• 24 Settembre 2022 9:16

English (Inglese)

Traduzione a cura di Elena Redaelli


*Foto in evidenza: Monumental Schists (dettaglio singolo), 2020. Tessuti di recupero stratificati e tinti con l’indaco. 14 cm (l) x 4 cm (p) x 16 cm (h), ph. cr. e copyright Rachael Wellisch


Tessuti di recupero tinti a mano nelle tonalità naturali dell’indaco e sovrapposti in ripetuti strati, scarti di vecchie t-shirt tagliati in sottili strisce e poi annodati in opere come Knot Work o trasformati in una pasta da cui poi ricavare carta per Tomes. Sono questi i materiali da cui prendono forma le opere totemiche, le installazioni e le sculture di Rachael Wellisch, artista australiana laureata in Belle Arti alla Griffith University di Brisbane (Queensland) e dottoranda presso lo stesso ateneo. Numerosi i premi e i riconoscimenti al lavoro di questa interessante artista che ha fatto dell’ecologia, della sostenibilità, dell’attivismo ambientale e della conservazione del patrimonio culturale umano, i temi cardine del proprio lavoro.

In questa intervista, Wellisch ci offre una panoramica sul suo percorso di ricerca e su una pratica interdisciplinare che abbraccia scultura, pittura e arte tessile.
@rachael_wellisch
www.rachaelwellisch.com

Ritratto, Rachael Wellisch, ph. cr. and copyright Rachael Wellisch

Come ti sei avvicinata all’arte e qual è stato il percorso che ha contribuito alla tua formazione?

Fin da bambina, l’arte e l’artigianato sono stati dei passatempi, ma dopo aver avuto mia figlia, ho deciso di dedicarmi intensamente allo studio per capire se avrebbero potuto diventare qualcosa che avrei potuto fare a tempo pieno. Ho iniziato con lezioni serali di scultura, modellazione della ceramica e fotografia, e nel 2011, ho iniziato a frequentare un corso di laurea in Belle Arti. Ho continuato e ora sto quasi per concludere un dottorato in arti visive basato sulla pratica. Ho appreso la maggior parte delle tecniche tessili da autodidatta, sbagliando e riprovando. Ho frequentato la scuola d’arte specializzandomi in pittura, ma sono una di quelle pittrici contemporanee non convenzionali, che non usano la pittura tradizionale. Considero la maggior parte del mio lavoro nell’ambito della pittura ma in un senso allargato; penso alle opere in termini pittorici, considero la tintura come una sorta di pittura nel tessuto e di recente ho fatto “pulp-painting” per realizzare carta fatta a mano partendo da tessuti.

Tomes #21, 2020. Carta fatta a mano, da tessuti di recupero tinti con l'indaco. 165 x 186 cm (h), ph.cr. e copyright Rachael Wellisch
Tomes #18, 2022, carta fatta a mano da scarti tessili di recupero tinti con l'indaco - ritagli di magliette in jersey di cotone, 136 cm (h) x 136 cm (l) x 65 (p) cm, ph.cr. e copyright Rachael Wellisch
Tomi #13-16, 2020. Carta fatta a mano da tessuti di recupero tinti con l'indaco. Ciascuno: 38 cm (l) x 112 cm (h), ph.cr. e copyright Rachael Wellisch

Quale è il patrimonio culturale o multiculturale che ispira il tuo lavoro e informa la tua pratica?

Viaggiare e vivere in paesi diversi è stato sicuramente un elemento formativo per ciò che faccio e come lo faccio. Sono nata in Australia, una terra appartenente agli aborigeni e il mio background familiare è un mix di nazionalità (tra cui ungherese, libanese, irlandese, tedesca), mio marito irlandese/olandese è ora cittadino australiano e mia figlia è nata mentre vivevamo a Dubai al culmine della crisi finanziaria globale. Questi elementi, potenzialmente destabilizzanti, hanno in realtà influenzato il mio senso di appartenenza e connessione globale, ho diversi legami ancestrali a cui attingo. Penso sia importante considerare la catena di produzione dei materiali con cui scelgo di lavorare e il modo in cui si collega ai temi del mio lavoro. Qual è l’impatto sociale e ambientale dei materiali? Come artisti, ci sentiamo obbligati a fare, ma chiedersi chi ha prodotto i materiali scelti, dove sono stati prodotti e in quali condizioni sono considerazioni importanti.

