• 24 Settembre 2022 9:21

Arte come espressione della contaminazione e della mutevolezza presenti nella contemporaneità: intervista a Carolina Ciuccio

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*Foto in evidenza: Carolina Ciuccio, Sulle tracce del mio tempo, 2021, disegni a china su carta da ricalco, misure variabili, Castello Reale di Govone (CN)


Gli aspetti identitari e culturali dei popoli, le dinamiche sociali e personali, lo spazio sociale e quello intimo, la collettività e l’individualità sono tematiche caratterizzanti della ricerca artistica di Carolina Ciuccio: l’artista attraverso la creazione di opere d’arte che mescolano linguaggi visivi differenti compie un’indagine sulla società contemporanea e le sue criticità. A seguito della formazione avvenuta presso l’Accademia di Belle Arti di Napoli, l’artista si confronta con la complessità del nostro tempo in rapporto all’incontro tra le diversità e alle contaminazioni.

Carolina Ciuccio, Sono solo dettagli, 30x30 cm cadauno

Nella tua ricerca artistica è ricorrente un elemento simbolico che assume significati differenti in base al tipo di lavoro di cui fa parte, si tratta di un frammento di puzzle. Cosa rappresenta per te questo tassello?

L’uso del tassello di puzzle come elemento simbolico è iniziato diversi anni fa, nel 2015 in un momento di passaggio. Ero nel mio studio, alle prese con tante idee e progetti diversi… troppi. Ricordo che cercavo un sistema per fare ordine tra i tanti significati sui quali stavo contemporaneamente ragionando e che mi stavano provocando un senso di caos; cominciai ad immaginare ogni concetto come un tassello di puzzle e a lavorare sulle connessioni, ma più tempo dedicavo a questa operazione razionale, più sentivo che non era la strada giusta da percorrere. È stato in quel momento che ho deciso di eliminare il significato e concentrarmi sulla forma, sul significante.  Ho iniziato, così, a disegnare dei puzzle bianchi, o meglio, le linee di contorno di tasselli vuoti, senza immagine. Questa operazione ha avuto un senso meditativo e, probabilmente, catartico. Avevo bisogno di ordinare le cose, di svuotarmi, di purificarmi.

Poi le linee di contorno dei tasselli si sono lentamente trasformate dando significati diversi alle immagini che ne risultavano. È così che i tasselli di puzzle hanno iniziato a rappresentare emozioni, percorsi, parti mancanti o appartenenti ad un insieme, moltitudine. Poi, nella sua evoluzione, ho elaborato la forma del tassello immaginandolo come assemblabile da ogni lato, una sorta di modulo universale, il “mio” modulo, attraverso il quale mettere a fuoco elementi di realtà e connettere simbolicamente porzioni di realtà diverse.

Carolina Ciuccio, Sono solo dettagli, 30x30 cm

Nella serie Sono solo dettagli celebri un’ipotetica e ideale connessione tra culture differenti attraverso frammenti di tessuti, giornali e altri elementi materici. Puoi raccontarci come è nato questo progetto?

Sono solo dettagli è stato il progetto chiave che mi ha portata a rielaborare, come ti dicevo, il tassello di puzzle in quanto modulo “universale”. Nel 2017 fui invitata a partecipare alla mostra Floralia Dialogo senza tempo presso le Case Romane del Celio. In quell’occasione mi venne chiesto di concentrarmi sull’elemento floreale e, poiché da sempre ho rivolto l’attenzione a quelle che sono le caratteristiche identitarie che accomunano o differenziano le culture e i popoli del mondo, decisi di indagare su quali fossero i motivi floreali utilizzati nella decorazione dei tessuti tradizionali di alcune popolazioni. Realizzai 9 quadri 30×30 cm nei quali, al centro, vi era ritagliato il tassello di puzzle. All’interno di ogni sagoma del tassello era presente un frammento di realtà, una porzione di tessuto. L’idea alla base del progetto era quella di evidenziare la frammentazione e la possibile connessione di elementi diversi, di provenienze lontane, ed immaginarne una possibilità di unione. Come hai già anticipato il progetto si è ampliato con la sperimentazione ed inclusione di altri elementi, oggetti, giornali e materiali vari prelevati nei luoghi di viaggio (come ad esempio l’intonaco giallo che caratterizza il paese di Izamal in Messico) ed è tuttora in divenire.

Carolina Ciuccio, CULTURE MIGRANTI, 2016, installazione, tessuto, resina epossidica, led, 250x160x24 cm (variabili)

In Culture migranti ritorna l’utilizzo del tessuto, in questo caso viene utilizzato per coprire alcuni volti, che rapporto hai con la stoffa?

