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Sum of the Parts: Dimensions in Quilting

*Foto in evidenza: Kathryn Clark, Map of Washington, DC, After Trump Arrived, 2020-22. Ricamo, cucitura a macchina e a mano su organza di cotone, 74 x 84 x 4 pollici (come da immagine). Per gentile concessione dell’artista

 29 Maggio – 11 Settembre, 2022
Craft Contemporary, 5814 Wilshire Blvd., Los Angeles, CA 90036
Artisti: Kathryn Clark, Carlos Spivey, Lavialle Campbell, Sabrina Gschwandtner, Jade Yumang
Crediti: Curata da Holly Jerger, Senior Exhibitions Curator, questa mostra è sostenuta in parte dal Los Angeles County Board of Supervisors attraverso il Los Angeles County Department of Arts and Culture e dal City of Los Angeles, Department of Cultural Affairs.

Ingresso: GRATUITO tutte le domeniche; regolarmente 9 dollari per gli adulti; 7 dollari per studenti, insegnanti, anziani; gratuito per i membri del Craft Contemporary
Orari: Mercoledì – domenica, dalle 11:00 alle 17:00

Carlos Spivey, Queen Mother, 2018. Quilt con immagine dipinta a mano su tela di mussola e fiori 3D, 37x 32 pollici. Per gentile concessione dell'artista.

I cinque artisti di The Sum of the Parts alla Craft Contemporary esplorano la dimensionalità fisica e concettuale insita nel quilting. Tradizionalmente, i quilt sono composti da piùi strati – di solito una base, un soffice strato di imbottitura e un retro – uniti tra loro con una cucitura. I punti della cucitura sono funzionali e possono produrre disegni e trame elaborate. Gli artisti presenti in questa mostra vanno oltre la struttura convenzionale, tagliando, incorporando elementi tridimensionali e aggiungendo la luce come componente attiva del loro lavoro.

Gli artisti vogliono mantenere la struttura primaria del quilting. I loro materiali e le loro azioni di stratificazione, di cucitura e di incorporazione di ricordi nei materiali registrano storie che sono state ignorate e, a loro volta, diventano illustrazioni dei loro desideri per un mondo più equo. Il loro lavoro ci ricorda che i quilt sono sempre stati luoghi di espressione radicali, che riuniscono le persone per la costruzione di comunità e azione politica. Le opere in mostra sono provocatorie per le loro strutture fisiche e per le narrazioni che conservano e rilanciano. Le storie delle opere degli artisti di Sum of the Parts ci ricordano che le trapunte e l’astrazione esistevano ben prima del Modernismo. I quilt possiedono una consistenza tangibile ed emotiva che è infusa in ogni punto e pezzo di materiale. Come dimostrano questi artisti, un quilt diventa tale grazie all’unione delle sue numerose e complesse parti.

Per l’artista Kathryn Clark, la passione per il quilting è pari a quella per la raccolta di dati, sviluppata durante gli anni in cui ha lavorato come urbanista. I suoi quilt decostruiti sono una mappa o una registrazione storica dell’erosione della democrazia dopo l’insediamento di Donald Trump nel 2016. Clark tratta ogni superficie del quilt come una topografia, mettendo insieme sezioni di un tessuto di organza di cotone velato per rendere visivamente aree ed edifici governativi di Washington D.C. Poi taglia via porzioni del suo patchwork, lasciando che le cuciture tengano insieme i pezzi. Attraverso il quilting, l’artista cerca di dimostrare la fragilità della struttura della democrazia.

Carlos Spivey è un artista multimediale che ha iniziato il quilting nel 2015, attratto dal mezzo per la sua morbidezza e portabilità. Usa la pittura per tessuti Dye-Na-Flow su mussola per creare ritratti che applica alle sue trapunte colorate. Attingendo al suo background di animatore, rappresenta le immagini positive dei neri che non ha mai trovato nei media. Il quilting offre a Spivey la possibilità di esplorare i molti strati dell’esperienza dei neri d’America, in particolare la loro immaginazione ottimistica e la loro visione spirituale. Nei tre quilt in mostra, Spivey ha creato un lussureggiante strato di fiori tridimensionali da cui nascono i suoi soggetti.