Immagine della casa-studio, ph.cr. e copyright Rachael Wellisch

L’indaco è il colore che utilizzi in via esclusiva per creare le tue opere. Puoi parlarci di questa scelta e del valore simbolico che questo colore con le sue diverse tonalità assume nel tuo lavoro?

Coltivare l’indaco in maniera naturale e utilizzarlo per tingere è stata una scelta legata concettualmente alla sua ricca storia globale e perché i suoi processi riflettono i temi della trasformazione, della connessione, del consumo e della colonizzazione, rendendolo un soggetto potente quando si considerano temi ecologici. L’alchimia delle foglie verdi che fermentano fino a formare un liquido ramato, che trasforma le fibre in giallo/verde e poi si ossida fino alla splendida gamma di blu indaco, è semplicemente inebriante. Il processo è magico! Le gradazioni di colore nel mio lavoro sono sia sostanza che azione. Le tonalità più scure del blu richiedono ripetuti bagni di tintura, e tra l’uno e l’altro, un tempo dilatato necessario per l’ossidazione; l’intensità del colore nella stoffa si ottiene nell’arco di diversi giorni. In questo modo, col mutare dei valori cromatici, si visualizza lo scorrere del tempo, richiamando i passaggi e i punti di svolta del cambiamento climatico e della percezione che ne abbiamo.

Foglie di indaco che fermentano per estrarre la tintura, ph. cr. e copyright Rachael Wellisch
Foglie di indaco che fermentano per estrarre la tintura, ph. cr. e copyright Rachael Wellisch

Uno degli elementi che insieme al colore indaco caratterizza le tue sculture, è la presenza di infiniti strati e sottili strati di materiale che sovrapponi fino a creare l’opera finita. Oltre all’aspetto tecnico, la ripetizione e la stratificazione hanno un significato specifico nel tuo lavoro? Ne puoi parlare?

Cicli, continuità e connessioni sono temi ricorrenti, che esprimo utilizzando la forma del cerchio o attraverso la stratificazione. L’affrontare questioni ecologiche si inserisce in un contesto molto complesso e stratificato, per me è importante essere sensibile a questo aspetto. Così la stratificazione diventa un simbolo ma  il mio obiettivo è anche quello di trasformare I materiali, come un intervento alchemico. Non si tratta più di tessuti di scarto morbidi, flessibili e leggeri, le sculture diventano monumenti rigidi, densi e pesanti che parlano del nostro rapporto tra materiali, consumo e rifiuti. Le stoffe non sono semplicemente un substrato per un altro medium, ma si identificano come fibre vegetali ricostruite e rese profondamente diverse dalla loro forma originale. La ripetizione del colore e degli strati, così come la creazione di monumenti, è un modo per ricordare, richiamare e rinnovare le connessioni.

Bluestone Tablets, 2022. Tessuti di recupero tinti con indaco e stratificati, 37(h) x 30(l) x 25(p) cm, ph.cr. e copyright Rachael Wellisch
Recuperated Material Monuments#18, 2020. Tessuti di recupero tinti con indaco e stratificati. 50 cm (l) x 30 cm (p) x 20cm (h), ph.cr. e copyright Rachael Wellisch
Recuperated Material Monuments#17, 2020. Tessuti di recupero tinti con indaco e stratificati. 50 cm (l) x 30 cm (p) x 20cm (h), ph.cr. e copyright Rachael Wellisch

Puoi parlarci della serie More Monuments, ispirata agli henges? Come è nata e cosa racconta?

Queste sculture impiegano rifiuti tessili provenienti dalle nostre case, ad esempio vecchie lenzuola, vestiti e tovaglie raccolte o donate, dove il tessuto viene prima tinto a mano con l’indaco, stratificato un pezzo alla volta e poi tagliato e modellato a mano. Motivate dalla quantità di rifiuti tessili che finiscono in discarica, questi lavori impiegano la sovrapposizione del tessuto, che spontaneamente conferisce l’aspetto stratificato di una conformazione rocciosa, come se si trattasse di campioni di terra estratti dal sottosuolo. Successivamente li plasmo in vari monumenti. Si ritiene che i terrapieni neolitici, noti come henges (come Stonehenge), fossero luoghi di condivisione di una vasta conoscenza enciclopedica che era fondamentale per la sopravvivenza dell’uomo in epoca pre letteraria. Concettualmente utilizzo il monumento e il concetto di mnemotecnica per riflettere il richiamo e la ricollocazione del nostro posto all’interno del mondo naturale e la nostra cura per esso.

