“Storie di un filato. Racconti sulla seta: la coltura dei bachi”

Imperatore Shizong, dinastia Ming (1368-1644). Rotolo appeso, inchiostro e colori su seta. Museo Nazionale del Palazzo, Taipei. © 2008-2021 ResearchGate GmbH

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Lo sapevi che…?

Le qualità merceologiche delle sete italiane sono paragonabili a quelle cinesi, giapponesi e indiane. A seconda della regione di provenienza possono essere distinte in: sete della Lombardia, di Milano, del Piemonte, del Veneto, della Toscana e della Calabria.

La lunghezza del filamento prodotto dal baco da seta può raggiungere anche i 1000 m, di cui circa 600/700 m sono utilizzabili per la filatura.

La seta di ragno, prodotta dall’esemplare femmina della Nephilia, comunemente detto Ragno del Madagascar, ha una resistenza doppia di quella della seta comune.

Il bisso, detto anche seta di mare, è una fibra secreta da molluschi bivalvi in fase di ancoraggio a scogli o appigli sottomarini. I più comuni esseri marini in grado di produrre filamenti, la Pinna nobilis e la Pinna rudis, possono raggiungere anche il metro di lunghezza!

“Ambrogio, come tutti gli altri contadini, allevava ogni anno un pò di bachi da seta. Al principio di Maggio, con istaggi e tavole di cannucce, formava il palco in alcuna delle stanze della casa, poi andava dal padrone a prendere i bachi appena nati; li portava a casa, li metteva sulle tavole, e teneva acceso il fuoco nella stanza. Appeso alla parete aveva il termometro affine di non riscaldare nè troppo nè poco il locale. Ambrogio coglieva la foglia di gelso; e Cristina, e Maria la mondavano, la tagliuzzavano, e poi la davano da mangiare ai bachi. Veniva spesse volte il bigattiere a vederli, e partiva sempre contento, perchè Cristina li teneva ben governati. Quando i bachi dormivano, ossia erano assopiti, ella dava poco da mangiare. E quando si levavano, vi metteva sopra il letto dei ramoscelli e delle frasche di gelso. I bachi vi si arrampicavano sopra. Ed allora Cristina li trasportava sopra altri tavolati per diradarli, perchè ingrossavano. Quando i bachi dormivano della quarta, Cristina dava aria alla stanza. Non lasciava imputridire il letto dei bachi. Spazzava di frequente i tavolati, togliendo gli escrementi dei bachi ed i rosumi delle foglie. Quando i bachi erano quasi maturi, Cristina li infrescava, formava cioè sui tavolati dei boschetti con ramoscelli di ravizzone o di érica od altre frasche. I boschetti non erano mai troppo folti. I filugelli salivano al bosco e si mettevano a lavorare. Tendevano i loro fili tra i rami, fabbricavano il bozzolo e vi si rinchiudevano dentro. Dopo otto o dieci giorni, si faceva la raccolta dei bozzoli: si separavano i bozzoli belli da quelli brutti; poi si mettevano in cavagni od in corbelli, e si portavano al padrone. Quando la raccolta andava bene, Ambrogio riceveva dal padron una discreta somma di danaro, e con essa pagava prima debituccio che avesse; poi comperava riso, sale, olio, da vestirsi, ed altre cose necessarie alla famiglia. Dava anche al Curato qualche lira per elemosina di qualche Messa da celebrarsi in suffragio delle anime dei suoi poveri morti”

Racconto tratto da G. Terra, Primo Libro delle Letture Graduate al fanciullo italiano, parte aggiunta dal Maestro Vittore Brambilla, XXIV edizione, Milano, 1887.

Bozzolo della larva di Bombix mori

La seta è una fibra tessile di origine naturale animale ottenuta dalle secrezioni ghiandolari di insetti (seta) e molluschi (bisso). La seta è costituita dalla bava solidificata che la larva di un lepidottero, chiamato scientificamente Bombix mori, produce prima di iniziare la sua metamorfosi in crisalide e poi farfalla. L’insetto, comunemente chiamato baco da seta o filugello, si nutre esclusivamente di foglie di gelso ed è originario dell’Asia Centrale, nonostante oggi sia allevato alle medie latitudini in diversi continenti.

