• 24 Settembre 2022 8:55

Yarn Bombing – Note storiche

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Gioco, partecipazione, protesta, creatività, condivisione e tanto altro ancora è il movimento denominato Yarn Bombing[1], riconosciuto ormai come una forma di Street Art espressa attraverso il rivestimento con lavorazioni manuali, generalmente eseguite a maglia o uncinetto, degli oggetti più svariati presenti in uno spazio pubblico o privato. Coloro che aderisco a quest’arte sono voci fuori dal coro, artisti, ma anche anonimi seguaci – per lo più donne – che lanciano bombe di filati colorati nell’ambiente urbano degradato e grigio, con l’intento di ritrovarsi e risvegliare la voglia di fare e creare con gioia reti di solidarietà[2]. Yarn Bombing è correlato alle modalità di genere, razza, classe sociale e per certi versi rimanda al movimento della Pop Art, che mirava a sfumare i confini tra arte “alta” e cultura “bassa” [3], ma anche alle opere di Christo e Jeanne-Claude [4], anche se ancora molto resta da scrivere sul movimento.

La promotrice del movimento, Magda Sayeg (Austin, Texas), dichiara che nel 2005 la cosa che desiderava di più al mondo era avere sulla porta fredda e grigia della sua boutique di Houston, qualcosa di caldo, peloso e umano. Venne alla luce così il pezzo alpha: una piccola striscia di maglia rosa e azzurra lavorata a ferri che Magda applicò saldamente sulla maniglia della porta, senza sapere che quell’azione avrebbe cambiato il corso della sua vita[5].


[1]  Conosciuto anche con i nomi di “yarnbombing, wool bombing, yarn storming, guerrilla knitting, kniffiti, urban knitting, graffiti knitting”.
[2] Quest’arte predilige la dimensione monumentale, i filati morbidi dai colori accesi e contrastanti usati con le tecniche tradizionali dell’uncinetto e della maglia.
[3] Uno storico movimento artistico nato nel Regno Unito e negli Stati Uniti tra la metà e la fine degli anni ’50 che ha sfidato le tradizionali Belle Arti includendo ed esaltando nelle opere immagini della cultura popolare e di massa (pubblicità, fumetti e oggetti banali, di uso quotidiano prodotti in serie).
[4] Christo Javašev  (Gabrovo13 giugno 1935 – New York31 maggio 2020) e Jeanne-Claude Denat de Guillebon (Casablanca13 giugno 1935 – New York18 novembre 2009), artisti fra i maggiori rappresentanti della “Land Art”.
[5]Cfr. Magda Sayeg, TED talk, 2015 https://www.ted.com/talks/magda_sayeg_how_yarn_bombing_grew_into_a_worldwide_movement/transcript?language=en#t-37854

Street art Magda Sayeg

La piacevole reazione delle persone che afferravano quella maniglia incoraggiò Magda a liberare sia la sua creatività, sia la necessità del fare con le mani per ricreare qualcosa di unico con cui rivestire gli oggetti più disparati. Magda proseguì su quella strada e rivestì il palo di un segnale stradale di STOP: la gente si fermava, lo guardava e si faceva fotografare proprio vicino al palo! Magda Sayed in una delle sue tante interviste, racconta che iniziò a lavorare a maglia quando aveva 15 anni perché voleva fare una sciarpa per suo ragazzo. Le piaceva molto tenere occupate le mani e da allora non si è più fermata, ancor’oggi adora lavorare a maglia quando è seduta davanti alla TV o quando ha solo bisogno di calmarsi e concentrarsi: la maglia e l’uncinetto sono i suoi tranquillanti e agiscono su di lei meglio di una camomilla.

L’interesse cresce e Magda fonda a Houston Knitta Please. Il gruppo nel 2007 contava undici membri ed era costituito dagli artisti precursori dei “graffiti a maglia”, in seguito però per diversi motivi, la “banda” si scioglie. Malgrado ciò, ben una dozzina di gruppi seguirono l’esempio di Knitta, portando la loro arte in tutti gli Stati Uniti e nel mondo[1].

