Interviste

Intervista con Carla Fisher

Carla Fisher è una affermata fiber artist che vive e lavora a Philadelphia, Usa. Nelle sue opere, Carla, manipola l’elemento tessile trasformando il semplice filo in sculture e composizioni astratte, forme organiche vibranti ed intense che nascono dal bisogno forte e viscerale di esprimere le proprie emozioni di perdita e vuoto in modo creativo e costruttivo, all’indomani della morte del marito. E’da qui infatti che prende avvio la sua carriera di artista, nel 2013 quando, dopo venticinque anni dedicati al settore dei servizi finanziari, decide di ricominciare a studiare e laurearsi (nel 2016) presso la University of the Arts di Philadelphia.

Le opere tessili di Carla Fisher sono state esposte in numerose mostre negli Stati Uniti, Canada, Corea ed Ucraina. Oggi l’artista lavora prevalentemente su commissione.

Di seguito il link al sito web dell’artista:

https://www.carlajfisher.com/

“Nature’s Ball-detail”, 25”h x 12”w x 2”d, rayon embroidery thread, Tyvek envelopes, plastic shopping bags, watercolor, lint, Keurig coffee filters, plastic Keurig coffee pods, copyright Carla Fisher

“Nature’s Ball-detail”, 25”h x 12”w x 2”d, rayon embroidery thread, Tyvek envelopes, plastic shopping bags, watercolor, lint, Keurig coffee filters, plastic Keurig coffee pods, copyright Carla Fisher

 

Carla, quando hai iniziato ad avvicinarti all’arte tessile e perché? 

Posso ancora vedere il volto raggiante di mia madre che raccontava la storia di come, quando avevo due anni e lei si sedeva alla sua macchina per cucire, mi metteva sul pavimento accanto a lei con quello che io immaginavo fosse un telaio per trapuntare e io “cucivo”, imitandola. All’età di quattro anni, se lei lasciava la macchina per prendere una tazza di caffè o rispondere al telefono, io saltavo sulla sedia e cominciavo a “cucire” sulla sua macchina.  Decise allora che mi avrebbe dovuto insegnare a usarla per evitare pericoli e danni.  Per tutta la vita, ho sempre cucito.  Riflettendoci sopra, il cucito è sempre stato il mio conforto.  Ma non ho mai tentato nulla di artistico.  Dopo tutto, la mia insegnante di arte in seconda media, la signora Conner, mi aveva caldamente suggerito di “cercare un altro sbocco creativo, dato che l’arte non era (secondo lei) il mio punto di forza”!

Ma la vita ci presenta i suoi colpi di scena e il 12 ottobre 2013 mio marito è morto di cancro.  Dopo quarant’anni insieme, ho dovuto trovare un modo per prendere un “Noi” e trasformarlo in un “Io”.  Un caro amico mi ha suggerito di prendere un taccuino.  In quel taccuino, dovevo scrivere tutte le cose che mi interessavano anche solo un poco.  “Non giudicare!  Non giustificarti!  Basta scrivere”, ammonì.  Grazie al cielo per una volta nella mia vita ho ascoltato qualcuno!  Attraverso questo processo ho imparato che ciò che mi interessava veramente era l’arte.  Ho preso la decisione di tornare a scuola.  Ho scelto la University of the Arts in Philadelphia, PA perché avevano un programma chiamato Post Baccalaureate Program che permetteva a chi aveva già una laurea in un altro campo (nel mio caso Finanza) di dimostrare di avere una competenza in una disciplina primaria (Fiber) e due sotto-discipline (scultura di metalli e vetro soffiato) e, una volta completato il percorso con successo, poteva iscriversi direttamente ad un programma MFA.  Mi sono laureata nel maggio 2016.

Quali sono le tue fonti di ispirazione? Come scegli i soggetti delle tue opere?

