• 4 Dicembre 2022 12:15

Residenza di un mese e mostra personale di Alice Sheppard Fidler

English (Inglese)

Imagining The Fluidity Of Permanence (uno scambio tra un artista del 21° secolo e un edificio del 17° secolo)
A cura di L. Mikelle Standbridge
Casa Regis – Centro di Cultura e Arte Contemporanea, Italia
17 aprile – 30 maggio 2022

Dettagli degli appuntamenti che precedono l’apertura:

-Il weekend F.A.I. (il 26/27 Marzo). Registrazione attraverso la pagina web del F.A.I.

-Slow Art Day – il 2 aprile dalle ore 15 alle 17.30, un incontro approfondito con l’opera e l’artista, un pomeriggio moderato dalla curatrice milanese Erika Lacava (laureata in filosofia dell’estetica). Tè in giardino. Si prevede di stare insieme per tutto il pomeriggio.

Apertura:

Ricevimento/vernissage di apertura: 17 aprile (dalle ore 15 alle 18)

Apertura al pubblico: 18 aprile (dalle ore 15 alle 18)

Visite su appuntamento, in genere il sabato. Cerchiamo di agevolare tutti i visitatori. La mostra rimarrà aperta fino al 30 maggio.

E’ gradita la prenotazione per uno o più eventi degli eventi in programma. Rispettiamo la legge vigente sui Green Pass.

Testo critico:

In preparazione alla mostra personale di Alice Sheppard Fidler a Casa Regis – Center For Culture And Contemporary Art, l’artista sarà in residenza per un mese.

Produrrà, in parte, installazioni site-specific realizzate con materiali locali e trovati legati all’edificio. Installerà anche lavori itineranti, che vagano da un luogo ristrutturato a un altro alla ricerca di significati e narrative diverse e inerenti ai nuovi contesti.

L’architettura è un tema centrale nel suo lavoro, come metafora di una presenza duratura ma anche mutevole a seconda del tempo e della pressione. Non differente da altri edifici in cui Alice ha lavorato, Casa Regis è stata un tempo dimora di nobili, poi un convento di suore, poi un luogo di abbandono e incuria, ed ora è un luogo per artisti.

Insinuandosi nell’area tra disuso e riutilizzo di un immobile, l’artista sottolinea l’esperienza umana. Alice identifica qualcosa di rigido, sia esso concettuale (una regola, una legge, un codice sociale, un’idea) o fisico (una struttura, una superficie dura, un muro); così l’artista inizia a lavorare negli interstizi morbidi situati attorno o sopra queste rigidità, come la pelle attorno alle ossa. I suoi spazi morbidi si materializzano spesso sotto forma di tessuto o sono messi in risalto dal movimento e dalla presenza del corpo umano nell’atto di assemblare. L’artista collabora anche con artisti del suono o della performance di improvvisazione per indagare i blocchi o le aperture dello spazio esplorandone le possibilità prima di concludere le sue opere.

Le strutture permanenti sono “i pilastri della società” e il lavoro di Alice, in risposta, rappresenta un intreccio ben ponderato di obblighi, aspettative, conformità, vulnerabilità, lotta e resistenza.

Questi concetti assumono significato se si presta attenzione, prima di tutto, alla sua ode rivolta ai materiali. I mattoni, il velluto, la sabbia, i secchi di acciaio galvanizzato…

l’ironia delle superfici e la disposizione disordinata degli elementi, è così che l’opera esprime il suo contenuto.  Potremmo anche prendere in prestito un pensiero da “Against Interpretation” di Susan Sontag, in cui l’autrice avverte che l’eccessiva intellettualizzazione e interpretazione è “a spese dell’energia e della capacità sensuale”. L’idea è quella di sperimentare in maniera più immediata ciò che è di fronte a noi. Uno spettatore deve veramente percepire e sentire la pressione, l’umano, il punto di domanda contenuto nell’opera. La reazione viscerale genera ma al contempo supera il concetto ed è proprio questo sviluppo e negazione che rende l’opera profonda.

Mikelle Standbridge