• Ven. Ago 12th, 2022

TRAMANDA BACKSTAGE

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*ph.credit LUCIANO BERRUTO

Siamo andati alla scoperta del backstage di TRAMANDA di Chieri, in provincia di Torino, tra le più longeve e prestigiose manifestazioni italiane dedicate alla Fiber Art. Per capire come ha preso forma l’edizione del 2020 – che ha però finalmente visto la luce soltanto nel 2021 a causa della pandemia – abbiamo intervistato i membri della giuria, indagando anche oltre i confini del singolo evento e tratteggiando una panoramica di questo linguaggio dell’arte contemporanea e delle sue evoluzioni.

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Abbiamo chiesto ad Angelo Mistrangelo, vice presidente della giuria, cosa ha caratterizzato questa edizione: “il lungo percorso delle rassegne d’arte che racchiude il clima e l’essenza della cultura visiva legata alla Fiber Art e alle esposizioni di TRAMANDA – ci dice – si è sviluppato con un continuo aggiornamento dei linguaggi e delle esperienze raggiungendo, in questa ultima rassegna, una forte connotazione internazionale. Le opere presentate sono caratterizzate da una approfondita ricerca espressiva, dove i materiali impiegati fungono da determinante supporto e completamento del progetto. Materiali che si rivolgono a una realtà che unisce affermati maestri agli autori emergenti, l’energia di una personale visione a una corale narrazione, tra riflessioni, colori e la magia di una sottesa creatività.”

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Rispetto ai parametri con cui sono stati selezionati i finalisti e le motivazioni dei premi Mistrangelo spiega: “La Commissione ha lavorato all’insegna di una visione e lettura, il più possibile unitaria, delle opere e composizioni presentate dagli artisti. In particolare, il presidente Fiorenzo Alfieri, prematuramente scomparso, ha posto l’accento sulla creatività dei giovani, quale indiscussa possibilità di futura affermazione nel mondo artistico e professionale. E, quindi, interpretazione del soggetto, materiali, poetica dell’immagine hanno rappresentato altrettanti parametri di un personale e misurato giudizio. Ogni singola opera è stata scelta e premiata secondo le indicazioni che sono anche il risultato di un coinvolgimento generale intorno agli aspetti e al valore espressivo dei lavori sottoposti alla Commissione. Si è notato, in sintesi, una maggiore apertura verso l’arte contemporanea con materiali che hanno trasformato, anche solo in parte, il linguaggio tradizionale con fili di rame e ferro, collages, feltri, oggetti di scarto, frammenti fotografici, solo per citarne alcuni“.

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Valeria Scuteri, membro della giuria nonché fiber artist affermata, racconta così la sua esperienza: “L’aspetto più interessante o meglio, salutare di questa partecipazione, è stato constatare che il bello esiste ed è vincente, cosa che mi ha rafforzata e rassicurata. Per “bello” non mi riferisco soltanto a quello estetico/artistico, ma a quello delle persone nella loro totalità. Siamo giornalmente bombardati da brutte notizie, comportamenti, azioni e da una corsa con il tempo che porta spesso a valutazioni superficiali (o interessate) che il fatto di trovarsi in questa giuria con un gruppo di persone che, invece, ha messo con naturalezza il rispetto al primo posto, non è cosa da poco. Rispetto reciproco, confronto delle opinioni e delle valutazioni a prescindere dai ruoli. È stato rassicurante trovare giurati, capaci (requisito fondamentale, a mio avviso) di prescindere dal proprio gusto e ideologia personale e concentrarsi esclusivamente sull’artista, verificando se il racconto che presenta corrisponde e ha preso la forma artistica migliore per essere comunicato, se il suo sentire emotivo, razionale, estetico, la sua urgenza artistica, è autentica, se c’è la professionalità del fare e non solo dell’apparire.”

