• 26 Novembre 2022 9:51

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*Foto in evidenza: Winter Field, 2019, filo di rame, 48 x 48 x 1, ph. cr. Jean Vong, copyright Nancy Koenigsberg

Il lavoro di Nancy Koenigsberg, artista visiva che vive e lavora a New York City, si esprime principalmente attraverso la creazione di sculture e installazioni con fili metallici intrecciati, annodati o lavorati all’uncinetto, tessuti complessi che creano dinamici grovigli di luci, ombre e trasparenze.

I materiali industriali, come il rame e l’acciaio, sono utilizzati dall’artista in forme e strutture che spesso rimandano alla morbidezza del tessuto, dando vita a opere apparentemente fragili e delicate in contrapposizione alla solidità della materia di cui sono fatte.

Le sculture di Koenigsberg appaiono come complesse esplorazioni dello spazio ispirate alle geometrie urbane, alle griglie delle strade newyorkesi, alla ripetitività delle facciate degli edifici cittadini, tutti elementi che sono parte del suo DNA e che l’artista, affascinata dal potenziale espressivo della linea, disegna creando contorni, volumi e forme stratificate.

Le sue opere sono state ampiamente esposte a livello internazionale e fanno parte oggi di importanti collezioni pubbliche e private tra cui quella del Houston Museum of Fine Arts, del Cleveland Museum, del Museum of Arts and Design, del New York e Racine Art Museum e del Museo Tessile di Washington.
Koenigsberg è fondatrice e Presidente Emerito, del Textile Study Group di New York, nota associazione dedicata allo studio e alla divulgazione della fiber art e alla promozione del lavoro dei suoi membri tra cui figurano principalmente artisti, ma anche storici, curatori e insegnanti.

https://www.nancykoenigsberg.com/

Enclosure I, 1992, filo di rame, 24 x 48 x 24, ph. cr. Jean Vong, copyright Nancy Koenigsberg

Come ti sei avvicinata all’arte? Qual’è stato il tuo percorso, come e quando sei entrata in contatto col tessile come medium artistico?

Non so come mi sono avvicinata all’arte. Dipinti, disegni e oggetti costruiti erano semplicemente parte del mio mondo, come le pietre e gli alberi e il cielo notturno. Quando ero bambina, amavo disegnare. Non mi ricordo di quando ho iniziato a disegnare, come non mi ricordo di aver iniziato a parlare.

Quando ero molto piccola (forse 6 o 7 anni) ho imparato a lavorare a maglia e all’uncinetto. Credo sia stato allora che ho cominciato a lavorare con il tessile come mezzo artistico, anche se non lo consideravo un “lavoro” o “arte”. Per me stavo “solo” facendo l’uncinetto o la maglia. Ma quando disegnavo, lavoravo ad aghi o facevo il crochet, la mia consapevolezza del tempo e dello spazio era alterata, e mi sentivo vera.

Ho continuato a lavorare a maglia, all’uncinetto, a disegnare e a dipingere. Prima del college, ho seguito un corso di scultura in una scuola d’arte locale, e questa è stata la mia prima introduzione alla creazione nello spazio tridimensionale. Mi è piaciuto molto. All’università ho studiato storia dell’arte e ho seguito corsi di disegno e pittura. (I corsi di scultura non erano disponibili).

Ho imparato a ricamare, ma presto sono rimasta delusa dai design a disposizione, così ho iniziato a disegnare io stessa le mie tele da ricamo.

Così, degli amici videro i miei disegni e mi chiesero di creare delle tele per loro da completare. Seguirono le richieste degli amici di quegli amici e improvvisamente mi trovai nel business, un’impresa che crebbe e prosperò per un decennio. Avevo dei clienti meravigliosi, ma il lavoro in sé era poco appagante dal punto di vista artistico. Decisi di tagliare quel filo e cambiare direzione.

Nel 1974, mi sono iscritta a un corso di tessitura alla New School di New York City. Ho avuto la grande fortuna di studiare per due anni con Gayle Wimmer, una brillante artista tessile. Il suo meraviglioso lavoro incorporava una vasta gamma di materiali – garza, pelo di capra, vecchi giornali – tessuti insieme per creare strutture complesse.

Le nostre lezioni si tenevano il giovedì sera nello studio immacolato di Gayle. È stata un’insegnante stimolante e mi ha aiutato a aprire gli occhi su un mondo di possibilità, “al di fuori del telaio”, che ha cambiato la traiettoria del mio lavoro e della mia vita.

Dangerous Cloth, 2000, filo di rame, 72 x 15 x 7, ph. cr. Cathy Carver, copyright Nancy Koenigsberg

L’uso di materiali tessili è stato una parte importante del tuo lavoro. Oggi sei passata all’uso di materiali industriali come il filo di rame che lavori però con tecniche tipicamente tessili. Puoi dirci il motivo di questa scelta?