Per la precisione si dovrebbe parlare di “sete” in quanto il filamento prodotto dal baco in realtà non ne rappresenta l’unica tipologia; ad esempio, tra gli altri insetti si trovano anche lepidotteri, coleotteri e ragni, i cui preziosi filati sono per la maggior parte impiegati per la produzione di tessuti in Oriente.

Notizie e curiosità: tra la leggenda e la ricercatezza di una fibra pregiata.

Nella storia dell’arte tessile non vi è nessun altro filato che possa vantare un’ importanza così significativa, tanto da essere tradizionalmente considerata la fibra con maggior pregio.

La storia della seta ha intrecciato popoli e interi continenti, arricchito e connesso i commerci tra Oriente e Occidente attraverso la “via della seta”, e ancora oggi desta profondo interesse grazie al suo valore simbolico e qualitativo; ultima tra le fibre a fare il suo ingresso in Europa, fu tra quelle che più di tutte segnò la storia della moda e del costume.

Le prime testimonianze frammentarie e incerte che riferiscono l’uso di filati di seta, seppur spesso confuse tra la leggenda e i racconti favolistici, risalgono addirittura a 5000 anni fa e si collocano nella Cina settentrionale. La letteratura attribuisce la nascita della sericoltura alla leggendaria imperatrice cinese Xi Ling Shi, moglie dell’ Imperatore Giallo, sovrano della Cina e primo dei cinque Di. La “Signora dei bachi da seta” scoprì le qualità del bozzolo inaugurando la prima forma di bachicoltura; i leggeri ed impalpabili abiti in seta, detti anche “vesti divine”, furono riservati esclusivamente all’Imperatore e alla sua ristretta cerchia. Il segreto della sericoltura fu gelosamente custodito all’interno dei confini dell’Impero per più di venti secoli. La tradizione vuole che intorno al 550 d.C due monaci persiani, sfidando le severe leggi cinesi contrabbandarono dei bachi da seta, conducendoli alla corte dell’Imperatore Giustiniano a Bisanzio, grazie a delle cavità scavate nei loro bastoni da viaggio.

Dalmatica in velluto con ricami in filati di seta e oro, provenienza Fiandre, XV-XVI secolo. Trento, Castello del Buonconsiglio

Nonostante ciò, fino al XII secolo l’Oriente continuò ad essere il massimo produttore di seta grezza. Lo sviluppo della produzione serica in Italia ebbe inizio con la conquista islamica della Sicilia nel 827; successivamente, verso l’anno 1100, per volontà del re normanno Ruggero II d’Altavilla, la bachicoltura e la filatura si affermarono nei “Tiraz” (laboratori dove avveniva la produzione delle reali stoffe ricamate) e poi anche in altre regioni e città, come ad esempio Venezia, Lucca e Genova.

I panni serici raggiunsero nel Medioevo e nel Rinascimento esiti di straordinaria qualità, sia per la loro preziosità che per la raffinatezza dei motivi decorativi cui vennero abbinati. La finezza, la lucentezza e la resistenza del filato permisero di realizzare tessuti molto leggeri (taffetas) ma  anche molto pesanti (velluti); basti pensare che per la tessitura di un panno di velluto era necessaria una quantità tripla di seta rispetto alle altre stoffe.

La seta, in virtù dei costi elevati di lavorazione e della bellezza dei prodotti finiti, divenne simbolo di ricchezza e potenza, sinonimo di appartenenza ai ceti sociali più elevati. Gli abiti confezionati con tessili sericei, arricchiti da trame broccate dorate o da ricami, furono appannaggio esclusivo della nobiltà e del clero, contrariamente dal popolo che vestiva di semplici tessuti in panno di colore scuro. Oltre al campo della moda, le manifatture seriche subirono un grande impulso anche in quello dell’arredamento; se da una parte l’impiego “decorativo” della seta divenne un vero e proprio status symbol dall’altra assunse anche un ruolo funzionale. La seta, infatti, grazie alle sue proprietà e caratteristiche merceologiche, venne utilizzata come mezzo di protezione dal freddo e attenuazione dalla calura estiva.

