Megastrutture di intrecci vivi, collaborazione inter-specie e materiali biocompositi. La ricerca sostenibile di Katya Bryskina

Bio-Fold Project team: Katya Bryskina, Tomás Clavijo and SPACE10 Photo: Niklas Adrian Vindelev

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Katya Bryskina è un’artista e un architetto la cui ricerca si focalizza su computational design, robotica, sostenibilità e ricerca sui materiali. I suoi progetti si ispirano alla biologia e alla natura coinvolgendo un’ampia gamma di discipline e sfuggendo a definizioni ed etichette. Questo è ciò che rende il suo approccio alla creazione estremamente stimolante e fertile. 

“Ho un interesse molto forte verso quella zona dove arte, tecnologia e biologia si incontrano. Che futuro possiamo creare unendo il mondo naturale a quello artificiale?”

LIFORM: Living Megastructures, Orekhov Gallery, 2020
Picture credit: Katya Bryskina&Orekhov Gallery

L’opera di Katya e il suo modo di concepire il mondo delle fibre, della tessitura e delle pieghe sono poco convenzionali ed estremamente innovativi. L’artista riesce a coniugare efficacemente discipline differenti, estendendo le possibilità della materia. 

Il suo pensiero è sempre orientato verso l’innovazione, ha costantemente una nuova domanda alla quale rispondere.  Lei stessa dice: “Se si vuole provare a innovare, bisogna accettare che lo sbaglio è probabile quanto un successo. Bisogna essere pronti a testare tutto e buttarsi nell’ignoto.”

LIFORM Installation at Orekhov Gallery, Moscow, 2020

Nel suo lavoro, il dinamismo di processi e metodi propri del mondo naturale si integra col definito mondo dei numeri, della simulazione e della codificazione.

“Abbiamo così tante domande su come funzionano il nostro pianeta. La natura è una continua fonte d’inspirazione, qualcosa di molto più grande di noi, come l’universo. Partendo dall’ osservazione dei processi naturali ci si pongono delle domande alle quali si rispondere unendo ricerca e tecnologia. Si inizia a co creare qualcosa in una nuova forma. L’obbiettivo è quello di modellare sistemi bilanciati dove l’aspetto analogico e il calcolo, il naturale e l’ artificiale tendano all’ equilibrio. All’interno di questi ambienti, l’essere umano può collaborare con la natura svelandone l’intelligenza”

LIFORM: Living Megastructures, Orekhov Gallery, 2020. Picture credit: Katya Bryskina

Nel progetto LIFORM, Katya usa miceli e tecniche di tessitura con l’intento di crescere nuove e complesse morfologie che definisce come MEGASTRUCTURES.

All’interno di un’incubatrice viene creato un armonico ecosistema, un habitat idoneo alla crescita del micelio.

Osservando la natura, l’artista russa ci propone diversi esempi di strutture soffici che costituiscono ambienti dinamici: le ragnatele, i bozzoli dei bachi da seta e le tessiture formate dai miceli. Questi sistemi sono concettualmente connessi e formalmente correlati. Pur avendo funzioni totalmente diverse,  Katya ne identifica le profonde relazioni.

LIFORM: Living Megastructures, Mycelium network study, 2021
Mycelium is not just overtaking premade woven paths, it creates completely new bridges in the air and forms unique patterns. These elements consist of a pure vegetative part of a fungus without substrate.
Picture credit: Katya Bryskina

I micelio è l’apparato vegetativo dei funghi ed è formato da un intricato e funzionale intreccio di filamenti. Solitamente, vive e si ramifica a circa 50 cm di profondità nel terreno o in substrati legnosi (sotto la corteccia o in profondità nel legno).

Le opere di Katya Bryskina creano ambienti protetti che favoriscono la crescita del micelio nell’aria, permettendone la formazione in maniera completamente nuova e rendendone lo sviluppo visibile all’occhio umano. All’interno di incubatrici, il micelio agisce come un agente legante che penetra nelle fibre e chiude gli spazi vuoti delle strutture tessute attuando nuovi modelli. 

La crescita naturale del micelio può, ad esempio, essere alterata introducendo condizioni non usuali. Il cambiamento di parametri come la luce o la quantità d’aria influisce sulla sua struttura, sulla velocità di crescita, sulla direzione e sul colore. Forme uniche e nuove possono essere create navigando l’organismo con diversi tipi di cibo o guidandone fisicamente la crescita. 

“Inoltre, si possono scegliere i propri collaboratori: diversi tipi di funghi, substrati nutrizionali e nuovi metodi d’interazione”. 

Modificando in questo modo le condizioni di crescita, Katya si interroga su quanto l’uomo possa spingere la sua collaborazione con altre specie. 

Fino a che punto possiamo cambiare gli ecosistemi? 

Come possiamo co creare e co vivere?

Le strutture e i substrati di crescita sono realizzati lavorando fibre naturali con intrecci all’uncinetto o ad aghi, annodati in maniera differente in una illimitata varietà di combinazioni e applicazioni.

