• 4 Dicembre 2022 6:18

Tau Lewis: Vox Populi, Vox Dei

English (Inglese)

*Foto in evidenza: Tau Lewis studio, 2022 © Tau Lewis Courtesy the artist and 52 Walker, New York


28 ottobre 2022 – 7 gennaio 2023
52 Walker Street, New York

52 Walker è lieta di annunciare la sua quinta mostra, Vox Populi, Vox Dei, che presenterà le nuove opere dell’artista newyorkese Tau Lewis. Utilizzando varie tecniche scultoree, Lewis crea forme colorate e totemiche che suggeriscono territori mitici al di là del nostro. In galleria, l’artista presenterà un gruppo di sei nuove sculture create con tessuti di recupero e altri materiali trovati in un’installazione poligonale che fungerà da palcoscenico per una conversazione inudibile. Le forme monumentali – che vanno dai sette agli oltre tredici metri di altezza – sosterranno un’arena corporea per coloro che si muovono tra i regni temporali e celesti.

Dopo la presentazione di Divine Giants Tribunal alla Biennale di Venezia del 2022, la Lewis continua a creare forme antropomorfe ispirate a quelle dei drammi delle maschere yorubane, che vengono attivate spiritualmente da chi le indossa e dal pubblico e, per estensione, dalla loro comunità. Nel creare le maschere, Lewis sviluppa le loro identità e le loro narrazioni in un mondo intermedio che implica il nostro passato ancestrale, le similitudini spirituali e culturali e le esistenze multiplanari. Derivando i concetti dall’escatologia, Vox Populi, Vox Dei propone una gioiosa dichiarazione d’essere: assumendo la forma di un palcoscenico su cui mettere in scena e attuare questa sfera eterea, l’installazione impiega l’apocalisse non come veicolo di distruzione ma piuttosto come piattaforma di trasformazione.

Ispirandosi all’opera contemporanea del drammaturgo nigeriano Wole Soyinka, come le sue Baccanti di Euripide del 1973, alla mitologia e alla drammaturgia classica greca e romana, alle storie di fantascienza di autori del calibro di Samuel R. Delaney e Ursula K. Le Guin e all’angelologia, il dogma teologico che riguarda lo studio degli angeli, la Lewis espande le possibilità narrative e di costruzione del mondo dei suoi personaggi in Vox Populi, Vox Dei. Le figure, alcune delle quali appaiono in altre vesti nei suoi vari lavori, popolano il dominio della Lewis non solo con la loro presenza e le favole ad esse associate, ma anche con quello che l’artista definisce il loro “DNA materiale”, il filo genetico che le unisce. Utilizzando articoli in pelle donati, danneggiati o indesiderati; salvando e ricostituendo scarti di progetti precedenti; e lavorando con un’eredità di quasi cento cappotti abbandonati da un pellicciaio di Long Island, Lewis conserva anche l’essenza delle vite precedenti di questi materiali; ricuce faticosamente le loro storie in ogni maschera. Un pezzo di ogni scultura del suo archivio è incorporato in ogni nuova opera, creando un albero genealogico radicato nel nostro mondo dalle sue componenti familiari. Le sculture sono una convergenza delle nostre storie collettive e dell’immaginario sociale.

Tradotto dal latino come “la voce del popolo [è] la voce di Dio”, il titolo della mostra, Vox Populi, Vox Dei, può essere fatto risalire al XIV secolo, ma è principalmente associato al nome originale di un documento del partito Whig britannico del 1709. Rivisto e ampliato l’anno successivo, con il titolo “Il giudizio di interi regni e nazioni sui diritti, i poteri e le prerogative dei re e sui diritti, i privilegi e le proprietà del popolo”, questo documento è considerato uno degli scritti formativi della democrazia europea. Utilizzando il dettame “vox populi, vox Dei” come descrittore espansivo delle relazioni storiche dell’umanità con i propri sistemi di credenze, la mostra di Lewis al 52 Walker collega questo trattato democratico secolare con un mondo di sua creazione in cui fede, mito e dramma si sovrappongono. L’artista sfrutta il suggerimento della frase latina di una narrazione religiosa con la conseguente idea, secondo le sue parole, “dell’incapacità del genere umano di creare strutture di legge, principi di moralità o gerarchie di governo senza fare affidamento sull’immaginario”1

1 Tau Lewis, in conversazione con la galleria, luglio 2022.

Nata a Toronto, Tau Lewis è un’artista autodidatta che vive e lavora a Brooklyn, New York.

Lewis è stata recentemente inclusa nella mostra The Milk of Dreams della Biennale di Venezia del 2022, curata da Cecilia Alemani. Il Public Art Fund ha inoltre commissionato all’artista un lavoro da inserire nella presentazione collettiva Black Atlantic del 2022 al Brooklyn Bridge Park di New York. L’artista terrà prossime mostre personali alla Fondation Louis Vuitton di Parigi, alla Hayward Gallery di Londra, alla Haus der Kunst di Monaco e all’Institute of Contemporary Art di Boston.

Lewis è stata protagonista di numerose mostre personali in tutto il mondo. Nel 2021, la National Gallery of Canada di Toronto ha organizzato Tau Lewis: Symphony. Altre recenti presentazioni personali si sono tenute in sedi quali Oakville Galleries, Oakville, Ontario (2020); Hepworth Wakefield, Yorkshire, Regno Unito (2019); Kenderdine Art Gallery dell’Università di Saskatchewan, Canada (2019); Agnes Etherington Art Centre, Kingston, Canada (2018); Atlanta Contemporary, Georgia (2018).

I lavori di Lewis saranno inclusi nella mostra collettiva To Begin Again: Artists and Childhood, organizzata nel 2022 dall’Institute of Contemporary Art di Boston. L’artista ha partecipato a mostre collettive presentate, tra gli altri, dal Musée d’art de Joliette, Quebec, Canada (2022); Prospect New Orleans (2021); Hammer Museum of Art, Los Angeles (2021) e MoMA PS1, New York (2017).

Lewis è rappresentata da Night Gallery, Los Angeles, e Stephen Friedman Gallery, Londra. Le sue opere sono conservate nelle collezioni del Grinnell College Museum of Art, Grinnell, Iowa; dell’Hammer Museum, Los Angeles; dell’Institute of Contemporary Art, Miami; della Library and Archives Canada, Ottawa; del Metropolitan Museum of Art, Library Collection, New York; e della National Gallery of Canada, Ottawa.