Credo veramente che non ci sia artista più grande di Dio stesso.  Alcuni preferiscono chiamarla Natura.  I colori sono SEMPRE giusti.  Le texture esprimono sempre una suggestione. La patina di Dio è a volte morbida, a volte scintillante di rugiada.  A volte il contrasto è audace, come le striature viola acceso dei piccoli crochi di primavera, o sottile come le foglie di felce che segnalano l’inizio di una nuova stagione di fioritura.  A volte i toni e le sfumature e le texture dei marroni invernali e dei grigi e bianchi stimolano la mia fantasia.  Tutti amano la bellezza dell’autunno, ma avete mai notato che il verde che vedete in estate è diverso dal verde fresco della primavera o dal verde stanco e ingiallito dell’autunno? Il cielo di giugno è addirittura di una tonalità di blu diversa da quella di novembre. Questa tavolozza di colori non smette mai di ispirare quando ci si prende il tempo di osservare!

Amo camminare sia in città che nei boschi.  Spesso una immagine cattura la mia attenzione o mi toglie il fiato.  A volte apprezzo semplicemente il modo in cui un architetto ha costruito il suo mondo artificiale all’interno del dominio della natura…e come la natura se ne appropria con quelle che noi chiamiamo erbacce. 

A volte è solo la forma di qualcosa che il mio cervello non si lascia sfuggire, e devo solo cercare di ricrearla.  Forse, ad affascinarmi sono i “buchi” che la crescita irregolare o l’erosione del tempo ha provocato da qualche parte. 

Detto in un altro modo, il colore, la consistenza, la forma, la patina e la giustapposizione mi entusiasmano e mi ispirano molto più di qualsiasi scena o ritratto che potrei mai realizzare.

“Blue By Me If Blue Bayou 1”, 15”w x 11.5”h x 2”d, Robeson Anton rayon embroidery thread, house Tyvek, archival watercolor, copyright Carla Fisher

“Blue By Me If Blue Bayou 2”, 15”w x 11.5”h x 2”d, Robeson Anton rayon embroidery thread, house Tyvek, archival watercolor, copyright Carla Fisher

Blue By Me If Blue Bayou 3”, 15”w x 11.5”h x 2”d, Robeson Anton rayon embroidery thread, house Tyvek, archival watercolor, copyright Carla Fisher

Nelle tue opere d’arte tessile usi i fili in modo speciale e insolito. Come hai sviluppato questa tecnica?

Nella mia prima classe all’UArts, ho avuto la grande fortuna di studiare sotto la guida del grande Warren Seelig.  All’inizio non mi ero resa conto del grande valore del suo tutoraggio, tanto meno come questo avrebbe cambiato la mia vita!  Nella sua classe, Constructed Surfaces, venimmo invitati a creare una superficie dal nulla.  Fece una presentazione con diverse diapositive mostrandoci varie fonti di ispirazione, tra cui un’immagine del muschio in una scuola di artisti nel nord del Maine conosciuta come Haystack.  Mi ero ricordata di questo materiale idrosolubile che un amico mi aveva mostrato una volta, così decisi che avrei cercato di replicare quel muschio per l’incarico.  Il resto, come si dice, è storia! 

Ho continuato a sperimentare con questa tecnica, lavorando inizialmente per scoprire delle sfumature di colore che mi avrebbero dato quell’effetto acquerello che poi è diventato un tratto distintivo del mio lavoro. Ho deciso di sfidare ancora di più le regole, cercando di scolpire tridimensionalmente con il solo filo.  Attraverso molti, molti tentativi, ho imparato che solo il filo da ricamo Robison Anton rayon riusciva ad assorbire lo stabilizzatore nel modo che a me serviva per ottenere un certo risultato.  Ho anche imparato che devo lavorare all’effetto dell’erosione solo una piccola sezione alla volta per poter modellare il lavoro nel modo voluto.  Spesso, la lenta e faticosa scultura delle opere tridimensionali richiede più tempo della vera e propria cucitura bidimensionale che la precede!

E’ stata una grande scoperta comprendere quanto la scienza e lo studio e i metodi scientifici siano in stretta relazione con la pratica artistica!  Sono costantemente alla ricerca di nuovi metodi per scolpire e capire i limiti di resistenza alla trazione di ciascun materiale.  Tra un determinato progetto artistico e l’altro, spesso passo diversi giorni o forse anche due settimane a sperimentare altri modi di lavorare con il filo e con altri materiali.  Il pensiero di “che cosa devo usare per ottenere questo o quello” sono ridotti al minimo quando inizio un nuovo pezzo perché ho già scoperto un materiale o un processo che mi darà un colore, una texture o una patina specifica.  In questo modo posso permettere alla mia creatività di fluire.

