I PIONIERI

MARIO TUDOR

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Questa rubrica presenterà due volte al mese una figura storica della Fiber Art Italiana, presente nel libro di Renata Pompas.

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Mario Tudor nasce a Gorizia nel 1932, si trasferisce dapprima a Venezia, dove studia al liceo artistico e al primo biennio della facoltà di Architettura, quindi a Trieste e nel 1959 a Milano, dove si impiega come grafico pubblicitario lavorando per grandi marchi.

Nel 1966 lascia il lavoro per dedicarsi esclusivamente all’attività artistica, subito segnalato dal The New York Times e dall’Herald Tribune International. A metà degli anni Settanta casualmente, sostituendo la carta in un’opera all’aperto che la pioggia aveva distrutto, si imbatte nel tessuto, che da allora diventa il supporto privilegiato del suo operare.

TUDOR-Kai-1987

La formazione artistica di Mario Tudor avviene a Venezia, dove inizia a dipingere ad olio con una pittura astratta dai preziosi cromatismi. Nel 1974 crea una fragile installazione all’aperto per i giardini del Palazzo Querini-Stampalia di Venezia, L’aquilone sul prato, realizzata con garzette, carta velina colorata e stecche di bambù che la pioggia distrugge. L’anno successivo sostituisce il materiale così deperibile con delle strisce di cotone, cucite assieme e dipinte con colori vividi e trasparenti, con cui costruisce un cammino all’aperto in Percorso n. 1: il suo cammino nella Fiber Art inizia da qui.

Le possibilità offerte dal tessuto – la non deperibilità, la frangiatura irregolare dei margini, la grana della superficie, le possibilità di assembramento e di sovrapposizione – lo eleggono a materiale privilegiato. Tudor impara quindi a cucire e a tingere e dipingere la stoffa, per controllare ogni fase della creazione e per sfruttarne tutte le potenzialità, previste o accidentali. Inventa una tecnica personale per colorare manualmente il tessuto con ampie e successive velature di coloranti per stoffe, ottenendo la profondità tipica dell’acquerello; intreccia le strisce di tela con effetto traforo e le punteggia con interventi grafici neri negli spazi di giuntura, creando dei punti di aggregazione vitale, di pulsazione animata, che l’artista chiama: “gli abitanti dei miei lavori”.

TUDOR-Senza-titolo-2018

Tra il 1975 e il 1979 lavora alla serie delle Sculture a vento e delle Sculture galleggianti, disposte a pelo d’acqua nei canali della laguna, come Ancha. Contemporaneamente prosegue la creazione di opere bidimensionali dalle forme geometriche semplici ma insolite, primarie ma singolari.

Nasce la serie che prende il nome delle stelle a loro attribuito dagli antichi astronomi arabi: Ksora e Kerb (entrambe del 1980), Kaape e Kai (entrambe del 1987), opere di forma scalare come le mappe astronomiche, il cui fondo nero è costellato da piccole tasche che quando sono aperte mostrano forme chiare e luminose come galassie animate; quando sono chiuse invece “spengono” il cielo, come nel racconto di Borges in cui, dopo che l’orante ha nominato tutti i nomi di Dio, le stelle scompaiono e il mondo finisce.

Tra le opere apribili e chiudibili c’è anche la serie dei Quaderni segreti, che racchiudono misteriosi oggetti colorati e palpitanti nelle tasche interne (come i semi di calicantus, la sagoma di una lucciola, una piccola aragosta di gomma) e la serie delle Sacche delle streghe, a forma di borse di tela disseminate di tasche animate da minuscoli segreti.

Interessato a far vivere i suoi lavori spesso fa in modo che l’intervento dello spettatore possa modificare l’opera, ora mediante delle asole che consentono di smontare e rimontare il pezzo a piacere, ora spostando la tensione del filo a cui è appesa ottenendo percorsi sempre diversi, ora aprendo e chiudendo alcune parti. I misteriosi ideogrammi prendono spessore e acquisiscono indipendenza come unità biologiche primarie che vivono al di sopra e al di fuori del tessuto: dapprima sono dipinti in nero, poi ritagliati in una lastra d’ottone, quindi nel feltro tinto e indurito da resine.

Nel 1992 crea la serie delle Porte al vento, come Porta azzurra e La porta della notte, fissate nella parte superiore e costruite a forma di architrave traforata, con i montanti sollevati che ondeggiano ad ogni spostamento d’aria provocato da movimento di chi le attraversa.

Un altro tema ricorrente è quello degli arazzi di stoffa strutturati secondo la modalità compositiva del tappeto orientale, di cui però nega la simmetria, addensando i motivi ai margini; come in: Campo giallo (1991) in un luminoso giallo mimosa, Hortus conclusus (1994) e Campo di grano (2001) nelle sue  calde gradazioni che dal giallo curcuma virano al terracotta. Nel Quarto nero (1996) due margini sono a effetto traforo attraversati dalla luce. Mentre ne Il giorno e la notte (2011) Tudor dispiega la vitalità solare e diurna su un margine e quella scura e notturna sull’altro, attorno al blu-violaceo centrale. Senza Titolo (2018) accentua la leggerezza dell’opera. Nella sua dimensione tridimensionale che crea uno spazio racchiuso entro il quale i suoi ideogrammi si dispongono dietro e davanti alla leggera grata cerulea, animandola.

La torre dei segni salvati (2012) è un’opera modificabile in cui lo spostamento dei pannelli rivela segreti preziosi e crea sempre nuove versioni.

Nelle sue opere un gusto per i colori sensuali e languidi, per le superfici traforate a merletto e la preziosità bizantina che attinge dalla sua lunga residenza a Venezia, che Tudor tempra con la discrezione e la riservatezza che Milano impone ai suoi abitanti, originano quello stile inconfondibile, sontuoso e misurato, che caratterizza la sua produzione.

Renata Pompas

Renata Pompas è giornalista, saggista e docente; i suoi campi di interesse e applicazione sono: il Colore, il Textile Design e la Fiber Art. Ha lavorato come textile designer per la moda e per la casa, è stata direttore del corso Digital Textile Design ad Afol Moda dove ha insegnato progetto e colore. Ha tenuto lezioni e seminari in Università e Accademie in Italia e all'estero, ha organizzato seminari aziendali, corsi privati individuali e collettivi. Ha pubblicato diversi libri, articoli, testi in catalogo, relazioni in Convegni nazionali e internazionali.  www.color-and-colors.it