• 24 Settembre 2022 8:50

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Saba Najafi è nata in Iran nel 1979. Dopo la Laurea in Pittura all’Università Alzahra di Teheran e il Master all’Accademia Honar della stessa città, si trasferisce a Milano dove si laurea prima in Pittura e poi in Arteterapia all’Accademia di Belle Arti di Brera. Visual artist, si muove tra video e installazioni, usando materiali tessili e naturali come pietre, rami, foglie.

Ha all’attivo numerose mostre in Italia e all’estero tra cui, recentemente, a Studio Pepe36 di Milano, la partecipazione al Festival del Tempo curato da Roberta Melasecca a Sermoneta e alla Biennale di Arte Ambientale “La natura dell’arte”, a cura di Elena Isella a Mariano Comense.

A fine agosto 2022 è stata inaugurata la sua mostra personale “Refuge” presso il Civico Museo Setificio Monti di Abbadia Lariana in cui l’artista ha lavorato come ad un’unica installazione site-specific, abbracciando le tre navate del piano terra del Museo della seta, giocando con gli elementi principali dell’edificio attraverso rielaborazioni delle ultime serie avviate a partire dal 2020: “Metamorfosi”, rami legati tra loro da strisce di tessuto come bende medicali, “Inner care”, pietre parzialmente rivestite di tessuto, e nuove elaborazioni della serie “Stone as memories”, in papier mâché con inserti calligrafici.

L’ho intervistata per ArteMorbida proprio in occasione dell’allestimento di quest’ultimo progetto.

Saba Najafi “Refuge”, Civico Museo Setificio Monti

La mostra al Civico Museo Setificio Monti di Abbadia Lariana è strutturata come un’installazione site-specific. Perché hai scelto di lavorare sugli spazi del Museo della seta e come si lega questo materiale con il tuo lavoro?

La seta è stata il mio primo materiale al di fuori della pittura e l’ho usata per il suo carattere delicato e riflessivo. Oltre a questo legame la seta offre con la sua storia e il suo processo produttivo molti spunti per idee che erano in linea significativa con la mia ricerca artistica. I concetti a me cari come tempo, vita e memoria si riflettono attraverso il percorso del Museo che ha come protagonista la seta e la sua storia.

In uno spazio espositivo unico e diverso da qualsiasi altro, la storia della seta ha creato un legame tra oriente e occidente attraverso culture diverse che nascondono molteplici sfumature. Il miglior modo di dialogare con lo spazio era progettare un lavoro site-specific che è unico e specifico, a livello personale questa tipologia di lavoro mi interessa molto perché è diversa dalla creazione in studio. É una sfida con lo spazio e con me stessa portandomi a provare emozioni attraverso l’ideazione, l’attesa e la realizzazione al momento.

Il legame tra il mio lavoro e la seta è di tipo emotivo. Uso tessuti come fili e strisce di cotone. I miei materiali non hanno sempre la stessa origine, ma appartengono alla stessa grande famiglia del tessile e c’è la familiarità nella forma. La seta rappresenta la delicatezza e la riflessività, una riflessione su me stessa, sul mio mondo e la relazione con gli altri. La nascita della seta è in relazione stretta con alberi, rami e foglie, che sono frammenti delle mie opere. Il Museo della seta poteva essere un bozzolo per far volare le mie nuove idee.

Saba Najafi “Refuge”, Civico Museo Setificio Monti

La tua formazione artistica all’“Honar” Art University di Tehran, in Iran, e successivamente all’Accademia di Belle Arti di Brera è in pittura, ma da diversi anni lavori anche e soprattutto con materiali tessili. Quando e come sei passata a occuparti di questo e quanto del tuo percorso in pittura è rimasto nel tuo lavoro oggi?

