• 8 Dicembre 2022 14:52

Marion Baruch DÉCALAGE

English (Inglese)

*Featured photo: Marion Baruch, © Matteo Visentin

Marion Baruch, Endless going trying to say, 2020, Installationsansicht „Rétrospective Marion Baruch“ Magasin des horizons (Centre National d'Art et cultures Grenoble) | Foto: Noah Stolz

Academy of Fine Arts Leipzig
Wächterstraße 11
04107 Leipzig, Germania
1 Dicembre 2021– 28 Gennaio 2022
Cusata da Ilse Lafer and Noah Stolz

Orari d’apertura:
mercoledì- venerdì. 15:00-19:00

Sabato. 13:00-17:00  e su appuntamento

L’Accademia di Belle Arti di Lipsia è parzialmente finanziata da fondi pubblici stanziati dai membri del parlamento statale sassone

La mostra “Marion Baruch: DÉCALAGE” alla galleria dell’Accademia di Belle Arti di Lipsia è la prima presentazione completa della pratica artistica dell’artista ebreo-rumena Marion Baruch in Germania.

Il lavoro dell’artista ormai 92enne, che vive in Italia, è caratterizzato da deviazioni e ripetuti spostamenti estetici e, grazie all’impegno di Noah Stolz (curatore e collaboratore di Baruch), da qualche anno è stato reso noto a un pubblico internazionale. La mostra si concentra sulle sue sculture più recenti – realizzate con scarti tessili dell’industria prêt-à-porter – e le contestualizza attraverso i suoi primi oggetti di design e i progetti partecipativi degli anni 2000, in cui femminismo e migrazione emergono come temi centrali e ricorrenti confrontandosi col concetto di “ospitalità”.

Marion Baruch, P. credit Matteo Visentin

Con il concetto di “décalage” la mostra non solo esplora la pratica dell’artista, che è diventata un metodo, per interrompere, deviare o spodestare una pratica artistica d’avanguardia dominata dagli uomini secondo le linee della “capacità negativa” nell’arte delle donne, postulata da Anne-Marie Sauzeau-Boetti (1975).

Inoltre, sono interessanti gli spazi vuoti e le questioni lasciate in sospeso che emergono nel processo, permettendo al grande archivio di eventi accaduti realmente e alle narrazioni soggettive della Baruch di intrecciarsi in assemblaggi aperti all’interpretazione; come la prima collaborazione dell’artista con l’icona del design italiano Dino Gavina e gli “oggetti non-oggetto” che vennero sviluppati a questo scopo, la fondazione della sua società (critica verso il mercato dell’arte) NAME DIFFUSION, che produceva principalmente arte come regalo promozionale nel contesto delle mostre, o i numerosi eventi e progetti che l’artista ha realizzato in collaborazione con i migranti illegali (sans papiers) nello spazio reale e virtuale – sempre sotto lo pseudonimo NAME DIFFUSION – durante i suoi anni a Parigi (1998-2011).

Marion Baruch, P. credit Matteo Visentin

Il riannodare i fili sciolti sembra esprimersi al meglio nelle recenti sculture tessili di Baruch: “ready-made”, che si espandono a ragnatela, a volte come “bodies of weight” (Judith Butler), a volte come pattern sviscerati, diventando segni spaziali e allo stesso tempo “leggibili”, per connettersi tentacolarmente con il contesto storico di riferimento della sua pratica, oscillante tra arte indipendente e commerciale, tra produzione di oggetti e azione performativa o partecipativa.

La mostra vuole dimostrare che la pratica esteticamente eterogenea dell’artista si basa sull’ “idea della forma come contenitore” o “dimora”, che si sviluppa dalla fine degli anni ’60 con opere legate al concetto di corpo come Abito-Contenitore o Contenitore-Ambiente e prosegue in modo meno diretto e più metaforico con il marchio NAME DIFFUSION, una costellazione aperta e mutevole di protagonisti. Questo si riferisce alla modalità ludica di approccio alla forma di Marion Baruch – un gioco performativo e molto invitante che si basa sull’idea di rispondere in maniera situazionale a un “fuori” per mezzo di strutture di reti in costante sviluppo principalmente con donne, materiali tangibili, linguaggio; per creare eventi che (attualmente come in passato) fanno dei rilevanti “vuoti” artistici e socio-politici il loro soggetto.

Marion Baruch, P. credit Matteo Visentin

Marion Baruch è nata nel 1929 a Timisoara, in Romania, di lingua ungherese. Nel 1948 inizia a studiare all’Accademia di Belle Arti di Bucarest, poi si trasferisce a Gerusalemme e studia all’Accademia Bezalel di Arti e Design fino al 1954 e all’Accademia di Belle Arti di Roma fino al 1957. Vive e lavora a Gallarte (Italia ).
La mostra è stata realizzata con il gentile supporto di Dana Diminescu.

Marion Baruch, P. credit Matteo Visentin