Sono sempre stata affascinata dalla stoffa e dai risultati della sua trasformazione. È un elemento che collego al quotidiano, alla storia delle persone, all’identità, al tempo. Le stoffe sono, in un certo senso, come una “seconda pelle”.

Nell’installazione Culture Migranti, i tessuti che ho utilizzato per coprire e sagomare, attraverso l’uso della resina e della luce, i volti delle sculture, sono tessuti tradizionali e, simbolicamente, rappresentano la cultura di appartenenza e l’identità di quei popoli.

Le stoffe, come anche gli abiti già confezionati, con le infinite possibilità di colore, di pattern, di materiale e la simbologia che portano con sé, sono per me di grande attrattiva, questo è il motivo per cui, nel corso degli anni, ho scelto di utilizzarli per alcune mie opere.

Carolina Ciuccio, READY MADE, 2009, installazione, Via San Sebastiano, Napoli, indumenti, resina, led, misure variabili

Cosa pensi della Fiber Art?

C’è un universo dietro il termine Fiber art. C’è l’uso del tessuto, del filato e delle tecniche di tessitura in maniera sperimentale, ma anche tradizionale. C’è la materia, tanta, assemblata, cucita, annodata, sovrapposta, stampata, ricamata. C’è la contaminazione tra stili. È un mondo intrigante che mi colpisce per la grande manualità che trovo nella maggior parte dei lavori. La Fiber art trasmette una energia femminile, morbida e incisiva allo stesso tempo, sia per le caratteristiche intrinseche dei materiali sia perché, probabilmente, la maggior parte degli esponenti di questa corrente, sono donne.

Ready made è un’installazione site-specific realizzata in Via Sebastiano a Napoli che si focalizza sul gesto di stendere il bucato al sole. Parlaci di questo progetto.

Ready made è un’installazione concepita e realizzata in collaborazione con la mia amica e collega artista, Sofia Scarano. Era il 2009 e in quel periodo lavoravamo in duo. Il nostro lavoro si focalizzava, in particolare, su temi sociali ed ambientalisti. Eravamo state invitate a realizzare un’opera per la prima rassegna di luci d’artista nella città di Napoli ed è stato il primo progetto nel quale abbiamo scelto di utilizzare la stoffa, o meglio, gli indumenti, per un’installazione. Per l’occasione decidemmo di mettere in luce una caratteristica della città e dei suoi vicoli, i panni stesi, dando loro una connotazione diversa. Lo facemmo resinando e modellando abiti di diverse culture ed illuminandoli dall’interno. Volevamo portare l’attenzione a due aspetti diversi, Il primo riguardava la città in trasformazione, il suo diventare, gradualmente, multiculturale. Il secondo aspetto riguardava il gesto di stendere il bucato al sole, che se in alcuni luoghi è un rituale dato per scontato, in altri si rivendica il “diritto ad asciugare”, poiché stendere il bucato all’aperto è diventato illegale.

Carolina Ciuccio, Serengeti (Tanzania)/Mediterraneo(Italia), 2021, Stampa Fine Art Giclée su carta cotone Hahnemühle Photo Rag 308 Gsm, 90x36 cm

Frammentare e assemblare, in termini pratici o concettuali, sono azioni determinanti delle tue opere d’arte che vedono sempre l’accostarsi di due elementi divergenti, a tratti opposti. Quanto è importante secondo te la contaminazione e l’incontro tra le diversità nella società attuale?

Penso che sia fondamentale oggi, in un’epoca in cui le identità culturali e sociali sono mutevoli e multiformi, favorire l’incontro e la valorizzazione delle diversità in una prospettiva di arricchimento reciproco. Riconsiderare il proprio sapere e i propri comportamenti attraverso la conoscenza e l’apertura al diverso, credo sia la chiave per armonizzare, nell’attuale era globale, l’identità con l’alterità.

A cosa stai lavorando adesso?

Attualmente sto lavorando al progetto “Connessioni Immaginarie”, una serie di dittici fotografici in cui metto in relazione paesaggi diversi e distanti, fotografati nel corso degli anni fino ad oggi durante i miei spostamenti e viaggi.

L’idea è che nella diversità possano comunque esserci delle corrispondenze ed in questo lavoro le cerco e le identifico utilizzando il tassello di puzzle. Il risultato è una coppia di paesaggi ibridi in cui il tassello, spostato da un’immagine all’altra nella stessa ed esatta posizione, connette i punti di corrispondenza dei due diversi paesaggi creando nuove prospettive possibili e spingendo lo sguardo verso un “oltre” immaginario.

Carolina Ciuccio, Sulle tracce del mio tempo, 2021, disegni a china su carta da ricalco, misure variabili, Castello Reale di Govone (CN)