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Rispetto alla direzione in cui sta evolvendo la Fiber Art, dice: “Da diversi anni ormai, non credo ci siano più limiti per la Fiber Art. L’importante era arrivare a questo punto: essere veramente riconosciuti, non solo da un ristretto numero di appassionati, come linguaggio artistico culturale, al pari di altre forme d’arte. Finalmente il mercato dell’arte (e di conseguenza chi gira intorno ad esso) si è accorto della Fiber Art. Non più solo pezze, fili, cucito, rattoppi, tessuti e macramè, ma anche nuovi materiali, tecniche, installazioni, performance, e spazi adeguati.” Nella sua doppia veste, Valeria Scuteri constata un crescente interesse nei confronti della Fiber Art: “Quello della Fiber Art, è stato, in base alla mia modesta esperienza, un travaglio e un parto difficile, a volte doloroso, almeno nel nostro paese. I primi artisti fiber e chi ha creduto in loro, oltre all’intuizione e al talento, hanno avuto il coraggio che sempre accompagna le nuove correnti artistiche, di sfidare i pregiudizi e le tendenze. Ho potuto constatare, come presidente di giuria nelle tre edizioni precedenti di TRAMANDA e come componente della giuria in quest’ultima che sono oggi finalmente ricompensati. Oltre ad avere un seguito squisitamente artistico, hanno influenzato moda, artigianato e design. Quello che da questi era stato preso in prestito è stato ampiamente restituito. Vedo con gioia il seguito che hanno presso giovani artisti motivati, maturi, indipendenti. Non più imbarazzanti “déjà vu”, ma un’arte che racconta il proprio tempo con modi e tempi propri e contemporanei. Artisti che intercettano le esigenze generazionali poiché diversamente non si spiegherebbe denominatori comuni nelle opere partecipanti al concorso pur in assenza di un tema imposto. Oggi non solo in gallerie e musei si ritrova la volontà di esporre Fiber Art. L’intuizione dei primi pionieri era dunque giusta e, ancora una volta, quando l’arte è autentica ne nasce prima o poi un seguito spontaneo. Quanto sia cresciuta lo dimostra anche il successo di una rivista specializzata come la vostra.”

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Anche Maria Francesca Garnero, membro della giuria, ci parla di una maturazione ed un crescente interesse: “Posso descrivere idealmente un grafico dove è in costante ascesa la linea che indica il livello di qualità artistica delle opere ricevute e che rappresenta anche l’ampliamento territoriale della partecipazione. Ad ogni edizione la Giuria nel suo insieme ha espresso giudizi sempre più positivi esaminando le proposte degli artisti che si si sono via via candidati ed ha riscontrato come l’area di provenienze degli artisti stessi si sia ampliata non solo a livello geografico ma anche di istituti scolastici/artistici di riferimento.

Anche la sensibilità e l’attenzione verso il linguaggio della Fiber Art possono essere rappresentate con un grafico in cui la linea in ascesa che le rappresenta è quasi parallela all’aumento di manifestazioni dedicate a questa forma di espressione artistica, così delicata ed intrigante, volendo usare due termini molto semplici, appartenenti al linguaggio comune. Infatti l’aver creato sempre più di frequente esposizioni personali e collettive, incontri con critici ed artisti, stage e laboratori, ha permesso ad un pubblico sempre più vasto di conoscere da vicino la Fiber Art. In particolare a Chieri l’idea di Martha Neuwenhuijs di creare una Collezione specifica, ha concretizzato l’approccio di un pubblico sempre più vasto. La Collezione garantisce una presenza costante di opere ed offre lo stimolo ad organizzare mostre ed eventi, che sono sempre regolarmente cadenzati nel tempo e sollecitano in modo costante l’interesse del pubblico, aiutandolo a crescere ed approfondire la conoscenza della Fiber Art.”

