia da ogni restrizione stilistica, dall’altro possiedono la capacità di fungere da radar, catturando idee e strumenti, come Internet, che diventeranno molto influenti.

Radicata sin dal principio nella contaminazione, la pratica artistica di Marion Baruch ha subito diverse trasformazioni stilistiche: dalla pittura espressiva all’arte grafica; dalle grandi sculture in metallo alle sue opere performative e vitali: Contenitore-Ambiente (1970) e Abito-Contenitore (1970); dal suo lavoro stratificato Ultramobile, un gruppo di “non-oggetti” disegnati da artisti come Man Ray, Meret Oppenheim, Roberto Matta e Allen Jones, alla serie “Rembrandt” (1978-82). “Rembrandt”, oltre a sviluppare le sue elucubrazioni artistiche sui fondamenti di una cultura che mette al centro l’Occidente, sui mezzi di comunicazione di massa e sulla storia dell’arte orientata al maschile, è anche un’analisi, semiologica e al tempo stesso ironica, della pittura in quanto medium.

Gli anni ’80 vedono la ricerca artistica della Baruch orientarsi su un approccio critico ma anche giocoso verso il mondo dell’arte ed in particolare il mercato dell’arte, sostanziato nella decisione di convogliare la propria azione artistica attraverso una campagna chiamata “Name Diffusion”, registrata presso la Camera di Commercio. Nel quindicennio seguente, la “fase parigina” è caratterizzata dalla chiara volontà di utilizzare il medium dell’installazione, la Internet Art e il linguaggio per affrontare questioni sociali e politiche. Durante questa fase, Name Diffusion si sviluppa e diventa una denominazione collettiva per indicare opere create con il coinvolgimento della comunità dei “sans-papiers” (immigrati illegali) con i quali la Baruch chiaramente si identifica.

La fase più recente della pratica della Baruch è caratterizzata dal riuso di scarti tessili dall’industria del prêt-à-porter, con i quali crea un corpus di opere che ribadiscono la sua convinzione che il formalismo non sia mai avulso da problematiche concettuali e autobiografiche, esistenziali e filosofiche. Due esempi di questo corpo di opere sono presentati per la prima volta per questa occasione: Passage Paysage e Cloud Architecture (entrambe del 2021).

Bomba (2022), un’opera creata appositamente per questa mostra, apre una nuova fase nel suo lavoro. Essa consiste in un’inedita composizione monocromatica di “lembi” di stoffa, abiti una volta appartenuti all’artista. La presenza di questo nuovo percorso attesta la perseveranza dell’artista nel reinventare il proprio medium, utilizzando un lessico visivo che è tutto suo e al tempo stesso innegabilmente universale.

Marion Baruch, nata nel 1929 a Timisoara, in Romania, vive e lavora a Gallarate. Si è diplomata alla Bezalel Academy of Arts and Design di Gerusalemme e all’Accademia di Belle Arti di Roma. Baruch ha esposto in mostre personali e collettive presso importanti istituzioni artistiche europee come il Museo d’Arte di Lucerna, il Mamco di Ginevra, il Magasin di Grenoble, il Palais de Tokyo di Parigi, la Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma, il Mambo di Bologna, il Museo Groninger, Kunsthalle Friart di Friburgo, KW Institute for Contemporary Art di Berlino e il Maga di Gallarate.