I materiali tessili tradizionali – cotone, lana, lino, seta – sono variegati. Ognuno ha una combinazione unica di proprietà fisiche: plasticità, elasticità, spessore, morbidezza. Gli artisti e gli artigiani tessili hanno sempre selezionato i materiali che meglio si adattavano ad esprimere la loro visione.

La disponibilità di nuovi materiali ha offerto una vasta gamma di caratteristiche tecniche che hanno reso possibile la creazione di nuove forme. Nel mio caso, volevo realizzare pezzi aperti e tridimensionali. Le fibre tradizionali non fornivano la stabilità strutturale necessaria al lavoro, così ho scelto di usare nuovi materiali tessili, come il filo di rame. Questi materiali mi hanno permesso di ottenere la solidità e la duttilità necessarie per annodare, torcere e tessere il filo di rame. In questo senso, il filo di rame è solo un’altra fibra in un continuum che offre nuove possibilità. La relazione tra nuovi materiali e le forme rese da loro possibili non si limita ai tessuti.

Nightfall, 2019, filo di rame, 27 x 27 x 1,5, ph. cr. Jean Vong, copyright Nancy Koenigsberg
Dangerous Cloth, 2000, filo di rame, 72 x 15 x 7, ph. cr. Cathy Carver, copyright Nancy Koenigsberg

Nel 1977, sei stata fondatrice del Textile Study Group di New York. In cosa consisteva questo progetto all’inizio e quali sviluppi ha avuto fino ad oggi?

La nascita del Textile Study Group di New York è coincisa con la fine del mio Corso con Gayle Wimmer alla New School. Come ho detto, il suo studio era immacolato (e tutto bianco) quindi gli spuntini erano limitati all’acqua.

Alle 21 del giovedì sera, quando le lezioni finivano, eravamo tutti affamati. Così, molti di noi iniziarono a cenare insieme. Nel 1976, Gayle lasciò New York per un incarico di ruolo all’Università dell’Arizona. Eravamo devastati dal fatto che i nostri corsi con Gayle sarebbero finiti. Lei ci disse: “Avete studiato abbastanza per ora; andate nei vostri studi e lavorate”. Quasi con noncuranza aveva aggiunto aggiunto “e riunitevi per parlare del vostro lavoro”.

L’abbiamo fatto. Ci incontravamo il giovedì sera una volta al mese. All’inizio eravamo in cinque. Presto fummo più di 10, così iniziammo a spedire gli avvisi delle riunioni su cartoline scritte a mano. E stabilimmo delle quote associative – 5 dollari al mese, in contanti – per coprire le spese postali. Per molto tempo ci siamo incontrati nel mio appartamento, credo perché disponevo di un grande soggiorno.

Ad un certo punto, abbiamo deciso che le nostre riunioni alla fine sarebbero diventate noiose se avessimo continuato a parlare solo tra di noi, così abbiamo iniziato ad invitare degli ospiti. Ha richiesto molto lavoro, ma si è rivelata una grande decisione. Nel corso degli anni, abbiamo avuto alcuni degli artisti tessili più affermati al mondo, così come direttori di musei, curatori e storici come Mildred Constantine, Gerhardt Knodel, Bisa Butler, Sheila Hicks, Jack Larsen, Helena Hernmarck, Jacob Hashimoto, Chunghie Lee, Michael James e Janis Jefferies.

Alla fine, ci è stato offerto uno spazio gratuito per le nostre riunioni vicino a Union Square. Era vicino a molte linee della metropolitana, ma era disponibile solo il mercoledì sera. Così, da quel momento in poi, ci siamo incontrati il mercoledì sera.

Abbiamo avuto una serie di mostre di lavori dei nostri membri che hanno riscosso un buon successo, e continuiamo a godere della compagnia reciproca. I membri hanno continuato a crescere nel corso degli anni. Ora siamo costituiti come un’associazione senza scopo di lucro chiamata Textile Study Group of New York con più di 200 membri.

Caught, 2006, filo d'acciaio cotto e tubo d'acciaio, 34 x 24 x 21, ph. cr. Cathy Carver, copyright Nancy Koenigsberg
Alone, 2018, filo di rame e pietra, 13,5 x 9,5 x 2, ph. cr. Jean Vong, copyright Nancy Koenigsberg

Kyoto Stones. Puoi dirci qualcosa in più su questo lavoro?

Una meravigliosa artista e cara amica, Nancy Bess, ha organizzato un viaggio in Giappone. Avevo viaggiato in tutta Europa, ma mai in Asia. Così, naturalmente, mi sono iscritta. Abbiamo passato una settimana a Kyoto, in Giappone. Era magico, e bello in modi per me inimmaginabili. Quando ho fatto Kyoto Stones, non stavo pensando a Kyoto, o a nessun altro posto in particolare. Come gran parte del mio lavoro, l’opera ha determinato la propria forma mentre si evolveva. E’ stato solo dopo l’averla completata che ha suscitato memorie sensibili del mio viaggio in Giappone, ed è diventata Kyoto Stones.