Conosciuta come improvisational quilter, Lavialle Campbell crea spesso quilt in gran parte monocromatici, esplorando la profondità che può essere raggiunta attraverso un ampio lavoro di cucitura, piegatura e trapuntatura. Usa il linguaggio dell’astrazione e l’atto del quilting come strumenti per affrontare la malattia fisica e per parlare di narrazioni più ampie di guarigione e sopravvivenza per altre donne nere americane. I pezzi in mostra fanno parte di una serie in corso che ha iniziato mentre lavorava a un grande progetto di collaborazione con un’amica. Nella serie, Campbell contrappone composizioni luminose di giallo e chartreuse a composizioni scure di viola, grigi e neri, dimostrando anche una drammatica gamma di scale di colore dei suoi quilt.

Sabrina Gschwandtner ha iniziato a realizzare quelli che definisce “quilt cinematografici” dopo aver ricevuto una scatola di pellicole da 16 mm deaccessibili al Fashion Institute of Technology e consegnatele dall’archivista dell’Anthology Film Archives. I film erano brevi documentari tessili, datati tra il 1950 e il 1980, che esaminavano i tessuti e ritraevano le donne che li producevano. Dopo aver visto i filmati, Gschwandtner si è rattristata per il fatto che non erano stati considerati abbastanza preziosi da essere archiviati e ha deciso di commemorare questo archivio del “lavoro delle donne” – sia le creatrici ritratte nei filmati sia le donne creatrici e montatrici che continuano a non essere riconosciute. Per costruire le sue trapunte cinematografiche, Gschwandtner taglia e cuce insieme lunghezze di pellicola, facendo riferimento ai tradizionali modelli di trapunta americani, e attacca i suoi pezzi a una scatola luminosa. I suoi pezzi riattivano le narrazioni dei film, illustrando l’intensa abilità e il tempo di tutti i creatori di riferimenti e facendo letteralmente luce su queste storie non valorizzate.

Jade Yumang lavora in serie intensive, basate sulla ricerca, che esaminano come l’ottica queer permea la cultura. In questa mostra sono incluse diverse costruzioni scultoree della serie Drum, che fanno riferimento all’omonima rivista queer degli anni Sessanta. Drum si differenziava dalle altre pubblicazioni queer dell’epoca perché mescolava in modo evidente sessualità, politica, letteratura e umorismo. Ogni costruzione trapuntata della serie rappresenta una pagina del numero di Drum che fu sequestrato dall’Ufficio Postale degli Stati Uniti e usato per incriminare l’editore. L’artista ha stampato digitalmente ogni pagina su un tessuto, che è stato poi ricamato e trapuntato e assemblato con oggetti trovati, mobili e tappezzerie. Le decorazioni, i motivi e i colori riflettono l’estetica queer dello stesso periodo della rivista.

Jade Yumang, Pagina 34 ("bar, bagni e altri luoghi di interesse"), 2018. Quilt fatto a mano su rivista omofila scannerizzata stampata con inchiostro d'archivio su cotone, imbottitura, maglia a coste a righe, schiuma, nastro in maglia di cotone, occhielli in plastica, nodo a serpente su corda intrecciata in poliestere, perline di legno, acrilico su cicuta e ferramenta, 31,5 x 13 x 21,5 pollici. Per gentile concessione dell'artista.
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Sum of the Parts: Dimensions in Quilting

*Featured photo: Kathryn Clark, Map of Washington, DC, After Trump Arrived, 2020-22. Embroidery, machine and hand stitching on cotton organdy, 74 x 84 x 4 inches (as shown). Courtesy of the artist

 May 29 – September 11, 2022
Craft Contemporary, 5814 Wilshire Blvd., Los Angeles, CA 90036
Artists: Kathryn Clark, Carlos Spivey, Lavialle Campbell, Sabrina Gschwandtner, Jade Yumang
Credits: Curated by Holly Jerger, Senior Exhibitions Curator, this exhibition is supported in part by the Los Angeles County Board of Supervisors through the Los Angeles County Department of Arts and Culture and the City of Los Angeles, Department of Cultural Affairs.

Admission: FREE every Sunday; regularly $9 for adults; $7 for students, teachers, seniors; free for Craft Contemporary members

Carlos Spivey, Queen Mother, 2018. Quilt with a hand painted image on muslin cloth and 3D flowers, 37x 32 inches. Courtesy of the artist.