I tessuti serici, a differenza di quelli in cotone e in lana, divennero espressione dell’arte facendosi carico di messaggi e linguaggi in quanto istoriati e quindi disegnati.
Dall’attività agricola dell’allevamento dei lepidotteri trassero origine molte attività come: la produzione del seme (uova della farfalla), l’industria della filatura, della torcitura, della tessitura, della tintura, della stampa e del fissaggio dei tessuti.
L’allevamento del baco e la filatura dei bozzoli sono oggi quasi del tutto scomparsi in Italia. Infatti, le materie prime vengono in gran parte importati dalla Cina e dal Sud America.

L’opera e il “lavoro” del baco da seta.

L’arte di allevare il Bombix mori, narrata da G.Terra nei suoi racconti, trova una certa corrispondenza con quanto riportato in letteratura dai manuali di merceologia tessile.

Di seguito alcune informazioni tecniche per guidarvi al meglio nella comprensione del brano e alla conoscenza dei processi che portano alla “magica” creazione della seta da parte del lepidottero.

Il bombice incomincia la sua “opera” a primavera, quando le farfalle femmine, uscite dai bozzoli, depositano, dopo la fecondazione, circa 500 uova (“seme” in gergo tecnico), di forma lenticolare allungata. Nei primi giorni si ha un iniziale sviluppo dell’embrione per poi arrivare ad un lungo periodo di latenza; solitamente, per accelerare la crescita le uova vengono riscaldate alla temperatura di 24°C, fino alla trasformazione in larva. Il baco, fuoriuscito dal seme, viene posto su foglie di gelso appoggiate a graticci o stuoie; qui divorando un enorme quantità di vegetali, cresce rapidamente ma dopo cinque o sei giorni la larva smette di nutrirsi per ventiquattro ore. Inizia così il periodo delle mute, che ripetendosi ogni settimana porterà il baco al massimo sviluppo, e pronto a “salire al bosco” tesserà finalmente il bozzolo, da cui ricavare il filamento di seta prodotto da due ghiandole serigene, dette seritteri. Il “finto bosco” di paglia o di frasche di scopa, ginestra servono al lepidottero per arrampicarsi e tessere la sua impalcatura. Il baco impiega circa quattro giorni a chiudersi nel bozzolo e in questo periodo di tempo riesce a secernere fino a 1500 metri di filamento. La vita all’interno del bozzolo prosegue con la trasformazione in crisalide o pupa e poi in insetto perfetto.

Famiglie coloniche dedite alla bachicoltura e alla lavorazione della seta

Per conoscere i trattamenti e le fasi di lavorazione dei filamenti di seta non perdetevi il prossimo racconto!

Bibliografia:

Buss C., Seta, Oro, Cremisi. Segreti e tecnologia alla corte dei Visconti e degli Sforza,  collana Seta in Lombardia, Silvana Editoriale, 2009.
Devoti D., L’arte del tessuto in Europa dal XII al XX secolo, Bramante Editrice, Milano, 1974.
Terra, Primo Libro delle Letture Graduate al fanciullo italiano, parte aggiunta dal Maestro Vittore Brambilla, XXIV edizione, Milano, 1887.
Maltese C., Le tecniche artistiche, Mursia Editore, Milano, XXIII edizione 2017.
Quaglierini C., Manuale di Merceologia Tessile, Zanichelli, Bologna, 1992.

Sitografia immagini:

https://theroyalcollection.it/seta/
https://www.researchgate.net/figure/Emperor-Shizong-Ming-dynasty-1368-1644-Hanging-scroll-ink-and-colors-on-silk-2097_fig10_297647263
https://www.artribune.com/arti-visive/archeologia-arte-antica/2019/09/mostra-fili-oro-trento/attachment/dalmatica-fine-xv-sec-inizio-xvi-sec-velluto-ricami-con-filati-di-seta-e-oro-filato-manifattura-delle-fiandre-trento-castello-del-buonconsiglio/
http://www.albarnardon.it/la-bachicoltura-e-la-filatura-della-seta-a-concordia-dal-1600-al-1700/#!prettyPhoto/2/

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