• 10 Dicembre 2022 4:05

English (Inglese)

Artisti Faig Ahmed, Lisa Batacchi, Nino Kvrivishvili, Olaf Nicolai, Araks Sahakyan
Curata da Alfons Hug

21 Aprile – 20 Luglio 2022
Giudecca Art District, Venice – Spazio One contemporary Art
Info https://www.giudecca-art-district.com/
Ingresso Libero, martedì-domenica, dalle ore 11.00 alle ore 18.00

“Non è detto che Kublai Khan creda a tutto quel che dice Marco Polo quando gli descrive le città visitate nelle sue ambascerie, ma certo l’imperatore dei tartari continua ad ascoltare il giovane veneziano con più curiosità e attenzione che ogni altro suo messo o esploratore. Nella vita degli imperatori c’è un momento, che segue all’orgoglio per l’ampiezza sterminata dei territori che abbiamo conquistato, alla malinconia e al sollievo di sapere che presto rinunceremo a conoscerli e a comprenderli. ”

Italo Calvino, Le città invisibili, 1972

Goethe-Institut e Giudecca Art District presentano la mostra di arte tessile SILK, con artisti provenienti dal Caucaso, dall’Italia e dalla Germania.

Più di 10.000 anni fa, per la prima volta nel Caucaso e in Mesopotamia, capre e pecore furono addomesticate. Oltre a gettare le basi per l’insediamento umano e lo sviluppo della sua cultura e civiltà, questo evento inaugurava una sofisticata tradizione di arte tessile, di cui la fabbricazione di tappeti è una delle più note manifestazioni.

L’arte tessile continua ad essere ancora oggi di capitale importanza in molti paesi della regione tra il Mar Caspio e il Mar Mediterraneo. Per secoli, le donne del Medio Oriente, dell’Asia centrale, dei paesi balcanici e del Caucaso hanno tramandato queste arti e tradizioni ai propri figli. Gli intricati disegni e la varietà di materiali utilizzati nei tappeti ne fanno un’arte elaborata. In particolare, la stampa su seta era un prodotto fondamentale della manifattura nella regione del Caucaso, di cui sono testimonianze l’attuale fabbrica della seta e in misura ancor più rilevante il museo della seta a Tbilisi e il Museo dei tappeti a Baku.

Nino Kvrivishvili. Silk, Giudecca Art District, Venice - Spazio One contemporary Art

Nell’ambito del tessile, la storia del commercio e dell’industria ha giocato un ruolo importante fin dall’antichità. I tessuti riflettono le condizioni di continua evoluzione della produzione globale, forniscono, allo stesso tempo, informazioni sulla pratica manifatturiera e sulla realtà sociale, ma sono anche un universo estetico con un proprio potenziale poetico.

Gli artisti in mostra hanno imparato a decifrare il codice segreto del passato, a far scaturire una scintilla di poesia da queste tradizioni, permettendoci di percepire una boccata dell’aria che circondava le persone un tempo. Quasi si fosse stabilito un appuntamento segreto tra gli antichi Maestri e gli artisti di oggi, una debole forza messianica che riecheggia nei secoli.

Faig Ahmed. Silk, Giudecca Art District, Venice - Spazio One contemporary Art

Il progetto si focalizza allo stesso tempo sulla parte occidentale dell’antica Via della Seta, iniziata in Cina e terminata a Venezia, e vuole servire anche da correttivo culturale alla massiccia iniziativa cinese “Belt and Road” con i suoi obiettivi strettamente economici e geopolitici.

La mostra si avvicina alla Via della Seta come una camera di risonanza poetica e un mito positivo in cui idee, tecnologie e manufatti vengono scambiati e “barattati”, piuttosto che semplicemente commercializzati.

Olaf Nicolai. Silk, Giudecca Art District, Venice - Spazio One contemporary Art

Venezia è una città iconica non solo per la connessione con la via della seta, ma anche per i secolari scambi commerciali e culturali di questa con il mondo islamico, in particolare con l’impero ottomano. La darsena dietro la Biennale, ad esempio, si chiama “Darsena” dall’arabo “dar-as-sina” ovvero Casa dell’Industria divenuta poi “Arsenale”, una delle sedi della Biennale. Quindi, oltre che focalizzarsi sull’arte e l’artigianalità, il progetto “Western Silkroad” si colloca al crocevia di grandi civiltà. Piuttosto che insistere sui conflitti e gli attriti contemporanei, ad esempio tra Armenia e Azerbaigian, la mostra invita il pubblico a riflettere sul patrimonio comune e sull’eccellenza artistica di questi paesi.

È anche un’opportunità unica per mostrare artisti di tutte e tre le nazioni del sud caucasico (Georgia, Armenia, Azerbaijan) in un dialogo produttivo con artisti tedeschi e italiani. Dopo Venezia, la mostra viaggerà, idealmente, in tutti e tre i paesi del Caucaso meridionale.

Araks Sahakyan. Silk, Giudecca Art District, Venice - Spazio One contemporary Art

Faig Ahmed è noto per le sue opere concettuali che trasformano l’artigianato decorativo tradizionale e il linguaggio visivo dei tappeti in opere scultoree contemporanee. La sua arte re-immagina antichi mestieri e crea nuovi confini visivi decostruendo tradizioni e stereotipi.

Nino Kvrivishvili ha prodotto due arazzi tessuti a mano, che raccontano la storia della loro realizzazione nell’ormai defunta industria tessile sovietica. Numerosi studi per questi arazzi sono stati creati e successivamente trasformati in pezzi tessuti. I titoli dei semplici e astratti arazzi AISI e DAISI (Alba / Tramonto in georgiano) fanno riferimento ai nomi dei tessuti prodotti dall’industria della seta georgiana dell’era sovietica.

Basati sul principio dell’arazzo frammentato, del puzzle o del patchwork e realizzati con pennarelli su carta, i disegni di Araks Sahakyan formano un’installazione composta da decine di fogli liberi in formato A4 su cui l’artista ha riunito frammenti della sua memoria personale, scanditi da molteplici viaggi.

“Vorrei che tu fossi una foglia di gelso e io un baco da seta” è la citazione del poeta georgiano che Olaf Nicolai stampa sui manifesti che raffigurano i bachi da seta. L’artista ha fatto ricerche approfondite nell’iconico Museo della Seta di Tiflis che è un enorme archivio di vecchie fotografie, oggetti e artigianato. Lo stato di abbandono generale del museo serve come studio ideale per l’arte contemporanea, per la quale la rovina è sempre stata un regno privilegiato.

Nei due arazzi fatti a mano da Lisa Batacchi che sono parte del progetto Sand Storms in Medio Mundi, si percepisce una vena malinconica in riferimento alla perdita dell’antico misticismo che sorse lungo la Via della Seta, quasi in attesa di una nuova ideologia dominante che possa avviare un successivo ciclo umano sulla terra, superando l’attuale ideologia del progresso intesa come macchina insaziabile di energia disponibile.