Dan, il marito di Magda, è stato il suo primo installatore, per esempio l’ha aiutata in una delle sue opere più famose: il doubledecker bus interamente rivestito da quadrati eseguiti all’uncinetto e a maglia che ha creato tanta ansia all’artista, preoccupata di non riuscire a portare a compimento il suo progetto. L’opera non passava certamente inosservata per le strade di Città del Messico giustificando così i quattro giorni di duro lavoro e l’aiuto di quattro o sei adulti!  [2].


[1] Cfr. https://en.wikipedia.org/wiki/Knitta_Please
[2] Cfr. https://www.dumbofeather.com/conversations/magda-sayeg-is-a-badass-yarn-bomber/

Magda Sayeg descrive il suo storico pezzo alpha

Il New York Times ed altre importanti testate giornalistiche hanno pubblicato articoli su Magda Sayed, la Yarn Bombing Art si diffonde velocemente anche attraverso i servizi della BBC, i social e la rete internet, e diventa un fenomeno globale senza mai perdere però la sua originale spontaneità!

Considerata la mole di filati[1] e di lavoro che richiedono le istallazioni è facile immaginare che le opere siano necessariamente lavori collettivi, fatti da tante mani di amici e simpatizzanti che però all’inizio desideravano rimanere anonimi per paura di esporsi e di essere considerati quasi alla stregua di vandali.  Spesso ci si chiede se Yarn Bombing è legale, la risposta è: YES and NOT… Quest’arte, che per la maggior parte è pensata per concretizzarsi in un’installazione artistica non permanente, è generalmente permessa, ma come la Street Art, può essere rimossa dall’autorità di Pubblica Sicurezza competente se praticata senza permesso in aree pubbliche oppure private.

Yarn Bombing sbarca in Europa e nel 2009, quando a Londra un gruppo di artisti di strada fonda Knit the City. Il collettivo intreccia elementi di artigianato, domesticità, arte, femminismo, postfemminismo, ed è considerato il primo ad andare oltre i semplici “cosies[2]” dei primi graffiti a maglia per raccontare “storie cucite” dove vengono utilizzate creature e oggetti “amigurumi” (piccoli animaletti o creature antropomorfizzate, riconducibili all’arte giapponese, realizzate all’uncinetto o a maglia).


[1] Molte persone desiderano essere coinvolte nelle attività artistiche di Magda, anche solamente donando dei filati; importanti organizzazioni, come il National Yarn Council (NYC) s’interessano al movimento.
[2] Parola che indica manufatti d’uso domestico, come il panno copriteiera che si utilizza per mantenere caldo il tea.

Magda Sayeg fra le sue fantastiche sfere

Nella primavera 2010, a Roma, in occasione del Festival. Il lusso essenziale, Magda Sayeg è presente con una personale nello Spazio Fontana del Palazzo delle Esposizioni, dove i visitatori, potevano “perdersi” tra grandi tubi luminescenti rivestiti di maglia colorata e intrisi di libertà e fantasia.  La manifestazione proponeva una riflessione sulla joie di vivre, intesa come riscoperta dei piccoli aspetti della vita quotidiana, dove il “lusso” è tempo, spazio, natura[1]. Nell’ambiente urbano, fortemente segnato dall’industrializzazione e dalla digitalizzazione, l’uomo, ingabbiato in schemi fissi, frenetici e obbligati, difficilmente riesce a godere della bellezza delle forme di un albero oppure immaginare diversa la facciata di un edificio[2].

Ancora in Italia, nel 2012, l’evento Mettiamoci una pezza, realizzato all’Aquila tre anni dopo il terremoto che ha devastato la città, è stato emblematico del valore politico e sociale di quest’arte ed ha costituito un momento di riflessione sulla ricostruzione della città. Per l’occasione sono stati istituiti centri di raccolta di filati e pezze, molte persone sono state coinvolte e hanno dato il loro contributo, anche solamente a livello simbolico[3].


