Antica Fabbrica Passamanerie Massia Vittorio: l’esperienza e l’innovazione tramandata da un filo viola

Max Massia, Ph. Dinoia, ©2021 Antica Fabbrica Passamanerie Massia Vittorio 1843

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Un breve video per raccontarvi la storia della famiglia Massia, attiva nel mondo dell’industria del tessile dal 1685, poi trasformata dal 1843 nella sola realizzazione di “dettagli” tessili come intrecci, corde, alamari, frange e fiocchi; variamente impiegati come accessori d’abbigliamento e/o d’arredamento. Le passamanerie hanno adornato i castelli, i palazzi, i teatri e le residenze nobiliari di tutta Italia e non solo.

I segreti di quest’arte, tramandati di padre in figlio per sei generazioni, rendono oggi possibile la creazione di nuove forme e applicazioni della passamaneria, portando alla realizzazione di accessori e oggetti unici nel genere. La storia e la tradizione si collocano quindi in modo visionario all’interno del mondo artistico contemporaneo, dialogando con il settore dell’arredamento, della moda, del design e dell’arte tessile.

La storia di questa azienda è stata accompagnata da un elemento, da un colore, indice di garanzia e professionalità: il viola. Nel mondo dei tessitori, infatti, la tradizione vuole che ogni bottega e manifattura abbia la sua firma di riconoscimento. Nella cimosa venivano quindi eseguite una o più passate di trama al fine di distinguere, attraverso il colore, la provenienza e quindi la qualità del prodotto.

Sitografia:
https://www.massiavittorio1843.it/
©2021 Antica Fabbrica Passamanerie Massia Vittorio 1843 è un marchio registrato MV1843 srl 

Buon giorno a tutti, sono Max Massia, titolare di questa azienda di famiglia. Io sono la sesta generazione che fa passamanerie a Torino; i Massia nascono a Torino nel 1685 come azienda dedita alla tessitura, gestista da padre-figlio. Il mio quadris nonno nel 1843 converte la tessitura in passamaneria. Fate conto che a Torino in quel periodo c’erano 200 fabbriche di passamaneria in quanto, essendo la capitale del regno dei Savoia, vi era un crocevia di personaggi importanti quindi  i nobili e l’esercito con relative carrozze, palazzi ed equipaggiamenti; le passamanerie erano quindi dei beni di consumo molto utilizzati in quegli anni. Ovviamente com’è cambiata la storia è cambiata anche l’azienda: nel 1880 apriamo il negozio in centro storico a Torino che ancora oggi abbiamo; l’arredamento è quello originale ed è l’ultima bottega di passamanerie a livello italiano.

Poi vari passaggi: nel 1944  l’azienda viene rasa al suolo durante la seconda guerra mondiale, il che fa sì che mio nonno nel boom economico parte più dal punto di vista commerciale, quindi con l’acquisto e vendita di passamanerie per l’ italia. Mio padre negli anni ‘80 riprende un po’ i vecchi macchinari e le vecchie lavorazioni per ritornare diciamo a specializzarsi di nuovo sulle passamanerie storiche. Nel 2000 entro io nell’azienda che ha l’attuale sede a Pianezza (To), con i macchinari per tessere che vedete. Quello che è interessante è stato l’ampliamento di produzione in vari settori quindi non solo il restauro ma anche l’arredamento, l’arte contemporanea, la moda. Interessante il progetto che abbiamo fatto con Simon Starling per la Galleria Franco Noero di Torino nella quale abbiamo fondamentalmente lavorato sul discorso dei cartoni Jacquard, del codice binario quindi del primo computer andando a convertire ed unire la musica quindi suono (o non suono) con i colori della variante RGB. Quindi fondamentalmente il  suono viene convertito della macchina per tessere. Abbiamo anche collaborato con l’Atelier Biagetti di Milano per le opere fatte a Torino e poi con  design come  Cristina Celestino e Sara Ricciardi.

Quali sono le aspettative per il futuro?

Le aspettative sono tante. Anche un momento difficile come questo ha insegnato che forse prima si correva troppo rispetto ai risultati che si potevano ottenere; è importante fare un po’ più di selezione all’interno dei propri clienti e andare a ricercare i lavori mirati che portano fondamentalmente soddisfazione.  E’ ovvio, essendo un’azienda bisogna devo guardare il fatto di stare in piedi quindi bisogna cercare di capire come saranno le nuove sfide dal punto di vista commerciale, soprattutto a livello internazionale, e credo che forse, oggi più che mai, se si è in grado di fare il proprio lavoro al meglio, con la giusta umiltà e senza andare a fare troppi voli pindalici però senza limitandosi esclusivamente al lavoro tradizionale, ci possono essere delle buone soddisfazioni.

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