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È Silvana Nota, giurata e direttrice artistica di TRAMANDA, a spiegarci le difficoltà che questa edizione ha dovuto affrontare: “Questa edizione di Tramanda è stata estremamente impegnativa. Infatti, anche se non abbiamo mai smesso di lavorare al progetto, le interruzioni e il lungo arco di tempo intercorso tra la riunione della giuria e l’inaugurazione delle mostre, ci ha messi tutti a dura prova. Tuttavia il team di lavoro, molto affiatato e sempre costruttivo, non ha mai perso l’entusiasmo.  La soddisfazione è stata scoprire, via via, che l’evento prendeva forma con nuovi sviluppi. Gli artisti ci hanno seguiti portando aria di rinnovamento e un chiaro innalzamento della qualità. Rivedendo le opere per scrivere i testi, la sorpresa è stata quella di leggere nei loro concept una specie di intuizione, come stessero in attesa di un accadimento imminente. Hanno infatti prodotto lavori carichi di ricerca della speranza, della pace, dell’unione e della bellezza cercata tra l’antico e il contemporaneo.”

A Silvana Nota abbiamo anche chiesto quale sia il rapporto dei giovani artisti con il medium tessile: “Le nuove generazioni, dal mio punto di vista, esprimono un vivissimo interesse per la Fiber Art, o comunque per l’elemento tessile nella loro arte. Questa tendenza è molto ben espressa in Young Fiber Contest che riunisce giovani artisti sempre più coinvolti in questo linguaggio. Un altro punto interessante è che spesso utilizzano il tessuto, o i materiali flessibili senza conoscere la storia della Fiber Art, che scoprono poi in mostra, e alla quale si appassionano. Ai giovanissimi piace perché la Fiber Art è sperimentale, pur avendo un cuore storico, anzi antico se pensiamo alle ricerche che ad essa si declinano con un enorme ventaglio di risultati.

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Massimo Tiberio, architetto, membro della giuria e responsabile degli allestimenti, ci ha raccontato dal suo punto di vista questa edizione: “Le opere presentate al contest hanno presentato una forte eterogenia visiva ed espressiva che ha permesso di dare ricchezza e varietà alla mostra. Si può dire che la diversità sia stata la caratteristica principale, diverse per formato, per dimensione, per tecniche, per espressività ed è proprio questo che ha caratterizzato molto l’allestimento finale. La varietà plastica, ovvero presenza di opere bidimensionali, a rilievo e a tutto tondo, ha permesso di dare vivacità e dinamismo.”

Abbiamo domandato a Tiberio quali criteri ha seguito per decidere e organizzare cinque sedi e altrettanti allestimenti: “Per quanto riguarda l’assegnazione alle diverse sedi è stata una scelta fatta dalla curatrice perché ognuna aveva una specifica diversa: il Vajro è la sede storica del contest ed è sempre stata la location ideale per questa manifestazione e tutte le opere esposte sono quelle che la giuria ha selezionato; come tradizione, le opere che per le loro caratteristiche sono più legate al design, vengono esposte presso Bonetto Design proprio per creare una forte sinergia tra contenitore e contenuto in modo che il corpus significante della mostra fosse chiaro diretto senza interferenze di lettura nella mostra stessa. Palazzo Opesso è la sede del focus sulla Fiber Art contemporanea e Casa Martini è una mostra tematica con opere provenienti dalla Collezione Civica di Fiber Art di Chieri.

Per quanto riguarda l’allestimento per ogni sede ho seguito un iter ed un approccio progettuale diverso proprio per cercare il più possibile di creare sinergie efficaci alla miglior fruizione delle singole opere e la miglior intellegibilità della mostra specifica. Tutte le location sono delle sedi molto importanti con una forte specificità e personalità, se avessi seguito la stessa linea progettuale per tutti gli allestimenti il risultato espressivo delle singole mostre sarebbe stato non solo molto meno efficace, ma soprattutto sarebbe stato fuorviante rendendo alcuni allestimenti poco espressivi.  Per garantire la miglior fruizione e permettere di veicolare correttamente la poetica di ogni mostra i miei approcci progettuali sono stati diversi.