“Storm Clouds Rising-detail”, 19”h x 28”w, Robeson Anton rayon embroidery thread, dryer lint, ribbon, copyright Carla Fisher

Storm Clouds Rising-detail”, 19”h x 28”w, Robeson Anton rayon embroidery thread, dryer lint, ribbon, copyright Carla Fisher

“Entropy”, 32”h x 17”w, copyright Carla Fisher

Storm Clouds Rising-detail”, 19”h x 28”w, Robeson Anton rayon embroidery thread, dryer lint, ribbon, copyright Carla Fisher

Puoi parlarci della tua opera tessile Happy? Come è nata, quali tecniche e materiali hai usato?

Happy è quasi un “una tantum” ed è un lavoro iniziato con un progetto scolastico.  In una delle mie classi di disegno, dovevamo fare un classico disegno eco di un piccolo oggetto. Mi ero avvicinata da poco a questa tecnica e trovavo questo semplice metodo assolutamente affascinante!  Continuavo a immaginare questa creazione a penna e inchiostro ripetuta in feltro!  Mesi dopo, quando tornai a casa, dopo la morte di mio marito, trovai diverse scatole di maglioni (molti di essi li avevo lavorati a maglia per la mia famiglia nel corso degli anni) che iniziai subito ad infeltrire.  Creando un motivo dal disegno originale, ho tagliato e cucito strati convessi e concavi per creare le forme colorate che le persone spesso pensano siano geodi se visti da lontano.  Raramente lavoro con qualsiasi tipo di tessuto nella mia arte, quindi quest’opera realizzata prevalentemente con qualcosa di diverso dal filo, è decisamente particolare e inusuale

“Happy”, 47”x67”x3”d, felted wool sweaters, 2016, copyright Carla Fisher

Happy-detail”, 47”x67”x3”d, felted wool sweaters, 2016, copyright Carla Fisher

Happy-detail”, 47”x67”x3”d, felted wool sweaters, 2016, copyright Carla Fisher

Qual è secondo te la differenza più importante tra un artigiano che lavora con fili e tessuti e un artista tessile? Quando un’opera tessile diventa arte?

Vorrei iniziare a rispondere a questa domanda ricordando che non ho mai studiato arte da giovane.  Il mio background è in finanza e ho lavorato nel settore dell’intermediazione in Germania e negli Stati Uniti per un totale di 25 anni.  La mia insegnante di arte di seconda media, la signora Conner (in onore della quale ho dato il nome al grande pezzo con la luna rossa colorata) mi aveva così ammonito: “dovresti scegliere un altro sbocco creativo perché l’arte non è proprio per te”.  Ho passato tutta la mia vita convinta di non poter disegnare o fare niente di artistico.  Ero sbalordita – anche invidiosa – di come gli artisti potessero esprimersi in modo così bello!  Eppure, quando Ed morì e io mi trovai a dover riorganizzare la mia vita, diventare un’artista fu la sfida che volevo affrontare!  Ti racconto tutto questo per farti comprendere la mia risposta molto semplice, di tipo laico, alla tua domanda, e che nasce da una vita di ammirazione più che dalla clamorosa dichiarazione di un “esperto”!

Vedi, al di là dei “Maestri” e la loro definizione, io personalmente credo che gli artigiani siano artisti.  Ma ci piace categorizzare persone e cose, così diamo loro la definizione di artigiano.  Essere un artigiano di solito significa che la scuola della vita ha riconosciuto le tue credenziali artistiche, inoltre, anche quando si acquisisce un’educazione formale all’università, i Crafts and Material Studies sono in qualche modo considerati come lauree meno importanti o prestigiose di quelle in Belle Arti. 

Sempre più spesso tuttavia, il mondo delle Belle Arti “prendein prestito” le tecniche e le competenze artigianali per valorizzare il proprio lavoro. È stato detto da molti che i confini tra arte e artigianato si stanno assottigliando, non sono più così chiari e netti e che l’importanza e la valenza dei contributi dell’artigianato alle Belle Arti sono oggi riconosciuti sempre di più.  Sto solo cercando di aiutare questo processo!

