• 3 Dicembre 2022 0:30

RIFLESSIONI: TRA SARTORIA, FIBER ART E LIBERTA’

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CATERINETTE: TRA ARTE E LIBERTA
Una mostra a cura del collettivo LaMasca

Agli inizi del ‘900 le famiglie benestanti si rivolgevano alle sarte per abiti e biancheria; ruolo talmente necessario da dedicare una stanza della casa a questo compito. In questa stanza non si intrecciavano solo fili, ma anche vite, a confronto i due mondi: quello dei committenti e quello poverissimo delle sarte che si limitavano ad assistere alle vite altrui. Una di queste donne è protagonista del romanzo “Il sogno della macchina da cucire” di Bianca Bitzorno, ragazza di umilissime origini che ambisce ad elevarsi dal suo rango grazie al duro lavoro della sarta, medesima ambizione di indipendenza economica la ritroviamo in Hester Prynne de “La lettera scarlatta” di Nathaniel Hawthorne. Figure disprezzate dalle classi più alte della società ma per loro indispensabili.

Collettivo LaMasca - “CATERINETTE: TRA ARTE E LIBERTA’”

Possiamo ritrovare queste vicende nelle vite reali delle Caterinette, così chiamate le sarte e modiste a Torino, prendendo il nome da Santa Caterina, scelta dalle apprendiste stiliste francesi in quanto agli inizi del secolo il capoluogo piemontese era considerato la capitale della moda italiana.

I sarti costavano troppo (pagati circa il doppio delle donne), così ci si rivolgeva alle Caterinette, (sartine in tono canzonatorio); questo lavoro permetteva loro di avere una certa indipendenza economica senza necessariamente dover trovare marito per poter condurre una vita autonoma.

La stanza dedicata al cucito, simbolo di indipendenza, rimanda a Virginia Wolf che ci ricorda che occorre contrastare le restrizioni imposte nel corso dei secoli alla creatività femminile dalla società, dalle leggi e dalle convezioni con la sua “Una stanza tutta per sé”.

Collettivo LaMasca - “CATERINETTE: TRA ARTE E LIBERTA’”

Un’altra autrice ha soppesato la relazione tra la donna e i lavori tessili, Rozsika Parker in “The Subversive Stitch: Embroidery and the Making of the Feminine”, la quale porta il ricamo al di fuori del mondo dell’intimità domestica in quello delle belle arti creando un importante passo avanti nella storia e nella critica dell’arte, favorendo l’emergere dei movimenti artigianali in espansione di oggi. La separazione del ricamo dalle belle arti è stato un elemento importante della storia dell’emarginazione del lavoro femminile: tale lavoro è sempre stato classificato come artigianato. La separazione gerarchica tra le varie forme d’arte è solitamente dettata dai fattori di classe del sistema economico e sociale, così come esiste una connessione importante tra la gerarchia delle arti e le categorizzazioni sessuali maschio/femmina. Le divisioni emersero durante il Rinascimento, nel tempo in cui il ricamo ebbe larga diffusione tra le donne a livello amatoriale, che lavoravano a casa e senza paga.

Arte e ricamo agli antipodi, la prima prodotta in modo predominante dagli uomini nella sfera pubblica e per soldi; la seconda principalmente affidata nelle mani delle donne lavoratrici o delle donne svantaggiate della classe medio/bassa nella sfera domestica per “amore”, gesto futile non necessario ad un fine specifico se non quello ornamentale e accessorio; il termine è stato generato da una ideologia della femminilità come servizio e altruismo sottolineando come le donne lavorino per gli altri, indi il contenuto nei lavori viene subordinato alla delicatezza e alla forma decorativa.

Piuttosto che riconoscere che il ricamo e la pittura sono attività diverse ma di uguale status artistico, a questo ed ai mestieri associati al “secondo sesso” ne viene accordato un valore minore.

Questa forma di espressione non può essere considerata artigianato in quanto non rispetta il fine utilitaristico alla base dello stesso, gran parte del ricamo è puramente pittorico. Nel XVIII secolo si riteneva fosse una attività appropriata per le donne per via della loro connaturata debolezza fisica, per questo le femministe, per un certo periodo, lo hanno incolpato per qualsiasi limitazione alla vita delle donne che sono impegnate nel combattere.

L’arte del ricamo è, senza dubbio, una pratica culturale che coinvolge iconografia e stile, avente rilevante funzione sociale. Oggi il tema del cucito si declina nella fiber art: mezzo per abbattere le tradizionali divisioni tra belle arti e arti applicate, specie quelle considerate tipicamente femminili. La Fiber art è un linguaggio espressivo autonomo, una dichiarazione d’indipendenza nella scelta stessa del medium tessile.

Il collettivo LaMasca (composto da Letizia Imasumaq Huancahuari Tueros, Anastasia Talana, Giulia Lungo e Anna Bassi) sarà impegnato in una mostra in onore delle Caterinette e di quello che rappresentano.

Collettivo LaMasca - “CATERINETTE: TRA ARTE E LIBERTA’”

LA MOSTRA “CATERINETTE: TRA ARTE E LIBERTA’”
Dove: Spazio Ruggine Home Gallery, via Cenisio 62, Milano

Date e orari:

25 novembre h 18:00 – 21:00 (vernissage e talk)
26 novembre h 18:00 – 21:00
27 novembre h 18:00 – 21:00 (finissage)

In occasione della Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, ci sarà un talk con ospiti che si susseguiranno per parlare dell’argomento scelto per la mostra e riguardo la ricorrenza.

Gli interventi saranno a cura di:

  • Margaret Sgarra (curatrice d’arte contemporanea e storica dell’arte), che racconterà del rapporto esistente tra sartoria, arte tessile ed emancipazione;
  • Anna Bassi, che presenterà l’app “Inside” (progetto di tesi sugli archetipo del femminile ideato nel 2021) di Alessia la Salandra (Artista terapista, dott.ssa in Psicologia comportamentale e cognitiva applicata, insegnante) creato con la collaborazione di Ilaria Fattori (dott.ssa in Design dell’architettura, analista funzionale che svolge funzioni di coordinamento per progetti volti alla digitalizzazione dei processi della pubblica amministrazione) e di Anna Bassi (artista tessile e membro del collettivo LaMasca).

OPEN CALL

Il collettivo artistico LaMasca vuole incoraggiare la libera espressione che permette questo mezzo attraverso una open call per creare un’opera partecipata, dove chiunque potrà dare il proprio contributo anche senza competenze artistiche pregresse. LaMasca intende realizzare un mantello artistico per omaggiare Lisitrata e tutti coloro che come lei si sono battuti in nome del loro popolo per proteggerlo. A questo link si potrà accedere per maggiori dettagli:  https://www.artemorbida.com/il-mantello-di-lisistrata/