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Marion Baruch DÉCALAGE

*Featured photo: Marion Baruch, © Matteo Visentin

Marion Baruch, Endless going trying to say, 2020, Installationsansicht „Rétrospective Marion Baruch“ Magasin des horizons (Centre National d'Art et cultures Grenoble) | Foto: Noah Stolz

Academy of Fine Arts Leipzig
Wächterstraße 11
04107 Leipzig, Germany
December 1, 2021–January 28, 2022
Curated by Ilse Lafer and Noah Stolz

Opening hours:
Wed-Fri. 15:00-19:00

Sat. 13:00-17:00  and by appointment

The Academy of Fine Arts Leipzig is partially financed by public funds allocated by the  members of the Saxon State Parliament

The exhibition Marion Baruch: DÉCALAGE at the gallery of the Academy of Fine Arts Leipzig is the first comprehensive presentation of the artistic practice of the Jewish-Romanian artist Marion Baruch to the German-speaking world.

Marion Baruch, P. credit Matteo Visentin

With the concept of “décalage” the exhibition not only explores the artist’s practice, which has become a method, of interrupting, deviating from, or displacing a male-dominated avant-garde artistic practice along the lines of the “negative capability” in women’s art, which was postulated by Anne-Marie Sauzeau-Boetti (1975). Moreover, the gaps and loose ends that emerge in the process are of interest, allowing Baruch’s large archive of factual events and subjective narratives to be woven into assemblies open to interpretation, such as the artist’s early collaboration with the Italian design icon Dino Gavina and the “non-object objects” she developed for this purpose, the founding of her (art market critical) company NAME DIFFUSION, which mainly produced art as a promotional gift in the context of exhibitions, or the many events and projects that the artist realized in collaboration with illegal migrants (sans papiers) in real and virtual space—still under the pseudonym NAME DIFFUSION—during her years in Paris (1998-2011).

Tying these loose ends together works best when Baruch’s recent “ready-made” textile sculptures expand cobweb-like, sometimes like “bodies of weight” (Judith Butler), sometimes like eviscerated patterns, becoming spatial and at the same time “readable” signs, in order to connect tentacularly with the historical reference space of her practice, oscillating between free and commercial art, between object production and performative or participatory action.

Marion Baruch, P. credit Matteo Visentin

The exhibition aims to show that the artist’s aesthetically heterogeneous oeuvre is based on the “idea of form as a container” or “dwelling”, which begins in the late 1960s with body-related works such as Abito-Contenitore (dress container) or Contenitore-Ambiente (environmental container) and continues in a less direct and more metaphorical way in the form of the label NAME DIFFUSION as an open and changing constellation of protagonists. This refers to Marion Baruch’s play with form—a literally performative, highly inviting play that is based on the idea of reacting situationally to an “outside” by means of constantly emerging network structures with primarily female-read persons, tangible material, and language, in order to initiate events that (presently as well as in the past) make art- and socio-politically relevant “voids” their subject.

Marion Baruch, P. credit Matteo Visentin

Marion Baruch was born in 1929 in Hungarian-speaking Timisoara, Romania. In 1948 she began studying at the Academy of Fine Arts in Bucharest, moved then to Jerusalem and studied at the Bezalel Academy of Arts and Design until 1954 and at the Accademia di Belle Arti in Rome until 1957. She lives and works in Gallarte (Italy).
The exhibition has been realized with the kind support of Dana Diminescu.

Marion Baruch, P. credit Matteo Visentin
Eventi

Marion Baruch DÉCALAGE

*Featured photo: Marion Baruch, © Matteo Visentin

Marion Baruch, Endless going trying to say, 2020, Installationsansicht „Rétrospective Marion Baruch“ Magasin des horizons (Centre National d'Art et cultures Grenoble) | Foto: Noah Stolz

Academy of Fine Arts Leipzig
Wächterstraße 11
04107 Leipzig, Germania
1 Dicembre 2021– 28 Gennaio 2022
Cusata da Ilse Lafer and Noah Stolz

Orari d’apertura:
mercoledì- venerdì. 15:00-19:00

Sabato. 13:00-17:00  e su appuntamento

L’Accademia di Belle Arti di Lipsia è parzialmente finanziata da fondi pubblici stanziati dai membri del parlamento statale sassone

La mostra “Marion Baruch: DÉCALAGE” alla galleria dell’Accademia di Belle Arti di Lipsia è la prima presentazione completa della pratica artistica dell’artista ebreo-rumena Marion Baruch in Germania.

