• Ven. Ago 12th, 2022

L’ “ISOLA PROSSIMA” DI ELENA REDAELLI E FRANCESCO BERTELÉ

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C’è anche la Fiber Art contemporanea nella nuova edizione di ISOLA PROSSIMA, una mostra diffusa curata da Matteo Pacini, sull’Isola Polvese del Lago Trasimeno, in Umbria (Italia) e inaugurata il 30 giugno 2022, grazie alle installazioni di ELENA REDAELLI artista internazionale che partecipa con due opere – di cui una in collaborazione con FRANCESCO BERTELÉ. Un progetto collettivo articolato in un percorso, spaziale e temporale, in cui dialogano e si incontrano arte, ambiente e comunità,

IL PROGETTO

ISOLA PROSSIMA è un progetto artistico e culturale a tematica ambientale, giunto alla seconda edizione, che ha luogo sull’Isola Polvese del Lago Trasimeno, in Umbria. Promosso da ARPA Umbria e organizzato in collaborazione con l’Associazione ART MONSTERS, focalizzato su tre parole chiave: arte, ambiente, futuro.

“La nostra società – scrive il curatore Matteo Pacini – ha ribadito in modo peculiare quanto già conosciuto da secoli: nessun essere umano è isola ma vive e trova pieno sviluppo nel contesto relazionale condiviso. L’esperienza vissuta da noi tutti durante questa pandemia ha palesato quanto la realtà individuale di ciascuno sia interconnessa ai destini degli altri, quanto la rete sociale sia fondamentale per affrontare le sfide che ci si pongono davanti. Sfide che oggi sono primariamente quella del rapporto con l’ambiente naturale e quella di riuscire ad immaginare il mondo a venire. Concetti a loro volta fortemente intrecciati: qualsiasi progetto sul futuro dell’umanità deve tener conto del rapporto con l’ambiente, mettendo in discussione il nostro modo di stare nel mondo. Pensare il futuro significa avere una visione del mondo a venire, perché tutto il nostro agire assume le forme che siamo capaci di immaginare.”

LA MOSTRA

Scultura, installazioni, pittura e video andranno a comporre una geografia immaginaria in cui le opere, con il potere estetico ed estatico che solo l’arte possiede, saranno elementi essenziali di un “viaggio esperienziale” sull’isola, svelando e celando, sorprendendo e confondendo, rielaborando in forma nuova ciò che crediamo di conoscere e ridefinendo l’invisibile attraverso la dimensione familiare delle cose che ci circondano quotidianamente.

Sarà l’Isola Polvese il palcoscenico naturale di questo progetto: attraverso le sue architetture e i suoi ambienti naturali, in un percorso che dal molo dell’isola si snoda fino al Monastero, si susseguiranno le diverse opere che gli artisti invitati hanno realizzato in stretto dialogo con lo spazio che le accoglie.

La mostra sarà visitabile fino al 10 settembre 2022.

ELENA REDAELLI E FRANCESCO BERTELÉ

Attiva sulla scena internazionale, ELENA REDAELLI è tra gli artisti di questa edizione di ISOLA PROSSIMA.  Redaelli ha conseguito un Master in Belle Arti presso l’UCA, Londra, Regno Unito e un Master in Scultura, presso l’Accademia di Belle Arti di Roma. Dal 2010 ha esposto in Norvegia, Italia, Germania, Francia, Regno Unito, Corea, Australia, Cina, Taiwan, Russia ed è membro attivo di movimenti artistici ambientali internazionali muovendosi tra Europa, Asia, Stati Uniti, Africa. Pluripremiata, le sue opere sono in collezioni permanenti presso la I-Park Foundation, Heast Haddam, Connecticut, USA; il Zarya Centre for contemporary Art Collection, Vladivostok, Russia; la Collezione Civica di Fiber Art della Città di Chieri; la Miniartextil Collection, Como, Italia.

Ricercatrice e artista visiva, crea sculture e installazioni tra arte ambientale e progetti partecipativi anche ad indirizzo sociale, in stretto rapporto sia con il luogo che con la comunità in cui opera.

