• Ven. Ago 19th, 2022

NICOLETTA RUSCONI -CASCINA I.D.E.A.

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*Foto in evidenza: Nicoletta Rusconi, Ph. Studio Abruzzese

Nicoletta Rusconi si occupa di arte contemporanea attraverso progetti indipendenti e modalità sempre innovative di diffusione e promozione in collaborazione con artisti di fama internazionale e imprese interessate ad investire nella produzione di opere, mostre ed iniziative culturali, in sinergia tra questi e le istituzioni, i collezionisti ed il pubblico.

Infaticabile ideatrice di nuove esperienze per rendere l’arte fruibile in luoghi diversi e per diversi frequentatori, ha appena dato vita ad un nuovo progetto itinerante di cui racconta, insieme a molti altri aspetti del suo lavoro, nell’intervista ad ArteMorbida.

Letizia Cariello, Musica delle sfere celesti, Intalaltion view at Cascina I.D.E.A., 2020, Courtesy Nicoletta Rusconi Art Projects, Foto Studio Abbruzzese

Collezionista, appassionata d’arte, fondatrice di progetti contemporanei alternativi alla galleria d’arte, tra le tue creature c’è ARTbite e CASCINA I.D.E.A., una piattaforma virtuale ed una residenza per artisti internazionali. Ci spieghi cosa sono e come funzionano l’una e l’altra?

ARTbite Project, nato nel 2019, è il primo progetto in formato digitale che ho ideato, sotto forma di profilo Instagram, che espone e promuove, per collezionisti e appassionati di settore, opere uniche in piccolo formato di artisti emergenti, mid-career ed established. ARTbite incarna una nuova forma di collezionismo, e non solo: è pensato per chi non può fare a meno di collezionare ma anche per chi si vuole avvicinare al mondo dell’arte e del design con investimenti contenuti che vanno dai 300 ai 3.000 Euro. Come evoluzione di ARTbite Project, è nato qualche mese fa Bite&Go: un progetto itinerante, con anche una sede permanente all’interno di Cascina I.D.E.A., che inizierò a presentare a novembre, a Milano, come una vetrina pop-up destinata a raggiungere sempre nuovi posti – per continuare a muoverci trasversalmente in presenza e in digitale.

Cascina I.D.E.A., acronimo di Independent Domus Exhibiting Art, è una residenza per artisti. Il progetto è nato nel 2017, con Eva Kot’átkova, Igshaan Adams e Christian Lörh. Nel 2020 la residenza ha cambiato sede, si è spostata in un’antica cascina restaurata ad Agrate Conturbia, in provincia di Novara. Questo spazio, immerso nel verde della campagna piemontese, è dedicato, con devozione, alla promozione degli artisti nella loro libera espressione e alla valorizzazione dei loro progetti. Nel 2020, virtualmente, Federico Pepe ha realizzato un grande lavoro, poi nel 2021 prima Vanessa Safavi e poi Thomas De Falco. Invito dunque due artisti l’anno, lasciando loro la facoltà di decidere quanto tempo trascorrere, da pochi giorni per entrare in connessione e pensare un progetto, a un massimo di due mesi, per chi ha voglia di ritrovare un rapporto con la natura: può fornire nuovi stimoli e dar vita a nuove forme e nuovi significati. La residenza si conclude con una mostra, con la quale cerco di dare voce e visibilità alla loro sperimentazione. Esiste un’edizione di Cascina I.D.E.A. anche in Puglia, I.D.E.A. Salento, inaugurata per la prima volta nel 2019 e poi riproposta nel 2021 in una masseria a Casarano, in provincia di Lecce, che è destinata a perdurare, per dare la possibilità agli artisti di vivere una realtà peculiare dal punto di vista paesaggistico.

Thomas De Falco, installation view, ph. Agnese Bedini

Impegno, competenza, intuito, capacità organizzative: cos’altro c’è dietro il successo delle tue iniziative?

Potrei dirti che è il valore che do all’arte, e il legame che essa ha con la mia vita e il mio essere. Non mi interessa produrre ricchezza, non sono interessata al mercato fine a se stesso. Ogni progetto è in continua evoluzione, cresce di complessità e di interazioni perché sono inarrestabili la passione e la voglia di trovare e anche inventare nuovi modi per promuovere gli artisti.