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All’Imbiancheria del Vajro l’allestimento ha voluto tradurre in chiave spaziale ed espositiva il concetto di “sconfinamento” che è emerso preponderatamene dalla poetica delle opere in mostra. Sconfinamento inteso come libertà e apertura di ogni singola parte verso le altre ed il contesto: in questo senso gli ambienti architettonici dell’Imbiancheria vengono “sconfinati” annullando la suddivisione in sezioni o aree tipologiche (caratteristica delle precedenti edizioni di Tramanda) e ricreando, all’interno del Vajro, uno spazio dialogico-espositivo, aperto ed unico, senza limiti cognitivi: uno spazio universale all’interno del quale le opere, attraverso la loro poetica ed espressività, possono intessere dialoghi muti e reciproci travalicando gli spazi fisici del contenitore museale. L’architettura del Vajro diventa così un continuum spaziale senza chiusure e flessibile all’interno del quale le opere Young Fiber Contest e quelle della Chiamata Aperta interagiscono liberamente senza gerarchie, limiti o barriere.

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A Palazzo Opesso invece l’allestimento è stato più complesso a causa delle molte opere site specific. Proprio perché questa forma d’installazione coincide con e dipende direttamente dallo spazio in cui essa viene concepita e realizzata l’allestimento non ha voluto intervenire per sovraccaricare gli ambienti con elementi espositivi, scenici o di contorno che chiudessero e limitassero la percezione volumica delle sezioni, ma ha teso a creare una prospettiva dinamica che supportasse ed enfatizzasse l’interazione tra le opere e le loro differenti location all’interno del palazzo per dar vita alla singolare “performance culturale” cha la mostra rappresenta.

A Casa Martini si è scelto di intervenire il minimo possibile con elementi estranei e di calarsi con una forte sensibilità del genius loci demandando così alla potenza evocativa di ogni singola opera ed alle sue caratteristiche specifiche l’interazione dialogica tra contenuto e contenitore.

Al Museo del Tessile ho voluto creare un percorso organico e sinergico con il contesto museale senza intervenire sul layout dello stesso. Le opere sono state distribuite in modo tale da creare un percorso espositivo lineare interpolando gli spazi residuali del museo e da tessere un contrappunto armonico in perenne tensione dialogica con i reperti museali.”

Una manifestazione indubbiamente complessa, come conferma Tiberio: “Quando si allestiscono mostre di Fiber Art si incontrano sempre molte difficoltà sia dal punto di vista compositivo sia tecnico e gestionale/compositivo e nello specifico queste problematiche sono enfatizzate anche dalle tipologie delle opere in mostra e dalle caratteristiche architettoniche delle location. Abbiamo opere di formato molto diverso e questo crea difficoltà distributive perché ognuna ha bisogno di un proprio spazio di lettura che non è sempre proporzionale alla dimensione dell’opera stessa; per garantire la corretta fruibilità a volte si devono creare delle zone libere tra le opere ma ricordando che il visitatore deve percepire, durante il suo viaggio all’interno della mostra input e stimoli costanti e un’armonia tra le parti in modo da mantenere vivo il suo interesse.

Nel caso delle mostre di Tramanda vi è una complessità ulteriore che complica tutto: le mostre sono allestite in spazi che hanno sia una loro forte personalità sia importanti elementi architettonici e museali. Tutti questi elementi concorrono a rendere difficile la lettura di qualsiasi mostra. Da un punto di vista tecnico le opere di fiber art, spaziando dagli arazzi bidimensionali a sculture aeree tridimensionali con pesi da pochi grammi a molti chilogrammi, richiedono un’attenta progettazione per la loro posa. Ulteriore elemento di criticità è che le sedi della manifestazione, essendo sedi museali o storiche hanno anche vincoli tecnici. La progettazione non riguarda solo come disporre le opere, definire l’immagine visuale e culturale della mostra, ma anche di trovare modalità di posa specifiche e differenziate, particolari ed innovative non solo location per location, ma anche all’interno della stessa location, specifiche di caso in caso e di opera per opera.”

La grande sinergia tra le diverse professionalità che hanno prestato impegno, competenza, talento e passione anche a questa nuova edizione di TRAMANDA ha permesso di realizzare una manifestazione articolata e ricca di opere nonostante le molte difficoltà organizzative.

TRAMANDA è visitabile fino al 15 gennaio 2022. Info www.comune.chieri.to.it/turismo-cultura/tramanda-2021

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