Il lavoro dell’artista ormai 92enne, che vive in Italia, è caratterizzato da deviazioni e ripetuti spostamenti estetici e, grazie all’impegno di Noah Stolz (curatore e collaboratore di Baruch), da qualche anno è stato reso noto a un pubblico internazionale. La mostra si concentra sulle sue sculture più recenti – realizzate con scarti tessili dell’industria prêt-à-porter – e le contestualizza attraverso i suoi primi oggetti di design e i progetti partecipativi degli anni 2000, in cui femminismo e migrazione emergono come temi centrali e ricorrenti confrontandosi col concetto di “ospitalità”.

Marion Baruch, P. credit Matteo Visentin

Con il concetto di “décalage” la mostra non solo esplora la pratica dell’artista, che è diventata un metodo, per interrompere, deviare o spodestare una pratica artistica d’avanguardia dominata dagli uomini secondo le linee della “capacità negativa” nell’arte delle donne, postulata da Anne-Marie Sauzeau-Boetti (1975).

Inoltre, sono interessanti gli spazi vuoti e le questioni lasciate in sospeso che emergono nel processo, permettendo al grande archivio di eventi accaduti realmente e alle narrazioni soggettive della Baruch di intrecciarsi in assemblaggi aperti all’interpretazione; come la prima collaborazione dell’artista con l’icona del design italiano Dino Gavina e gli “oggetti non-oggetto” che vennero sviluppati a questo scopo, la fondazione della sua società (critica verso il mercato dell’arte) NAME DIFFUSION, che produceva principalmente arte come regalo promozionale nel contesto delle mostre, o i numerosi eventi e progetti che l’artista ha realizzato in collaborazione con i migranti illegali (sans papiers) nello spazio reale e virtuale – sempre sotto lo pseudonimo NAME DIFFUSION – durante i suoi anni a Parigi (1998-2011).

Marion Baruch, P. credit Matteo Visentin

Il riannodare i fili sciolti sembra esprimersi al meglio nelle recenti sculture tessili di Baruch: “ready-made”, che si espandono a ragnatela, a volte come “bodies of weight” (Judith Butler), a volte come pattern sviscerati, diventando segni spaziali e allo stesso tempo “leggibili”, per connettersi tentacolarmente con il contesto storico di riferimento della sua pratica, oscillante tra arte indipendente e commerciale, tra produzione di oggetti e azione performativa o partecipativa.

La mostra vuole dimostrare che la pratica esteticamente eterogenea dell’artista si basa sull’ “idea della forma come contenitore” o “dimora”, che si sviluppa dalla fine degli anni ’60 con opere legate al concetto di corpo come Abito-Contenitore o Contenitore-Ambiente e prosegue in modo meno diretto e più metaforico con il marchio NAME DIFFUSION, una costellazione aperta e mutevole di protagonisti. Questo si riferisce alla modalità ludica di approccio alla forma di Marion Baruch – un gioco performativo e molto invitante che si basa sull’idea di rispondere in maniera situazionale a un “fuori” per mezzo di strutture di reti in costante sviluppo principalmente con donne, materiali tangibili, linguaggio; per creare eventi che (attualmente come in passato) fanno dei rilevanti “vuoti” artistici e socio-politici il loro soggetto.

Marion Baruch, P. credit Matteo Visentin

Marion Baruch è nata nel 1929 a Timisoara, in Romania, di lingua ungherese. Nel 1948 inizia a studiare all’Accademia di Belle Arti di Bucarest, poi si trasferisce a Gerusalemme e studia all’Accademia Bezalel di Arti e Design fino al 1954 e all’Accademia di Belle Arti di Roma fino al 1957. Vive e lavora a Gallarte (Italia ).
La mostra è stata realizzata con il gentile supporto di Dana Diminescu.

Marion Baruch, P. credit Matteo Visentin