• 27 Settembre 2022 10:50

CONNESSIONI SUL FILO DI RAME: LUCIA BROLLO E PATRIZIA POLESE

*Foto in evidenza: Patrizia Polese, portrait in studio

Due donne, un’imprenditrice e un’artista, da anni rendono possibile coniugare un’azienda che produce trasformatori con la fiber art contemporanea dando vita a opere d’arte esposte in manifestazioni nazionali ed internazionali ed entrate in collezioni pubbliche e private.

Patrizia Polese, dettaglio opera

Sono Lucia Brollo, amministratore della Brollo Siet S.r.l. di Caerano di San Marco, e Patrizia Polese che, dopo una lunga esperienza nel campo del restauro tra Milano e Venezia, si è specializzata in Tessitura presso la Scuola d’Arte Applicata del Castello Sforzesco ed è oggi artista affermata nonché docente di Design del tessuto presso l’Università IUAV di Venezia. Proprio dalla sua sperimentazione è nata la loro collaborazione: la ricerca di materiali alternativi per opere realizzate con tecniche tessili l’ha condotta infatti, un po’ per caso, fino a questa azienda che impiega il filo di rame per la propria produzione industriale. Nata dalla fusione delle attività industriali di famiglia, attive nel Triveneto sin dal 1947, la Brollo è un’azienda che ha tesaurizzato un’eredità decennale di esperienza pur essendo giovane e dinamica. ”Il rame è un materiale prezioso e dunque anche le bobine fallate o gli scarti hanno un loro mercato – mi spiega Lucia Brollo – ma quando ci è stato proposto di destinare una parte di queste materie per dar forma ad opere d’arte, ci siamo incuriositi ed abbiamo dato inizio  questa collaborazione esclusiva di cui negli anni abbiamo apprezzato genesi, sviluppo e trasformazione. Alcuni lavori sono oggi parte della nostra collezione e sono esposti negli uffici e nelle sale riunioni in azienda”

Patrizia Polese, dettaglio opera

Polese “considera l’intreccio come un istinto naturale e ancestrale che appartiene a tutti, come per esempio l’azione spontanea di intrecciare i fili d’erba quando ci si distende in un bel prato. Il tatto diventa desiderio di costruzione, ricerca di una connessione, dialogo con noi e un possibile intreccio con il mondo esterno.” La sua recente sperimentazione con il filo di rame ha dato forma ai Paesaggi alchemici, una serie di sculture realizzate attraverso la loro tessitura a telaio in una composizione dove gli orditi diventano essi stessi trame stravolgendo la tradizionale costruzione del tessuto.

Patrizia Polese. Paesaggio Alchemico, scraping

L’artista sceglie il rame perché è una materia che viene dalla terra e incontrando l’acqua e l’aria si trasforma innescando un costante cambiamento e mutazioni non pienamente controllabili; “sovvertire le credenze e le certezze del proprio vissuto per sollecitare un cambiamento interiore ed esteriore è compito dell’alchimia e della natura cui volentieri lascio il compito di accogliere questi grovigli fuori dagli schemi” aggiunge.

Alla continua ricerca di un linguaggio comune tra tutte le cose in un intreccio tra spazio, tempo, elementi umani, animali e vegetali, Polese consegna alla pratica artistica l’obiettivo di risvegliare le coscienze alla verità della continuità tra l’io e l’ambiente, “di come tutto sia governato dalla percezione individuale attraverso la quale tutto si compone, si scompone e si collega.”

Patrizia Polese

Le sue opere sono state esposte, tra gli altri, alla XXI Triennale di Milano, al Museo centrale del tessuto di Lodz (Polonia), a Miniartextil Como, in gallerie degli Emirati Arabi Uniti.

Patrizia Polese, dettaglio opera