The five artists in The Sum of the Parts at Craft Contemporary explore the physical and conceptual dimensionality inherent in quilting. Traditionally, quilts are composed of several layers – usually a top, a soft layer of batting, and a back – joined together with extensive stitching. Those stitches are utilitarian and can produce rich patterns and textures. The artists in this exhibition build upon that layering through extensive folding and wrapping, cutting holes, incorporating three-dimensional elements, and adding light as an active component of their work thus expanding upon the form itself by pushing beyond its conventional structure.

The artists are equally concerned with the layers of meaning quilts can carry. Their materials and actions of layering, piecing, and embedding memories in materials record stories that have been ignored, and, by turn, become illustrations of their wishes for a more equitable world. Their work reminds us that quilts have always been radical sites of expression, bringing people together for community building and political action. The exhibition works are provocative for their physical structures and for the narratives they preserve and uplift. The histories embedded in the Sum of the Parts artists’ works remind us that quilts and abstraction existed well before Modernism. Quilts possess a distinct tangible and emotional texture that is infused in every stitch and swatch of material. As these artists demonstrate, a quilt becomes a quilt through bringing together its many, complex parts.

For exhibiting artist Kathryn Clark, her passion for quilting is equaled by a fascination with data collection which developed during the years she worked as an urban planner. Her deconstructed quilt tops serve as a map or historical record of the erosion of democracy since Donald Trump took office in 2016. Clark treats each quilt surface as a topography, piecing together sections of a sheer cotton organdy fabric to visually render areas and government buildings in Washington D.C. She then cuts away portions of her patchwork, leaving her intensive stitching to hold the delicate piece together. She seeks to demonstrate through quilting the fragility of the structure of democracy.

Carlos Spivey is a multimedia artist who started quilting in 2015, drawn to the medium for its softness and portability. He uses Dye-Na-Flow fabric paint on muslin to create portraits which he appliques to his colorful quilts. Drawing on his animation background, these illustrations of dignity represent the positive images of Black people that he never found in the media while he was growing up. Quilting gives Spivey an avenue for exploring the many layers of Black American experience, most especially its optimistic imagination and spiritual vision. In his three quilts in the exhibition, Spivey attached a lush layer of three-dimensional flowers which his subjects arise from.

Known as an improvisational quilter, Lavialle Campbell often creates largely monochromatic quilt patterns, exploring the depth that can be achieved through extensive piecing, folding, and stitching. She uses the language of abstraction and act of quilting as tools to cope with physical illness and speak to larger narratives of healing and survival for other Black American women. Her exhibition pieces are part of an ongoing series she started while working on a large collaborative project with a friend. In the series, Campbell contracts bright compositions of yellow and chartreuse with dark compositions of purples, grays, and blacks while also demonstrating a dramatic range in scale of her quilts.

Sabrina Gschwandtner started making what she terms “film quilts” after receiving a box of 16 mm films that were deaccessioned from the Fashion Institute of Technology and given to her by the archivist of Anthology Film Archives. The films were short textile documentaries, dated between 1950 and 1980, that examined textiles and portrayed the women who made them. After watching the films, Gschwandtner was saddened that they were not considered valuable enough to archive, and she determined to memorialize this archive of “women’s work” – both the makers depicted in the films as well as the women film makers and editors who continually go unrecognized. To construct her film quilts, Gschwandtner cuts and sews lengths of film together, referencing traditional American quilt patterns, and attaches her pieces to a light box. Her pieces reactivate the films’ narratives, illustrating the intensive skill and time of all the references makers, and literally shines light on these unvalued histories.

Jade Yumang works in intensive, research-based series which examine how queer optics permeate into culture. Included in this exhibition are several sculptural constructions from their series, Drum, which reference a 1960s queer magazine of the same name. Drum differed from other queer publications of the time as it flagrantly blended sexuality, politics, literature, and humor. Each quilted construction in the series represents a page from the issue of Drum that was seized by the U.S. Post Office and used to federally indict the editor. The artist digitally printed each page on to fabric which was pieced and quilted, and then assembled with found objects, furniture, and upholstery. The decorations, patterns, and colors reflect queer aesthetics of the same timeframe as the magazine.

Jade Yumang, Page 34 ("bars, baths and other places of interest"), 2018. Handmade quilt on scanned homophile magazine printed with archival ink on cotton, batting, striped rib knit, foam, cotton-knit ribbon, plastic grommets, snake knot on polyester braided cord, wood beads, acrylic on hemlock, and hardware, 31.5 x 13 x 21.5 inches. Courtesy of the artist.