• 24 Settembre 2022 9:10

QUARTA EDIZIONE PER TODI OPEN DOORS. E LA FIBER ART TORNA NEGLI ANDRONI DEI PALAZZI STORICI

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*Foto in evidenza: Francesca Rossello Antill II inchiostro calcografico su mussola di cotone cm-90×20 metri @ZouhairBellahmar


Da diversi anni Todi, in Umbria, ha fatto dell’offerta culturale – dal teatro all’arte contemporanea – un fattore prioritario di crescita e sviluppo (anche economico) del territorio e della comunità che lo abita e che non soltanto è in incremento ma anche sempre più internazionale. L’investimento nella contemporaneità ha premiato il coraggio dell’Amministrazione e oggi quella tuderte è una realtà altamente attrattiva e dinamica, capace di valorizzare il patrimonio storico e tradizionale assicurando continuità ed evoluzione nel futuro.

Questo contesto vivace è anche la cornice in cui ha preso il via la quarta edizione di Todi Open Doors, il progetto ideato da Silvia Ranchicchio e Michele Ciribifera, inaugurata domenica 28 agosto con grande affluenza di pubblico. Come negli anni precedenti, diversi curatori ed artisti sono stati invitati a confrontarsi con gli spazi ibridi degli androni dei palazzi storici, luoghi non luoghi sul confine tra pubblico e privato e, contestualmente, a vivere e condividere la realtà locale nel corso della residenza che prevede gli allestimenti site specific e che precede l’apertura dei portoni al pubblico.

Laura Guilda-Keep Aware - installazione dimensioni ambientali e Emergency filo rosso cucitura su sedia vintage @ZouhairBellahmar

Anche questa edizione conferma l’attenzione verso le pratiche artistiche riconducibili al medium tessile con gli spazi di Palazzo Pellegrini, di Palazzo Friggi Spazzoni e di Palazzo Morghetti affidati a Margaret Sgarra che vi ha curato, rispettivamente, le installazioni di Laura GuildA, Giun.go Lab e Francesca Rossello.

Un’opera dalle dimensioni ambientali quella di Laura GuildA che ha ridisegnato il luogo attraverso l’intervento con il nastro segnaletico evocando le restrizioni seguite alla diffusione del Covid 19 che hanno cambiato funzione e fruibilità dei siti, anche di quelli un tempo familiari; uno spostamento traumatico della nostra percezione del mondo che abitiamo e che ci circonda, uno spaesamento che ci ha resi estranei alla nostra stessa quotidianità. Il nodo, l’intreccio, il macramè con cui GuildA modifica l’architettura dell’androne trasformando una tenda in una finta porta che non conduce in alcun dove o una sedia in una seduta su cui non ci si può appoggiare restituiscono all’osservatore in una dimensione immersiva l’ambiguità dell’esperienza che abbiamo attraversato lasciando aperta la riflessione su come gli eventi degli ultimi due anni abbiamo influito sulla nostra esistenza.

GIUN.GO LAB, Mater, 630 km di filo conduttore, tecnica mista e filo elettrico @ZouhairBellahmar

La sacralità dell’acqua è invece il tema dell’installazione del collettivo pugliese Giun.go-lab, collettivo artistico nato nel 2012 e composto da Giuseppina Longo e Fabio Bianco. Mater, 630 km di filo conduttore ha la forma di una Madonna immersa in una suggestiva luce rossa, una figura che prende forma da un filo elettrico che ne definisce i contorni senza soluzione di continuità e che emerge dal profondo dell’antico pozzo del palazzo. Madre per la sua capacità di nutrire la vita, di esserne anzi presupposto essenziale, ma anche apparizione inquietante nella luce incendiata che allude all’allarmante condizione delle risorse idriche del nostro pianeta, l’opera celebra il miracolo dell’acqua che idealmente potrebbe arrivare a questa fonte scorrendo per i 630 km che la separano da Taranto, città natale dei due artisti e, ahimè, terra pesantemente compromessa dall’inquinamento derivato dall’azione dell’uomo. Le molteplici dualità di quest’opera in cui materiale industriale e materia naturale veicolano sacro e profano, il placido scorrere della vita e la minacciosa devastazione dello sfruttamento indiscriminato della natura, lasciano aperta la riflessione su dove conduca – davvero e infine – il filo conduttore e quale sia la responsabilità di ogni individuo sulla meta di questo viaggio.

Sono invece le formiche carpentiere le protagoniste della grande installazione di Francesca Rossello, insetti sociali che scavano infinite gallerie nelle strutture lignee. Con la grazia raffinata che contraddistingue la sua pratica, l’artista ci restituisce le geometrie nascoste di questi labirinti infinitesimali, un tributo alla meraviglia che la natura custodisce nelle sue pieghe più nascoste, al di sotto della superficie apparente del paesaggio. Lungo un telo di mussola di cotone di venti metri, un tessuto tradizionalmente impiegato per le lenzuola dei neonati, Rossello riporta le forme del legno segnate dalle tracce del percorso di queste creature minime cui restituisce una centralità monumentale, guidando lo sguardo dell’osservatore verso la grandezza delle piccole cose. La sua ricerca denuncia la pericolosa deriva cui va incontro il nostro pianeta, lo straordinario e insostituibile micro universo di cui inconsapevolmente – ma non per questo meno colpevolmente – gli esseri umani rischiano di privare il pianeta. Lo fa attraverso un linguaggio che ha la sua fermezza e la sua forza proprio nel sussurro della levità.