• 10 Dicembre 2022 4:16

Silvia Perramon, dall’alta moda all’arte attraverso il ricamo

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Esperta ricamatrice per l’haute couture, Silvia Perramon ha trovato nel ricamo dapprima un lavoro prestigioso, poi un medium espressivo che le ha consentito di superare la dimensione della funzione per dar forma ad una ricerca in ambito artistico che spazia da temi autobiografici fino ad istanze della società contemporanea.
I suoi ritratti fitti di ricami luccicanti affrontano la dicotomia tra essere ed apparire, tema non secondario in epoca di social media che traducono le immagini in contenuti, la forma in sostanza, contribuendo talvolta ad attribuire la profondità del mito alla superficialità effimera del fenomeno influencer. La sua sperimentazione approda più recentemente a lavori informali in cui la riflessione è incentrata sulla malattia e sui suoi effetti psicologici e sociali. L’approccio di Perramon è sempre in bilico tra visibile ed invisibile e orientato ad indagare non la trama ma, piuttosto l’ordito dei fenomeni e degli eventi, la parte nascosta, fantasma, occulta: al centro della sua attenzione sono gli aspetti fondamentali dell’esistenza che quasi mai coincidono con la vetrina appariscente che viene mostrata.

Constructed Heart: Needle work. Materials, cotton fabric, lace, silk and tulle, on reused mosquito mesh. 45x50cm

Prima l’architettura, poi hai incontrato il ricamo ed è stato ‘amore a prima vista’. Cos’ha significato e cosa significa per te ricamare?

Abitualmente utilizzo la tecnica di Lunèville che ho imparato durante un corso in Kentucky, USA, con il professor Robert Heaven. Mi appassiona l’idea che questa tecnica così precisa e dal controllo millimetrico del lavoro mi consenta di esprimere un pensiero creativo facendolo poi crescere con l’aumentare del numero di punti. Applicare una tecnica che si possiede profondamente, al punto da procedere quasi ‘in automatico’, mi lascia libera la mente e le mani per creare, per dare forma all’idea e esprimendola attraverso di essa. Penso che apprendere le tecniche classiche sia la base neccessaria per poterle mettere in discussione e farle evolvere. Come succede per la danza classica per un danzatore contemporaneo o per il calcolo delle strutture all’interno del processo progettuale di un’opera architettonica. Che sono, tra l’altro, le due discipline da cui provengo e in cui mi sono formata ed allenata.

Day Dream: Luneville technique and Gold Work. Materials, hand made sequins cut one by one from reused plastics. 80x120cm

Da un punto di vista della ricerca artistica e della sperimentazione, qual è la differenza per te tra il tuo lavoro nell’ambito della moda e la pratica dell’arte?

Sono entrata direttamente nel mondo dell’Alta Moda proprio perché mi occupo di ricamo fatto a mano. Non è stata una decisione ma un insieme di coincidenze. Il tipo di tecnica è così apprezzato nell’Haute Couture che non ho mai avuto bisogno di mostrare il mio curriculum. Solo dicendo che sono un’esperta della tecnica Lunèville, mi si sono aperte le porte degli atelier delle migliori case di moda del mondo, da quando ho iniziato e vivevo a New York con marchi come Proenza Schouler e Coach, fino ad oggi che vivo a Milano, collaborando con Dolce&Gabbana, Gianni Versace, Alyx Studio, The Attico, tra gli altri. Ho avuto anche l’opportunità di tenere delle Lecture alla Parsons School of Design a New York per le lezioni di Couture e di fare delle demo di questa tecnica per gli studenti di moda.
Il ricamo nella moda è sempre un complemento di un elemento, il capo. La prima cosa fondamentale, è che è sempre un lavoro di squadra: un’idea va sempre coordinata con gli altri reparti e uffici – modellisti, designer, sarte – talvolta va misurata anche con gli input iper-creativi ma sempre stimolanti di clienti o celebrities, per non parlare poi del confronto con chi gestisce i budget. La seconda cosa fondamentale è che naturalmente deve essere un ricamo funzionale, nel peso, nella consistenza e soprattutto nell’adattamento alla forma di un corpo: se ricami sai che non riempirai mai di materiale la zona delle ascelle, del cavallo o sopra una cerniera!
Nel campo artistico, invece, non ci sono limiti. È un modo di esprimersi in sé, non è un complemento a nulla, può avere o non avere senso, deve semplicemente trasmettere.
Molte volte si dice che alcuni abiti sono opere d’arte. Sono opere che richiedono molto lavoro, il risultato stesso può magari finire per essere un capolavoro. Ma dietro non c’è un artista, piuttosto un team di professionisti e artigiani, i migliori nel loro campo, che coordinano le loro conoscenze per generare qualcosa di perfetto. È come un’autostrada: è perfetta e funzionale, ma è il risultato di un insieme di calcoli, progetti e lavori che ci permettono di attraversare un paese da un capo all’altro quasi senza pensare a come sarebbe guidare attraverso campi e foreste, tra laghi, montagne e mare, però non è un’opera d’arte architettonica.

