MICHELA CAVAGNA – Mappe emotive Il patto del gregge #1:25

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Mappe emotive Il patto del gregge #1:25
tarlatana, fiocco di cachemire, filato cachemire/lana. Tecnica: feltro ad ago, ricamo. 30×30 anno 2022

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Description

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MICHELA CAVAGNA

Tracciare sentieri, mappare percorsi, analizzare, suddividere i livelli, le strade, gli alpeggi, gli edifici, le edicole religiose e ancora segnare le altitudini, i corsi d’acqua, i reperti storici, i sentieri, ovvero rappresentare il territorio nella sua complessità con segni, simboli, numeri, riconosciuti e codificati in un linguaggio tecnico che ci consente di interpretare e di leggere quei segni astratti per poterci orientare, nello spazio ma anche nel tempo. Come un cartografo così traccio e ricerco la simbologia di luoghi per me significativi, però uso e codifico il linguaggio segnico in modo da trasformarlo in un racconto onirico, tattile, emozionale. Il gesto di tracciare e identificare sulla mappa i diversi livelli di lettura della carta geografica mi riporta agli anni in cui studentessa di architettura con la carta da lucido estrapolavo, disegnavo coi colori e le linee, i punti, i tratteggi, la morfologia urbana di un luogo per definirne dinamiche territoriali, stratificazioni storiche, antropologiche, culturali. Quindi come il cartografo interpreto il territorio ma i segni di queste mappe su tarlatana raccontano della sparizione di una tradizione, quella pastorale, la vera protettrice della montagna il cui territorio rischia di modificarsi a causa della sempre più difficile scelta di vita di chi ci vive.

Una mappa emotiva – e ancora una volta il mio territorio è fonte di ispirazione (potrebbe essere benissimo un territorio montano estremo qualsiasi), dove le flebili tracce dei sentieri percorsi dalle greggi sono come torrenti quasi prosciugati, come unghie che tracciano solchi, graffi nella pelle lacerata della Terra. Riscrivo alcuni dei toponimi facendo scelte determinate da un livello diverso di lettura e associo ad essi momenti specifici della mia esperienza.

Michela Cavagna (1971) vive e lavora in una grande, vecchia, casa nel bosco nelle Alpi Biellesi, in Piemonte. Cresciuta in un ambiente dove la natura e il lavoro nell’industria tessile hanno plasmato la sua vita e la sua visione del mondo. Dopo alcuni anni trascorsi in Indonesia dove ha scoperto e sperimentato un’arte legata alle tradizioni ed ai materiali locali. Dopo gli studi artistici e una Laurea in Architettura, ha costruito un bagaglio di esperienza nel mondo dei materiali con una particolare predilezione per quelli grezzi e la ricerca e analisi del significato profondo che ogni materiale può trasmettere cercando nuove contaminazioni. Lavora con la tessitura, il ricamo, la stampa su stoffa, la xilografia, i metalli, la ceramica. Tra le mostre personali recenti: (2022) Paratissima, Savoir-faire, Torino; Biennale Le Arti Possibili, Milano; (2021) ‘Iris. Inverno (e poi sarà primavera)’, BI-BOx Art Gallery, Biella; (2018) ’I inhabits: rooms, cities, dreams and fears’, Italian Cultural Institute, Jakarta. E tra le ultime collettive: Gioiello scomposto, Casa Museo Boschi di Stefano, cura Anty Pansera Patrizia Sacchi, Milano; Sono tazza di te! cura Anty Pansera Patrizia Sacchi, Palazzo d’Avossa Vietri sul Mare, Salerno; (2021) Borderline Festival LAYERS, a cura Erika Lacava Barbara Pavan, Scuderia di Palazzo d’Adda, Varallo Sesia; The yearning for the irrational, Casa Regis Contemporary Art Biella; Elisabetta Zavoli. Farfalle di velluto. Viaggio nell’Indonesia transgender, Modena Palazzo dei Musei, Biblioteca Civica d’Arte e Architettura Luigi Poletti; Terra Promessa, a cura di Barbara Pavan, Amatrice.