[1] Cfr. https://www.sentieridigitali.it/marketing/a-roma-il-festival-il-lusso-essenziale-la-straordinarieta-del-quotidiano/

[2] Per certi versi, Yarn Bombing richiama gli interventi nel campo della protezione ambientale fatti da Friedrich Stowasser (15 dicembre 1928 – 19 febbraio 2000), meglio conosciuto con lo pseudonimo di Friedensreich Regentag Dunkelbunt Hu§=CPdertwasser, artista visivo e architetto austriaco.

[3] Farinosi, Manuela; Fortunati, Leopoldina (April 2018). “Knitting Feminist Politics: Exploring a Yarn-Bombing Performance in a Post disaster City”. Journal of Communication Inquir.

Magda Sayeg, Roma primavera 2010, Festival IL LUSSO ESSENZIALE

Nel 2020, il progetto Back to nature, curato da Costantino D’Orazio, trasforma il Parco di Villa Borgese a Roma in una galleria d’arte.  L’evento sollecita profonde valutazioni sul concetto di uomo/spazio urbano/natura e ospita, fra l’altro, l’intervento nel Parco dei Daini di Villa Borghese, di venticinque tricoteuse dell’Accademia di Aracne che in due mesi di lavoro rivestono i tronchi ed i rami dei grandi lecci e di altri alberi che popolano il Parco[1].  Ci si chiede se queste opere d’arte sono effimere o reggano bene nel tempo. In moti casi gli eventi atmosferici (inquinamento, umidità) possono cambiare il loro aspetto o farli scomparire: gli intrecci svaniscono lentamente, i colori scoloriscono e diventano grigi. Molto dipende dai materiali scelti e dalle condizioni ambientali. Per esempio, la lana può cambiare il suo aspetto, perché alla pioggia s’indurisce e infeltrisce, ma non per questo il lavoro diventa sempre uno rifiuto da gettare.


[1] Cfr. Barbara Pavan, in https://www.artemorbida.com/yarn-bombing-a-villa-borghese/

Roma 2020, Back to nature, Shirley Rowlands Accademia Aracne Yarn Bombing a Villa Borghese

Make the World Warm Fuzzy, è uno fra i più significativi slogan del movimento Yarn Bombing, esso sottolinea la voglia di calore umano e fa pensare alle coperte della tradizione canadese denominate Keep Me Warm One Night [1].  Queste coperte, dai complessi e bellissimi disegni tradizionali, erano tessute a mano con abilità e amore per celebrare importanti eventi, come il matrimonio o la nascita di un figlio, esse scaldavano la dura vita dei pionieri che nel XIX secolo partivano dall’Europa per cercare fortuna in America portando in quel Paese solo pochi effetti personali, ma anche, per fortuna, i loro antichi saperi di mestiere[2].  Yarn Bombing è anche collegabile al movimento “fai da te” ed è una forma allegra di attivismo che può essere interpretata come una meravigliosa e inaspettata forma di anarchia, un tocco di imprevisto caos.

Le produzioni di Yarn Bombing vivono dai primi punti che insieme a tanti infiniti altri creano forme e superfici, sono fatte per modificare e modificarsi fino a scomparire senza perdere però il filo che dal passato della tradizione tessile le unisce a noi e segna una strada verso un futuro migliore a sottolineare il fatto che l’arte è di tutti!


[1] Harold B. Burnham and Dorothy K. Burnham, Keep Me Warm One Night: Early Handweaving in Eastern Canada, 1972, University of Toronto Press in cooperation with the Royal Ontario Museum.
[2] Queste produzioni avevano la stessa funzione dei Quilts, tradizionali trapunte/coperte da letto realizzate con la tecnica del patchwork, che consiste nel cucire insieme pezzi geometrici di tessuto (anche riciclato) per formare i disegni.

Brescia, 2017, Abbracci yarnbombing the sceem