Nella più semplicistica delle definizioni, tuttavia, il mio pensiero è che l’artigianato si rivolge alle creazioni pratiche, utilizzabili e mirate che toccano la nostra vita quotidiana, mentre l’arte esiste solo per suscitare emozioni e gioia attraverso la bellezza che offre.  Il mio lavoro, se usiamo questa definizione, rientra nel mondo dell’arte, con tutte le sue strutture tessili che affondano le proprie radici nel mondo dell’artigianalità.

“Secrets Of Caribbean 1&2”, 6”round x 3”h (ivory coral), 4”h x 8”w x 5”d (ruby coral), rayon embroidery thread, water soluble substrate, 2015-2016, copyright Carla Fisher

“Secrets Of Caribbean 1&2-detail”, 6”round x 3”h (ivory coral), 4”h x 8”w x 5”d (ruby coral), rayon embroidery thread, water soluble substrate, 2015-2016, copyright Carla Fisher

“Secrets Of Caribbean 1&2-detail”, 6”round x 3”h (ivory coral), 4”h x 8”w x 5”d (ruby coral), rayon embroidery thread, water soluble substrate, 2015-2016, copyright Carla Fisher

Puoi parlarci di un tuo lavoro tessile a cui sei particolarmente legata?

Illusions è sempre stato “il pezzo” per eccellenza.  Questo lavoro inaugurò letteralmente la mia carriera quando venne esposto in una mostra in una scuola d’arte di Philadelphia e ottenne il riconoscimento da parte di un curatore coreano.  Ogni volta che Illusions è stato esposto in una mostra, ha generato molteplici opportunità per ulteriori mostre.  Ora ho avuto l’opportunità di esporre in cinque diversi paesi e in tutti gli Stati Uniti.

Amo anche Homage to Weaving.  Come mi diceva Warren Seelig, l’amato professore che ha dato il via alla mia carriera artistica, “Carla, sei una fiber artist. Devi fare pace con la tessitura”.  Mentre continuavo gli studi, mi è stato insegnato a lavorare il vetro.  Ho capito subito il pezzo che volevo creare!  I fili di vetro intrecciati intervallati da tutti quei fili annodati colorati mi hanno portato grande gioia!  Purtroppo, è stato distrutto durante il trasposto per una mostra, nonostante l’accurato imballaggio in una cassa di legno.  Un giorno spero di rifare quel pezzo.  E’ stato semplice DIVERTIMENTO!

Anche Stradivarius è tra i miei pezzi preferiti.  Le parti della ninfea che lo compongono sono frutto di un esperimento con un nuovo tipo di Tyvek a cui, una volta realizzato il lavoro, ho deciso di non rinunciare. Queste parti del lavoro sono state rivisitate più volte per oltre un anno e mezzo fino a quando ho concepito un pezzo che le avrebbe messe in mostra!  Inoltre, la singola linea annodata a macchina intorno al lavoro è stata una prova ENORME di una nuova tecnica che ha unito il lavoro.

Nonostante ciò, tuttavia, diciamo che il mio pezzo preferito è sempre il mio pezzo successivo, quello futuro.  Sono così entusiasta delle possibilità di vedere un’opera completa!  Ogni elemento completato stimola la mia anima mentre guardo l’intera opera prendere vita.

Quanto è importante la sperimentazione di tecniche e materiali nella tua carriera artistica?

Vedi la mia risposta qui sopra.  Il mio processo creativo prevede una notevole quantità di tempo passato a sperimentare con diversi materiali e metodi in modo che quando concepisco un nuovo lavoro, conosco già le capacità del materiale che userò per darmi l’effetto esatto che voglio avere nel lavoro.

Segui una scrupolosa attività di progettazione o lasci che il tuo istinto ti orienti?

Il novanta per cento del lavoro che vedi sul muro è esattamente come è stato concepito nella mia testa.  Il restante 10% è come un bambino capriccioso: a volte basta lasciargli fare ciò che vuole e pregare che le cose vadano bene!