LIFORM: Living Megastructures, Mycelium Bridges Formation,  Day 5 and 15, 2021
Picture credit: Katya Bryskina

“Come molti altri processi nella nostra vita, i processi di tessitura a mano possono essere automatizzati per risultare più continui ed efficienti. Tuttavia, l’automazione sfida la nostra natura biochimica, rendendo più  difficile per l’uomo accettare le imperfezioni della natura.
Il mondo moderno, tra estetica artificiale e naturale è maggiormente incline al sintetico.
Questo esperimento intende combinare metodi analogici e computazionali ad organismi viventi per mantenere un livello più elevato di creatività, riscontrabile nel sia nel lavoro manuale che nell’efficienza digitale”. 

Le incubatrici di “Bio-fabbricazione” sono progettate per formare ambienti artificiali che supportano la crescita della megastruttura. Unendo tecniche artigianali, tecnologia e organismi viventi, si raggiungono nuovi risultati simbiotici, che non si verificherebbero mai senza la partecipazione umana. I sistemi umani e naturali si impegnano in un processo di apprendimento che coinvolge specie differenti, lavorando sulle possibilità delle zone limite e promuovendo un adattamento vicendevole. 

Questi moduli sono solo un frammento di elementi più grandi e complessi dove il processo in se stesso è considerato come oggetto d’arte. 

 

SVILUPPI FUTURI:

LIFORM: Living Megastructures – Digital experiments, 2021 – Visuals:Katya Bryskina

Come ogni organismo vivente anche il micelio ha una sua specifica velocità di crescita che è estremamente differente da quella umana. Al momento, Katya sta cercando un modo di automatizzare l’incubatrice e renderla indipendente dall’ azione umana. Il micelio verrebbe, in questo caso, diretto da un robot. L’idea è quella di assicurare al micelio il nutrimento necessario, l’ambiente adeguato e lasciarlo libero di tessere i suoi intrecci. 

LIFORM: Living Megastructures – Structural formation visualisation, 2020 – Visuals: Katya Bryskina

BIO-FOLD

“Bio- fold è una metologia per la fabbricazione circolare a chilometro zero. Consente a chiunque di costruire, calcare e modellare i propri oggetti dai rifiuti agricoli e quindi riciclarli completamente dopo l’uso.” SPAZIO10

Bio-Fold – Project team: Katya Bryskina, Tomás Clavijo and SPACE10 – Visuals: Kühl & Han

Quando si tratta di materiali innovativi e sostenibili, le fibre provenienti dagli scarti dell’agricoltura assumono un ruolo cruciale perchè disponibili localmente e in grandi quantità.

Katya e Tomás Clavijo, in collaborazione con SPACE10 e IKEA Innovation Lab, hanno sviluppato il design di Bio-fold. Combinando alla tecnologia del sottovuoto, per comprimenre le fibre, un legante e tecniche ispirate agli origami hanno aperto una vasta gamma di soluzioni sostenibili.

Grazie al riuso intelligente di una borsa di plastica: la conosciutissima FRAKTA BAG di IKEA, questo progetto permette a chiunque di creare uno stampo per calcare materiali biocompositi. Attraverso l’applicazione del metodo suggerito, si possono creare oggetti sostenibili  che pemettono anche di ripensare la filiera dei materiali. 

Bio-Fold – Project team: Katya Bryskina, Tomás Clavijo and SPACE10 – Photo: Katya Bryskina, Tomás Clavijo 

Il metodo di lavorazione che i due designer applicano alle fibre provenienti da scarti agricoli, può essere paragonato al processo di lavorazione del feltro. Questo dimostra un’estrema flessibilità nell’applicare competenze funzionali, anche se provenienti da discipline differenti.

Il feltro è considerato come un tessuto non tessuto: né filo, né tessitura sono implicati nella sua produzione. Esso si ottiene lavorando la lana cardata le cui fibre vengono compattate tramite calore, umidità e movimento.

Anche gli oggetti di Bio-fold sono realizzati compattando fibre corte o lunghe tramite movimenti meccanici, il sottovuoto e l’aggiunta di un legante naturale.

Bio-Fold – Project team: Katya Bryskina, Tomás Clavijo and SPACE10 – Visuals: Kühl & Han

“È difficile modellare un cumulo di fibre secche, ecco perché è necessario aggiungere un legante e comprimerle in modo che aderiscano tra loro. L’uso di fibre diverse genererà un’estetica unica nell’oggetto finale e ne modificherà leggermente le proprietà meccaniche. Questo processo consente illimitate possibilità geometriche (come nell’origami) per realizzare una vasta gamma di oggetti. L’obiettivo è consentire alle persone di creare in modo sostenibile, utilizzando materiali locali. Ad esempio, se l’agricoltura del mais è comune nella tua zona, è giusto utilizzare i suoi rifiuti come materiale di partenza e aiutare gli agricoltori a riciclare gli avanzi. Si prevede che la popolazione mondiale aumenterà drasticamente nei prossimi trent’anni, questo influirà sulla quantità di cibo da produrre, che dovrà aumentare. Significa che avremo sempre più rifiuti agricoli come risorsa da utilizzare”

In Bio-Fold, tecniche tessili tradizionali vengono usate per innovare, trasformando gli scarti agricoli in un nuovo materiale sostenibile.

Su https://space10.com/project/bio-fold/ Katya e Tomas presentano il loro progetto di design democratico che permette a chiunque di modellare forme sostenibili e facili da riciclare.

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