Monumental Schists #5, 2021 (dettaglio). Tessuti di recupero tinti con indaco e stratificati. 22 cm (l) x 6 cm (p) x 32 cm (h), ph. cr. e copyright Rachael Wellisch
Monumental Schists #3, 2021. Tessuti di recupero tinti con indaco e stratificati. 35 cm (l) x 30 cm (p) x 16 cm (h), ph. cr. e copyright Rachael Wellisch
Monumental Schists #8, 2022. Carta fatta a mano da scarti tessili tinti con indaco. 17(h) x 40(l) x 25(p) cm, ph.cr. e copyright Rachael Wellisch
Monumental Schists #9-12, 2022. Tessuti di recupero tinti con indaco e stratificati. 21(h) x 50(l) x 22(p) cm, ph.cr. e copyright Rachael Wellisch

Quali sono gli aspetti più impegnativi con cui ti confronti durante la creazione di un’opera?

Una delle sfide più divertenti è l’utilizzo di tessuti di recupero. Ho scatole di scarti “post-consumo” che mi vengono donati, scarti tessili dell’industria della moda o articoli danneggiati che trovo nei negozi dell’usato. Evitare che gli oggetti usati, danneggiati e di scarto finiscano in discarica è ovviamente un’ottima cosa, ma a volte mi capita di avere un materiale davvero bello da lavorare e di averne a disposizione solo una quantità limitata, per cui mi tocca conservarlo per un po’ e aspettare il progetto perfetto. Tuttavia, utilizzando gli scarti e i materiali naturali, posso sempre trasformare qualcosa in qualcos’altro anche se non mi riesce al primo colpo. La maggior parte delle mie opere è piuttosto laboriosa, quindi ho sempre più pezzi in corso contemporaneamente. Questo funziona come una sorta di procrastinazione produttiva, perché se mi blocco su una cosa posso passare a un’altra finché non capisco cosa devo fare dopo.

Recuperated Material Monuments #15-20, 2022, tessuti di recupero tinti in indaco e stratificati, sei pezzi su basamenti personalizzati realizzati anche con materiali di recupero, dimensioni variabili, ph.cr. e copyright Rachael Wellisch

Il tuo lavoro parla di attivismo ambientale, ecologia, conservazione del patrimonio culturale umano. Cosa ti ha attirato verso questi temi? 

Nonostante decenni di attivismo e protesta contro i danni ambientali, sembra ancora difficile stimolare un vero cambiamento culturale. L’attuale accelerazione dell’impatto umano sull’ambiente indica che questo tema deve essere ancora riformulato e condiviso. Il mio lavoro, tuttavia, non è inteso come un monito alla crisi climatica, né come un esplicito invito all’azione, ma piuttosto come un contributo stratificato alla conversazione sull’essere consapevoli di ciò che abbiamo e su come gli esseri umani e l’ambiente naturale siano profondamente connessi. Le arti aiutano a elaborare informazioni ed emozioni, soprattutto in tempi di crisi, svolgendo un ruolo importante per un approccio diverso alla sostenibilità. La trasformazione dei rifiuti in qualcosa di valore attraverso uno sforzo lento, deliberato e attento, sfida il ritmo sfrenato del consumismo.  Offre inoltre una speranza mettendo in risalto il potenziale, piuttosto che la disperazione; un elemento critico in un’epoca di frustrazione, paura e stanchezza dovuti al senso di ansia rispetto alle questioni climatiche.

Recuperated Material Monuments #7, 2019, tessuti di recupero tinti con indaco e stratificati. 30(h) x 35(l) x 25(p) cm, ph.cr. e copyright Rachael Wellisch

Progetti futuri e in corso?

Polymorphic Magic è una mostra personale di opere recenti, in corso alla Redland Art Gallery di Cleveland, nel Quandamooka Country, Queensland, Australia.

Alcuni dei miei lavori sono esposti a Petite una mostra di mini tessili, a Wangaratta, Victoria, Australia.

Alcuni pezzi sono parte di una mostra itinerante, Textile Art of Today 6, attualmente al Moravian Museum, Uherské Hradiště, Repubblica Ceca, che in ottobre passerà al Muzeum Historyczne, Bielsko-Biała, Polonia.

Sempre quest’anno, inoltre, in Polonia ho un lavoro nella mostra Baltic Mini Textiles, Muzeum Miasta Gdyni, Gdynia, Polonia, che aprirà nel dicembre 2022 e durerà fino a giugno 2023.