Carla, puoi dirci come è nata la tua interessante e particolare opera “My Soldier Boy”?

Soldier Boy, detto anche Dem Boots, è un’opera eccezionalmente personale nata da una mostra a cui ho partecipato poco prima della mia mostra personale Discarded.  In quella mostra, tre ex soldati descrivevano il loro lavoro.  Avevano preso le loro uniformi militari, le avevano polverizzate riducendole in piccoli pezzetti e trasformandole in carta fatta a mano. Infine, avevano disegnato su questa carta le esperienze vissute in Vietnam e in Afghanistan come terapia per guarire le loro ferite di guerra. 

Il mio defunto marito, un veterano dell’esercito in pensione da 31 anni, aveva prestato servizio in Viet Nam ed è sepolto nel Cimitero Nazionale di Arlington; mio figlio era appena andato in pensione pochi mesi prima, dopo 20 anni nel Corpo dei Marines con due missioni in Iraq e due in Afghanistan.  Ascoltando le loro storie mi erano venute le lacrime agli occhi.  Dopo lo spettacolo,ho incontrato questi soldati e raccontato loro la mia storia, così come del mio prossimo spettacolo.  Mi hanno permesso di trasformare l’uniforme di mio marito in carta presso la loro struttura. Infine  ho ricamato l’immagine dei suoi stivali su di essa.  Per ovvie ragioni, questo pezzo non sarà mai venduto.

“My Soldier Boy”, 20”h x 24”w, made of class A army uniform, Wonderfil Spaghetti thread, charcoal, 2017, copyright Carla Fisher

“My Soldier Boy-detail”, 20”h x 24”w, made of class A army uniform, Wonderfil Spaghetti thread, charcoal, 2017, copyright Carla Fisher

A tuo parere è più importante la tecnica o l’idea? Cosa pensi che determini il successo di un’opera d’arte? Quando la creatività rischia di essere soffocata dalla tecnica?

Wow!  E’ una domanda a cui non avevo mai pensato prima!  Senza idee, non c’è bisogno di tecnica perché non c’è niente da creare!  Ma senza tecnica non c’è un mezzo di espressione efficace. 

Penso che il mio processo permetta all’idea di dominare e che la tecnica e i materiali siano i servitori dell’espressione.  Concependo il pezzo prima di iniziare a cucire o dipingere il primo elemento, e con la costante sperimentazione con i materiali, le tecniche diventano secondarie all’espressione complessiva, credo.

Il successo di un pezzo, tuttavia, dipende esclusivamente dalla risposta dello spettatore ad esso, per come la vedo io.  Il pezzo parla alle persone come opera d’arte?  Suscita in loro qualcosa che li attira semplicemente verso di essa?  Questo è il successo! Come artista, comunque, la mia gioia personale viene dalla risposta interessata del pubblico quando parlo dei materiali di scarto che sono stati usati per creare l’opera.

“Colors ”, 38”h x 17”w, rayon embroidery thread, water soluble substrate, 2016, copyright Carla Fisher

“Colors – detail”, 38”h x 17”w, rayon embroidery thread, water soluble substrate, 2016, copyright Carla Fisher

Per quanto riguarda la tua crescita come artista, come sono cambiate le tue opere dall’inizio ad oggi?

Non so se i miei lavori sono necessariamente cambiati dai miei giorni subito dopo la scuola fino ad ora, anche se, anche se di tanto in tanto, creerò opere particolarmente rappresentative come le lune di sangue o i Sunset Dreams quasi come una sfida contro gli insegnamenti che ho avuto alla scuola d’arte.  Nel complesso, tuttavia, ho assorbito la lezione che mi hanno insegnato: mi piace il modo in cui il colore e la struttura possono essere al centro della scena attraverso l’arte astratta. 

Ho raggiunto quel livello di successo nella mia carriera, dove attualmente il mio lavoro è fatto soprattutto su commissione più che in vista di una mostra o una vendita promettente.  Questo spesso determina il modo in cui il lavoro deve essere fatto.  Oppure, come i prossimi (letteralmente!) undici pezzi commissionati che ho di fronte a me: essi specificano il mezzo e forse lo stile, e mi è permesso di “creare a mio piacimento”. Come artista mi ritengo fortunata ad avere persone che si fidano del mio lavoro!