È successo nel 2013, in occasione della mia tesi all’accademia di Brera con il titolo “Intimità contemporanea”. Non riuscivo ad esprimermi con la pittura perché si trattava di una comunicazione dall’interno verso l’esterno, tra me e gli altri, dove la distanza e lo spazio aveva un forte significato. Per cui ho scelto di usare strati di tessuto invece del colore. I primi lavori sono stati realizzati su telaio, vicino al formato pittorico. Dal percorso attraverso la pittura ho imparato la capacità di guardare, analizzare i dettagli e libertà di immaginare.

Saba Najafi “Refuge”, Civico Museo Setificio Monti

E quando invece hai iniziato a creare installazioni?

Il primo passaggio è stato dalla pittura al materiale tessile. Ho usato i fili di lana e la seta per esprimermi sulla diversità nel percepire culture differenti. Ho voluto usare la seta perché rifletteva in modo simbolico l’immagine dello spettatore e in maniera molto naturale ho usato i fili di lana come simbolo della mia cultura o come altre culture identificano la mia.

Il passaggio successivo all’installazione non è stata una decisione, ma è accaduto ed era legata a quello che dovevo esprimere al momento. Mi ricordo che una amica dopo aver visto le mie prime opere di pietra nel 2019 mi ha detto: ora fai lavori tridimensionali? Questa domanda mi ha sorpresa molto: per me non era una separazione rispetto a quello che facevo prima, anche se la forma era diversa. Non mi ero accorta del cambiamento. Da allora continuo a fare installazioni portando avanti anche i lavori su tela.

Saba Najafi “Refuge”, Civico Museo Setificio Monti

In che modo entra nelle tue opere il rapporto con l’Iran?

L’arte tessile è presente e importante nella vita in Iran. I bambini, andando a gattoni, vagano su tappeti con paesaggi ricchi di colori: giocano e crescono in giardini persiani sui pavimenti di casa. Da artista, avendo un forte riferimento culturale nel mondo tessile, cerco di tenere la mia identità, ma l’Iran è presente nel mio pensiero, nel patrimonio emozionale, nella memoria, nel mio modo di essere e agire. La lingua e la cultura ci plasmano e incidono molto sul nostro modo di percepire il mondo. Per cui inevitabilmente il mio sguardo è filtrato dalla mia cultura e dal mio vissuto personale.

Saba Najafi “Refuge”, Civico Museo Setificio Monti

Nei tuoi lavori abbini frequentemente il tessuto a materiali naturali come pietre, foglie e rami.

Mi identifico molto con gli elementi naturali. Ho tanta passione per la natura, con uno sguardo da ricercatore. La natura è magica, mi perdo nei dettagli e nelle forme. A volte raccolgo degli elementi che poi utilizzo in futuro e questo è un aspetto scoperto da poco analizzando il salto dalla pietra ai rami che rappresenta un momento molto fragile nella mia vita. Nella maggior parte delle mie opere gli elementi naturali si materializzano o danno corpo a concetti che riguardano varie sfumature dell’esistenza umana: per esempio, nelle pietre si passa da vari stati d’animo, denominati “Autoritratti”, all’inconscio, mentre invece nella serie “Metamorphosy” con l’aiuto di rami materializzo la resilienza in uno stato fragile.

La stessa natura degli elementi mi aiuta ad esprimermi: il tessuto e i fili sono i legami tangibili che uniscono e attraversano il mondo con molteplici concetti.

Saba Najafi “Refuge”, Civico Museo Setificio Monti

Qual è il filo conduttore che unisce i tuoi lavori?

Il filo conduttore è la mia ricerca di sfumature dell’esistenza in relazione con la natura, gli esseri umani e il mondo. Ricerca nelle mie sensazioni di percepire il vivere, essere al mondo. In questa ricerca i materiali sono dei mezzi con cui esprimermi e per ora mi trovo molto bene con gli elementi naturali e i materiali tessili.

Che progetti hai per il futuro?

Negli ultimi anni per motivi personali ho lavorato più al chiuso nel mio studio, mentre ora ho voglia di uscire e portare alla luce le mie idee e i miei progetti. Esprimere e creare senza limiti.