Thomas De Falco, installation view. Ph. Agnese Bedini

Quali sono o sono state le difficoltà e le sfide che hai affrontato e quali le maggiori soddisfazioni?

Difficoltà e sfide sono all’ordine del giorno, rendono ancora più dolci le soddisfazioni. La difficoltà più grande è stata quella che poi mi ha portato qui, ora. Nel 2004 aprii una galleria di fotografia italiana, sempre con la ferma intenzione di sostenere artisti che meritavano di essere guardati e apprezzati. Tante furono le soddisfazioni, eppure fu il sistema ad ostacolarmi, a mettermi in difficoltà. Difficoltà che scelsi di affrontare propositivamente: non ero una gallerista e non volevo esserlo, nel senso mero del termine. Ecco perché poi chiusi la galleria e scelsi di essere indipendente nell’articolazione di progetti indipendenti e sempre diversi. A questi sono legati tante soddisfazioni, come i progetti con Sheila Hicks e Pea White negli anni della direzione artistica di Vincenzo De Bellis a Miart. Ma sicuramente la soddisfazione più grande è quella di aver portato in Italia Ighsaan Adams.

Nicoletta Rusconi in Bite&Go nella sede permanente ad Agrate Conturbia, ph. Agnese Bedini

Hai sempre seguito con attenzione il linguaggio della Fiber Art, a partire da Sheila Hicks appunto, passando per Letizia Cariello e per artisti (all’epoca) emergenti come Igshaan Adams fino a Thomas De Falco…

Dalla pittura alla scultura, la fotografia, fino al tessile o alle installazioni site specific: ho sempre seguito tutti i linguaggi della grande arte contemporanea cercando di innescare sempre nuove interazioni tra i lavori. Senza dubbio ho un forte legame con gli artisti che hai menzionato, do molto valore al rapporto con loro. Ognuno di loro mi ha emozionato per qualcosa e certamente non mi allontanerò mai dal linguaggio della Fiber Art. Anzi… lo coltivo con costanza e passione.

Nicoletta Rusconi e Christiane Löhr, ph. Lorenzo Palmieri

In ambito internazionale constatiamo un crescente interesse per il medium tessile e la Fiber Art. Qual è lo stato dell’arte secondo te, e quali le prospettive e le proposte più convincenti?

È vero, c’è un crescente interesse per il medium tessile e la Fiber Art. Nella lavorazione dei tessuti, come nello sviluppo di queste opere, c’è un’attenzione alla sostenibilità, al metodo di approccio alle fibre naturali, alla valorizzazione della materia prima. Oggi l’arte è un sistema sempre più capillare, in cui le proposte fioriscono all’ordine del giorno: l’arte è del resto uno strumento per leggere, comprendere e, soprattutto, vivere le trasformazioni del nostro tempo. Ne abbiamo vissute tante e ne stiamo attraversando gli effetti. Oggi forse la prospettiva che dovrebbe guidarci potrebbe essere quella del sapere trasformare l’attuale riavvio in una finestra di opportunità.

Letizia Cariello, ph. Studio Abruzzese

Quali percorsi suggeriresti ai/alle giovani artisti/e che sono in cerca di opportunità per mettersi in gioco?

Suggerirei loro di studiare, di approfondire, di conoscere e di vedere. Oggi ci sono tante opportunità per i giovani artisti che vogliono mettersi in gioco: penso alle residenze per esempio, che permettono un continuo scambio con molteplici figure, dai curatori, ai critici, ai collezionisti. Penso ai programmi di scambi che offrono accademie e musei, soprattutto all’estero. Penso ai bandi che in molti Paesi i Ministeri della Cultura offrono. I giovani devono essere curiosi, devono essere se stessi, devono costruire un percorso che è prima cultuale, poi istituzionale e poi economico.

Christiane Löhr, ph. Lorenzo Palmieri

Un consiglio ai collezionisti che si avvicinano alle opere di Fiber Art?

Mi sento di suggerire di guardare sempre il percorso degli artisti, soprattutto i più giovani, che un collezionista può scegliere di sostenere. Prima di valutare quanto vendano, è importante conoscere gli artisti e studiare quello che fanno, a livello istituzionale, di residenze.

Ighsaan Adams, installation view, ph. Lorenzo Palmieri