Kyoto Stones, filo di rame, 19" x 19" x 1", copyright Nancy Koenigsberg

Com’è cambiato nel tempo il tuo lavoro?

Ogni lavoro informa il successivo, rivela nuove possibilità e mi dà idee per un nuovo lavoro, spesso prima che sia finito. Quando ho iniziato a lavorare con il filo di rame, stavo creando strutture aperte possibili grazie alla forza e dalle proprietà di tenuta del filo nel creare I volumi. Con il tempo, sono stata sempre più attratta dalla possibilità di usare il filo in forme drappaggiate che si avvicinassero alla “mano” morbida dei tessuti più tradizionali. Le mie reti sono esempi di questa esplorazione.

Ocean Nets, 2019, filo di rame, 60 x 30 x 14, Jean Vong, copyright Nancy Koenigsberg

La griglia intrecciata è un elemento che caratterizza la maggior parte del tuo lavoro. Cosa rappresenta?

Ho sempre amato le griglie e ho un dialogo continuo con esse. Il punto croce, ad esempio, è realizzato interamente su una griglia. Così come la tessitura su un telaio. Quando uso il filo, le mie griglie sono spesso regolari e geometriche ma, allo stesso tempo, nessuna delle linee è dritta e le intersezioni sono per lo più annodate. È quella dualità e il fatto che tutto il lavoro, anche i pezzi più rigidi, si muovono.

Carrera, 2016, filo d'acciaio cotto e marmo, 24 x 11 x 6, ph. cr. Cathy Carver, copyright Nancy Koenigsberg
Red Tangle, 2016, filo di rame, 12 x 12 x .5, ph. cr. Jean Vong, copyright Nancy Koenigsberg

Spesso nelle tue opere incorpori oggetti come carta, pietre, perle di vetro (ad esempio in Secrets, City Nights…). Qual è il loro ruolo e significato?

Le inclusioni – carta, pietre, perle di vetro – non hanno un significato indipendente. Sono parte integrante dell’opera, inserite per rafforzare il significato che sto cercando di trasmettere. A volte aggiungono luce, a volte interrompono, come una rima che spezza una poesia altrimenti troppo prevedibile.

12 Hours, 2009, filo di rame e perline, 24 x 24 x 8, ph. cr. Cathy Carver, copyright Nancy Koenigsberg

C’è un lavoro o un progetto a cui ti senti particolarmente legata o che ha avuto un ruolo significativo nel tuo percorso personale e/o professionale?

Sì. Thirteen Nets. Questo è stato il lavoro che ha segnato la transizione dall’uso del rame per dare forma e forza alle strutture all’esplorazione delle sue proprietà associabili a quelle di tradizionali tessuti diafani – luminosità, movimento, persino morbidezza. Nell’estate del 1988, ho partecipato a una conferenza chiamata “Knots and Nets” organizzata e condotta da Joanne Segal Brandford, studiosa e artista tessile. Lei realizza straordinarie opere annodate. Si può dire che, durante quell’incredibile fine settimana, “il seme fu piantato” o “il nodo fu stretto”. Anche se, ammetto, che mi ci è voluto un po’ per integrare le possibilità di queste tecniche e renderle con il filo di rame.

Thirteen Nets, 1999, filo di rame e perline di vetro, 72x96x15, ph cr. Cathy Carver, copyright Nancy Koenigsberg

Le tue opere appaiono come un’esplorazione del potenziale espressivo ed evocativo della linea, che crea contorni, volumi, forme che danno vita a un linguaggio che raggiunge l’essenza delle cose. Ti ritrovi in questa affermazione?

Guardando indietro, si è sempre trattato di linea. Dai miei primi ricordi di lavoro a maglia, uncinetto, disegno, ricamo e lavoro con le fibre. Sono stata fortunata, nella mia vita e nel mio lavoro: le linee, anche se raramente diritte e raramente pianificate, possono essere molto belle se le lasci evolvere.

Rouge, 2012, filo di rame, 60 x 20 x 10, ph. cr. Jean Vong, copyright Nancy Koenigsberg
Black 3, 2015, filo di rame, 28 x 28 x .5, ph. cr. Cathy Carver, copyright Nancy Koenigsberg
Autumn, copyright Nancy Koenigsberg

Qual è la fonte della sua ispirazione oggi?

Vivo a New York City, vicino al fiume. Sono ispirata da ciò che vedo. Edifici e acqua scintillante e il cielo notturno – sempre lì, eppure sempre in movimento e in cambiamento.

Web, 2020, filo di rame, 26 x 26 x .5, ph. cr. Jean Vong, copyright Nancy Koenigsberg

A cosa stai lavorando al momento?

Sto lavorando a un pezzo per mia nipote, Emily, rivisitando le reti metalliche stratificate e drappeggiate con un’enfasi particolare sulle qualità che le rendono simili al tessuto. Sto anche lavorando con collage di carta e con la stampa dove uso il filo intrecciato per imprimere dei segni. E ancora una decina di idee che dovranno aspettare un altro momento.