Silvia at PArsons School of Design

I tuoi ritratti che l’intervento di ricamo trasforma in ‘icone’ luccicanti, sono una serie di lavori che sembrano voler suggerire che ognuno di noi ‘brilla di luce propria’, ognuno è protagonista del proprio destino, ognuno ha in sé una parte di divino oppure, piuttosto, una riflessione sullo sfavillante luccicore che troppo spesso offusca le ombre della realtà, troppo spesso mitizza la pochezza travestita di luci abbaglianti?

Come esseri umani abbiamo la tendenza a idealizzare: dei, leader politici, personaggi famosi. È come dare la speranza di un fulgido futuro attraverso un essere che non è l’IO. È una forma nascosta di EGO, perché togliamo la responsabilità delle conseguenze da noi stessi: crediamo di essere così intoccabili (o così perfetti) che la colpa (o il merito) è sempre di qualcun altro. È vero che siamo animali sociali e dobbiamo condividere, ma ognuno di noi contribuisce alla società con qualcosa di molto importante perché unico e non replicabile. Noi siamo la creazione delle nostre azioni del presente. Come ha previsto l’artista americano Andrew Warhola, più conosciuto come Andy Warhol: “In the future, everyone will be world-famous for 15 minutes.” Ho scelto visi di personaggi che sono collegati alle mie discipline – la danza, l’architettura, l’arte, la moda – e di cui studiando le biografie più in profondità mi sono resa conto che, come si dice in spagnolo: “No es oro todo lo que brilla”.

The Limit. Andy Warhol: Luneville technique. Materials, sequins beads and threads, on silk organza and cotton fabric. 1x1m
Slash: Luneville technique. Materials, thread on silk organza 30x15cm
Vreeland: Luneville technique & Gold Work. Materials, sequins, beads, threads and wire, on silk organza. 30x15cm
Rudolph Nureyev

Il cuore è uno dei temi ricorrenti nei tuoi lavori. È un cuore “fisico”, quasi vero, quello che rappresenti. Che significato ha per te e quali riflessioni vorresti sollecitasse nell’osservatore?

Vorrei innanzitutto che chi ‘incontra’ i miei cuori abbia un suo proprio pensiero, così da creare una connessione diretta con me. Il cuore è la forma più pura di sentimento, non c’è filtro nè nesso.
Concettualmente la mia è una riflessione di come la salute fisica del cuore possa affliggere la nostra personalità in ambito sociale. Mio fratello e nato malato di cuore e per questo conosco tutte le problematiche, soprattutto psicologiche, cui si è obbligati a far fronte quando questo organo vitale non funziona bene.
Uno dei miei lavori/performance, durato un anno, consisteva nel regalare alle persone una copia di due quadretti con dei cuori dipinti in colori complementari opposti. Creavo così una connessione molto profonda direttamente con quella persona e, anzi, lasciavo una parte di me con ognuna di loro. Ho realizzato per me la stessa copia di ognuno scrivendo la data e il luogo in cui ha avuto luogo l’intervento. È un modo per ricordare il singolo istante, il momento, lontano dall’abitudine del quotidiano cui la società ci costringe.
La mia opera “El Corazon” è invece una scultura di un cuore dalla forma imperfetta, un tributo a tutti i cuori malati, interamente ricoperto di paillettes per farlo brillare e uscire dal buio.

Human heart: sculpture made with mud covered with embroidered patterns done with Luneville technique. Materials, coral, sequins, beads, reused plastic mesh. 15x20cm
Human heart: sculpture made with mud covered with embroidered patterns done with Luneville technique. Materials, coral, sequins, beads, reused plastic mesh. 15x20cm
Human heart: sculpture made with mud covered with embroidered patterns done with Luneville technique. Materials, coral, sequins, beads, reused plastic mesh. 15x20cm

Alcuni tuoi lavori sono realizzati con frammenti di tessuti ‘fantasma’ ovvero il tessuto supplementare che viene utilizzato nella moda per eseguire i ricami su telaio e che viene poi rimosso, disfatto. Mi racconti queste opere che conservano memoria di un processo produttivo, di un’altra storia prima di diventare arte?

