• Mar. Lug 5th, 2022

Note descrittive e introduttive sulla storia dell’arazzo in Europa tra XVI e XVIII secolo

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*Foto in evidenza: Tapestry Room di Croome Court, Manufacture Nationale des Gobelins, 1763–71. © 2000–2022 The Metropolitan Museum of Art. All rights reserved

Il termine arazzo indica un paramento murale intessuto, di dimensioni variabili ma spesso importanti, che può rappresentare scene narrative sacre o profane, composizioni vegetali, zoologiche e araldiche, tessuto con lo scopo di coibentare e decorare gli ambienti privati e pubblici. La storia della ‘tappezzeria’ è andata evolvendosi assecondando il gusto artistico della committenza e il nuovo sviluppo architettonico degli edifici e dell’arredamento delle stanze, assumendo di conseguenza formati e funzioni differenti.

Apprezzato come genere artistico anche in virtù della sua mobilità e adattabilità, l’arazzo si diffonde in Europa nel tardo Medioevo in area franco-fiamminga, affermandosi con il primato produttivo, grazie alla promozione che grandi regnanti e mercanti-imprenditori ne fecero per adornare le proprie dimore o per farne uso quali doni diplomatici. Il periodo di tempo compreso tra il XVI e il XVIII secolo fu uno dei più importanti per la storia della manifattura tessile, tanto da divenire uno dei settori commerciali di punta in vari paesi.

A sinistra “L’unicorno in cattività” a destra “The Unicorn Purifies Water” della serie della “Caccia all’unicorno”, Made in Paris, France (cartoon); Made in Southern Netherlands (woven), 1495-1505, Di Sconosciuto – 6QHwPO4q4grNtA at Google Arts & Culture, Pubblico dominio, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=13486672

L’arazzo si individua come tipologia di opera tessile fabbricata all’interno di una manifattura da più arazzieri, secondo una determinata tecnica di esecuzione che prevede l’uso di telai e specifiche materie prime; caratteristica, questa, che lo differenzia da qualsiasi altro prodotto artistico.

A livello tecnico, l’arazzo si configura come una struttura tessile ad armatura a tela, dove fili paralleli, detti orditi o catene, si intersecano in senso perpendicolare ai filati di trama polimaterici, tramite passate complete estese per zone, secondo i diversi colori contenuti nel modello preparatorio, il “cartone”. La traduzione in opera tessile veniva conseguita dagli arazzieri mediante telai di differente tipologia e funzionamento, un tipo detto “ad alto liccio” (telaio verticale) e l’altro “a basso liccio” (telaio orizzontale o calcola).

Telaio ad alto liccio della manifattura dei Gobelins (Encyclopédie di Diderot e d’Alembert 1771, pl. IX, fig.1)

I filati di trama maggiormente utilizzati per la tessitura erano lana, seta, lino e, in alcuni casi, oro e argento, il cui utilizzo si andò modificando nel corso della storia dell’arazzo. La qualità e le caratteristiche morfologiche di questi materiali, la varietà e la stabilità delle tinture erano tutti fattori da cui dipendeva la riuscita estetica e cromatica dell’opera. Generalmente, coloro che erano disposti a investire alte somme di denaro pretendevano di ottenere ‘tappezzerie’ di grande pregio materiale ma anche rappresentativo, commissionando perciò l’esecuzione di modelli pittorici a grandi artisti.

Emperor Vespasian Cured by Veronica's Veil, Flemish, Brussels, ca. 1510. © 2000–2022 The Metropolitan Museum of Art. All rights reserved.
Emperor Vespasian Cured by Veronica's Veil, Flemish, Brussels, ca. 1510. © 2000–2022 The Metropolitan Museum of Art. All rights reserved.

I motivi raffigurati nascevano quindi dal pennello di abili pittori, che attraverso i cartoni d’arazzo fornivano la traccia da tradurre poi in opera tessile. I cartoni erano veri e propri dipinti, grandi quanto il panno istoriato, eseguiti a tempera su carta o a olio su tela dal XVII al XVIII secolo. Per la loro esecuzione vennero incaricati artisti di vario livello, i più celebri dei quali furono Raffaello Sanzio, Giulio Romano, Agnolo Bronzino, arrivando poi ai maestri barocchi e rococò come Pieter Paul Rubens e François Boucher per limitarsi a citarne alcuni. A differenza delle opere pittoriche, nel campo dell’arazzeria erano ammesse le esecuzioni di repliche dello stesso soggetto, per cui non si venivano a porre in essere delle distinzioni tra originale e copia, in quanto ciascun nuovo oggetto tessile rappresentava un unicum.

The Camel from a set of five Grotesques, Beauvais, direttore della manifattura Philippe Béhagle (French, 1641–1705) , or his son Philippe, cartonista Jean-Baptiste Monnoyer (French, Lille 1636–1699 London), designed ca. 1688, woven ca. 1690–1711, lana e seta. © 2000–2022 The Metropolitan Museum of Art. All rights reserved.

Pur sviluppandosi parallelamente alle arti maggiori, la storia del panno istoriato rivela convergenze ma anche divergenze, dovute a specificità legate alla tecnica d’esecuzione e ai mezzi espressivi. A differenza di altri manufatti tessili, come i ricami, nell’arazzo si trova un’affinità tra intreccio e figurazione, materia e aspetto: la decorazione non si trova quindi sovrapposta al supporto ma ne è parte integrante. Le scene intessute si caratterizzano mediante valori decorativi di superficie, atti a conseguire effetti di pieno e di moltiplicazione dei dettagli, così da valorizzare l’abilità manuale dell’arazziere, il quale per la traduzione del modello pittorico disponeva di un repertorio cromatico ridotto a poche tinte di base fino al XVI secolo; questa varietà cromatica verrà  progressivamente arricchita di infinite tonalità, tanto che nel XVII secolo la ricerca esasperata degli effetti pittorici finì per ledere l’essenzialità espressiva del tessile, contribuendo al graduale declino dell’arazzo.