Redaelli esplora i materiali, la trasformazione della materia, i processi di generazione e decadimento che sfidano i meccanismi di controllo, indagandone le possibilità creative e i margini di intervento attivo e di interazione tra materia, artista, fruitore, ambiente circostante. La sua ricerca ha l’elemento cardine nella sperimentazione che conduce la sua pratica ad intrecciare e incrociare tecniche e materiali, dall’artigianato tradizionale alla scultura, al disegno, dai tessuti agli elementi naturali: spaziando dalla tessitura a mano al lavoro a maglia o ad uncinetto, all’infeltrimento, al ricamo fino alla fabbricazione della carta spingendosi, nelle installazioni immersive su larga scala, fino a combinare le tecniche di produzione a ritmo lento con nuovi media come video e suono.

Per la seconda installazione, l’artista ha collaborato con FRANCESCO BERTELÉ (Canzo, Italia, 1978) con cui condivide la visione di un percorso artistico che è ricerca, esplorazione ed esperienza. Spaziando dalle tecniche classiche alle più recenti tecnologie digitali, Bertelé fonde teoria e sperimentazione pratica nello studio continuo del rapporto tra uomo e natura, indagando i processi politici e sociali più urgenti, restituendoli in forma di opere poetiche, visionarie, frutto della sintesi tra dati collettivi ed esercizio personale. Lavora in sinergia con un network di professionisti, adottando una metodologia mutuale. Sue opere e progetti sono stati presentati presso istituzioni italiane e straniere tra cui Mediamatic, Amsterdam; Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Torino; Museo del Novecento, Milano; Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci, Prato; Fondazione Arnaldo Pomodoro, Milano; Skaftfell project space, Center for Visual Art, East Iceland; Sinop Biennale, Sinop (Tuchia); 3rd Land Art Biennial LAM 360°, Mongolia.

LE OPERE

La sua installazione site specific GUTTA CAVAT LAPIDEM #3 – ultima elaborazione di una serie di lavori legati da un comune fil rouge concettuale e inaugurata in Cina nel 2015 – è allestita In parte all’interno del monastero e alla piscina Porcinai, antica cava di arenaria dismessa trasformata in giardino delle piante acquatiche alla fine degli anni Cinquanta dal noto paesaggista Pietro Porcinai. “La piscina – scrive Pacini – realizzata su commissione del Conte Citterio, proprietario dell’isola, è interamente scavata nella roccia e alimentata dalle acque del Lago Trasimeno con una profondità massima di 5,30 metri. Intorno al grande invaso centrale si trovano i “ninfei”, vasche poco profonde poste a differenti altezze e in comunicazione fra loro. In esse trovano il loro habitat diverse specie di piante acquatiche, autoctone e alloctone grazie alle quali, nella sua artificialità, questo luogo si mimetizza perfettamente nell’ambiente naturale circostante.”

L’opera è realizzata con tessuti di recupero in un intreccio che restituisce all’osservatore una cascata ibrida, la memoria dell’acqua che nel tempo ha inciso i segni del suo scorrere nella roccia e che torna idealmente a riversarsi nella Piscina.

GUTTA CAVAT LAPIDEM #3 è un’installazione, la terza, che prosegue in una continuità concettuale e in parte formale, la serie omonima realizzata per la prima volta nel progetto Forest Art Chengdu “Flowing Inspiration”, Du Jiang Yan, Cina (2015) e successivamente inclusa – in una diversa rielaborazione – nella prestigiosa mostra internazionale “Tissage, Tressage”, alla Fondation Villa Datris, in Francia (2018).

Il titolo suggerisce la forza delicata ma dirompente di una goccia d’acqua, la forza vitale di questo elemento. L’arazzo celebra questa risorsa naturale essenziale per l’umanità e per il pianeta, che deve essere preservata e custodita.

Il secondo lavoro in mostra è PSYCHAEDI di FRANCESCO BERTELÉ e ELENA REDAELLI, creatura post-umana immaginaria che in un nuovo mondo ha necessariamente trasformato il proprio corpo assecondando l’istinto di sopravvivenza alla supremazia delle macchine. Gli Psychaedi hanno bisogno di rigenerarsi attraverso una profonda interazione con la natura che si riafferma in un continuo scambio tra corpi dove l’animale umano diventa uguale a tutti gli altri esseri animati. Ispirata al processo di costruzione del calabrone asiatico, il bozzolo presenta specifici modelli bionici di sviluppo strutturale nello spazio. L’installazione è realizzata utilizzando carta riciclata e materiali ambientali.

L’opera è allestita all’intero dell’Ex Monastero Olivetano, complesso recentemente recuperato dopo l’abbandono della comunità religiosa ed il successivo utilizzo come dimora per i coloni al servizio dei proprietari dell’Isola, oggi sede del Centro Arpa Umbria.