È infatti un processo nascosto, come il calco di una scultura. Un momento molto delicato, in cui la ricamatrice deve affrontare il risultato, togliere il pezzo dal telaio, e disfare meticolosamente con piccole forbici e pinzette quella che è stata la base per centinaia di ore. Questi tessuti hanno una trama aperta, il che significa che può essere scomposto tirando ciascuno dei fili che lo formano.
Ogni volta che procedo con questo intervento vedo come il pezzo si attorciglia e prende forme tridimensionali: questo effetto mi ha ispirata per uscire dalla mitica bidimensionalità del ricamo e mi ha spinta a sperimentare ricami di volume maggiore creato dall’azione del materiale e dalla sua struttura, non come un tessuto fatto cartamodello che copre e si adatta ad una superficie. L’azione del tirare i fili esiste, ma non per scomparire piuttosto per rimanere ed essere parte dell’opera finale. Queste opere collegano i miei molti universi: il ricamo, la moda e l’arte. Non più parte di una storia ma storia essi stessi; non più elemento funzionale ma una tecnica che mi permette di esprimermi in maniera più scultorea. Sono pezzi concettuali e astratti che non seguono alcuna forma o estetica ma in cui è il materiale il medium espressivo di un concetto già elaborato e da questo evocato e veicolato.

Stitched Heart: Luneville technique. Cotton threads on reused leather
Stitched Heart: Luneville technique. Cotton threads on reused leather

A quale progetto stai lavorando in questo momento? E dopo la collettiva a Palazzo Velli a Roma quali sono le prossime mostre?

Il mondo dell’alta moda è un impegno continuativo: lavoro per grandi case di moda che creano per clienti privati, celebrities e per sfilate internazionali, il che significa che anche quando non è periodo di sfilate ci sono sempre gli eventi o clienti che necessitano di capi unici che devono essere creati o modificati.
Collaboro con aziende indiane di ricamo indiane per le quali sono trait d’union con i brand italiani per sviluppare le idee per le collezioni ricamate.
Come artista ho sempre la voglia di fuggire dalla perfezione che giustamente richiede il ricamo per la moda. Attualmente sto lavorando proprio su uno dei pezzi astratti con tessuti fantasma intorno al concetto del battito cardiaco, un fenomeno assolutamente reale e non visibile ad occhio nudo, quasi fantasma, ma indissolubilmente legato alla elettricità corporale.
Si sono tenute due mostre a Milano a dicembre: “SPOT” una bi-personale con Simona Uberto, artista e docente dell’Accademia di Belle Arti di Brera, alla galleria Gli Eroici Furori e la mostra personale “HeartBeat” alla Galleria 7.24×0.26 di Pier Giuseppe Moroni.

Heart beat: Luneville technique. Materials, Swarovski crystals, beads, cotton lace on cotton medical gauze and plastic mesh. 15x700cm
Heart beat: Luneville technique. Materials, Swarovski crystals, beads, cotton lace on cotton medical gauze and plastic mesh. 15x700cm

L’artista del ricamo Silvia Perramon è nata nel 1988 a Madrid, in Spagna. Dopo essersi diplomata alla Scuola di Architettura di Barcellona, ​​nel 2012, ha studiato Ricamo a Mano presso Bead Embroidery and Design Studio in Kentucky, USA, nel 2014, e successivamente presso la Scuola di Ricamo Alta Moda a Roma, nel 2017. Inoltre, ha una formazione completa di balletto classico, formato dalla Royal Academy of Dance, Londra.
Silvia ha vissuto ad Hanzhou, in Cina, per i suoi primi lavori di architettura; a Bombay, India, per approfondire le sue capacità di ricamo e poi a New York, USA, applicando le sue conoscenze al campo della moda, collaborando con brand come Proenza Schouler NYC con cui realizza progetti speciali e passerelle a New York e Parigi.
Dal 2017 ha sede a Milano, Italia, dove collabora per marchi di moda e designer indipendenti come designer di ricami e ricamatrice a mano. È spesso invitata alla Parsons School of Design di New York City come insegnante ospite per i corsi di couture e due volte l’anno insegna Hand Embroidery a New York in laboratori privati.
Nel 2018 ha vinto il World Prize for Embroidery Art rilasciato dall’Hand and Lock Prize di Londra, Regno Unito. Dal 2020 è anche socia del S.E.W. Society of Embroidery Works in Inghilterra.