Una mostra a Roma di Patchwork Giapponese: “Di cotone e seta”

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Quando ero bambina il museo Pigorini era “preistorico ed etnografico” e per noi ragazzini era molto divertente, esotico e poi c’erano le scalinate, le stanze tutte di marmo con gli affreschi alle pareti che ci impressionavano e confesso che non ci tornavo da lungo tempo.

L’occasione: una mostra inaugurata qualche giorno fa e curata da Quilt Italia in collaborazione con il Museo della civiltà e del lavoro, della quale sono venuta a sapere per caso. Misteri gaudiosi delle trasmissioni informatiche, ma stando un pochino più attente si viene a capo di tutto.

La mostra è al secondo piano che poi è un primo rialzato, sontuoso una scalinata con colonne di marmo e davanti a noi pochi passi e c’è il grande salone, davvero immenso. Chissà chi ci credevamo di essere, cosa pensavano gli architetti del tempo? Finite le atmosfere raccolte e un po’ buie del bel tempo andato? Fine delle elucubrazioni.

Subito a destra, salite le scale, ecco la mia meta. In una grande stanza tappezzata di stoffa nera, appesi su tre lati ci sono sedici quilt, tutti della stessa misura, credo 80x80cm; al centro quattro teche di vetro a forma di cubo, grandi, contengono oggetti dell’artigianato e della tradizione giapponese.

Sabato tarda mattinata, deserto. Una nonna conduce due bambini, i nipotini senz’altro liberi dagli impegni scolastici, attraverso le sale; il più grande un bimbo riccioluto è molto interessato e fa domande anche la bimba più piccola quando vede le bamboline di carta si eccita un po’. La nonna dice Cina e io la correggo: Giappone e racconto brevemente al bimbo che mi guarda quasi incantato cos’è un kimono e come quei pannelli sono realizzati tutti con stoffe, meglio se usate. Sguardo meravigliato vorrebbe sentire ancora? Mi astengo torno alle foto e a guardare i lavori delle colleghe giapponesi che hanno fatto tutto a mano: appliquè e quiltatura.

La Festa delle Bambole si celebra in Giappone il 3 marzo, queste sono due figurine che rappresentano una coppia imperiale (Edo 1615-1868)

Qui ogni elemento è accostato all’altro a rappresentare un edificio, un tessuto urbano “scomposto” da un forte vento.

Il fiore di corniolo,speciale per la città di Ichinomiya, che ho scoperto è gemellata con Treviso dal 2000.

“Il nuovo anno” composto da blocchi tradizionali, fatti con stoffe di kimono quelli realizzati appositamente per l’ultimo dell’anno. Ricco di fantasia e ricordi.

Costruire con la carta, la magia dell’origami. Sullo sfondo una scatola da lavoro con fili.

La danza dell’armonia. In giapponese “wa”, impregna la società, il cibo, la casa, tutte le attività dell’uomo.  Armonia è fondamento della civiltà.

Donna di carta con ventaglio, eterna.

Per finire un piccolo collage di particolari che rappresentano l’ispirazione poetica e la leggerezza di queste artiste.

Il Quilting che praticano le giapponesi non dimentica mai la tradizione del lavoro povero. Un capitolo di questa storia davvero interessante.

Il Festival di Tokio, che si è tenuto lo scorso gennaio, ha esibito centinaia di opere anche di giovani artiste. Una concorrenza forte con tutto il resto del mondo e lo sappiamo che è così, ma resisteranno perché ormai hanno una diffusione commerciale dei loro prodotti da noi e in tutta Europa.

Un fascino irresistibile: i colori i disegni delle stoffe, per non parlare delle sete, si adattano ad ogni stile.

Purtroppo di questa Mostra, che vi consiglio di visitare, non esiste un catalogo, una brochure, almeno sul posto e quindi per non far torto a nessuno non ho menzionato i nomi delle quilter, ma se qualcuno ne sapesse qualcosa, mi farebbe una cortesia a darmene notizia.

1 Comment on "Una mostra a Roma di Patchwork Giapponese: “Di cotone e seta”"

  1. Nilda Frenkiel de Roizner | 28 Maggio 2019 at 16:11 | Rispondi

    Felicitaciones!!!

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