“Sunset Dreams”, 22”h x30”w, Robeson Anton rayon embroidery thread, Shout color catchers, hand dyed silk, 2018, copyright Carla Fisher

“Sunset Dreams-detail”, 22”h x30”w, Robeson Anton rayon embroidery thread, Shout color catchers, hand dyed silk, 2018, copyright Carla Fisher

A cosa stai lavorando in questo momento?

Come ho appena accennato, ho una commissione per realizzare undici lavori da completare tra oggi e febbraio del prossimo anno.  Cinque di questi saranno pezzi di cera encausto con elementi come i materiali da imballaggio, i filtri per il caffè Keurig e, naturalmente, sculture di fili all’interno.  Sono per un boutique hotel.  Si erano innamorati di Encaustic ad una mostra, ma questa era stata venduta.  Piuttosto che commissionare un singolo blocco, hanno deciso di commissionarne cinque che possono essere appesi individualmente o collettivamente.

Dei pezzi rimanenti, due devono essere 100% opere in filo con solo piccoli elementi di altri materiali come la lanugine come in Illusions o For Eric’sGem, e quattro in cui utilizzerò il filo con altri materiali come ho fatto con Phoenix o Solace o Nature’s Ball.

Ho un’etica del lavoro e un programma di lavoro disciplinato: arrivo in studio tra le 6 e le 7 del mattino, e mi fermo tra le 17 e le 19 del pomeriggio.  Mantengo una lista di compiti che mi permette di essere puntuale con le scadenze e cerco con tenacia di rimanere in carreggiata.  E sì, mi prendo del tempo libero per divertirmi, riflettere e rifocillarmi.  Ma questo succede domani… oggi ho bisogno di tornare al lavoro! 

“Encaustic”, 32”h x 24”w x 4”d, beeswax, damar resin, pigments, Robeson Anton rayon embroidery thread, wood shavings, wood chips, watercolor, Keurig coffee filters, packing material, 2017, copyright Carla Fisher

“Encaustic-detail”, 32”h x 24”w x 4”d, beeswax, damar resin, pigments, Robeson Anton rayon embroidery thread, wood shavings, wood chips, watercolor, Keurig coffee filters, packing material, 2017, copyright Carla Fisher

“Phoenix”, 38”h x 38”w x 2”d, rayon embroidery thread, Tyvek, envelopes, watercolor, 2016, copyright Carla Fisher

“Phoenix-detail”, 38”h x 38”w x 2”d, rayon embroidery thread, Tyvek, envelopes, watercolor, 2016, copyright Carla Fisher

Interview

Interview with Carla J. Fisher

Carla Fisher is an acclaimed fiber artist who lives and works in Philadelphia, USA. In her artworks, Carla manipulates the textile element by transforming the simple thread into sculptures and abstract compositions, vibrant and intense organic forms that arise from the strong and visceral need to express their emotions of loss and emptiness in a creative and constructive way, the day after her husband’s death. It is from here, in fact, that her career as an artist began, in 2013 when, after twenty-five years dedicated to the financial services sector, she decided to start studying again and to graduate (in 2016) from the University of the Arts in Philadelphia.

Carla Fisher’s textile works have been exhibited in numerous exhibitions in the United States, Canada, Korea and Ukraine. Today the artist works mainly on commission.

Below is a link to the artist’s website:

https://www.carlajfisher.com/

“Nature’s Ball-detail”, 25”h x 12”w x 2”d, rayon embroidery thread, Tyvek envelopes, plastic shopping bags, watercolor, lint, Keurig coffee filters, plastic Keurig coffee pods, copyright Carla Fisher

“Nature’s Ball-detail”, 25”h x 12”w x 2”d, rayon embroidery thread, Tyvek envelopes, plastic shopping bags, watercolor, lint, Keurig coffee filters, plastic Keurig coffee pods, copyright Carla Fisher

 

Carla, when did you start to approach textile art and why?

I can still see my mother’s face beaming as she would tell the story of how, when I was two years old and she would sit at her machine to sew, she would place me on the floor next to her with what I envision to be a quilting hoop and I would “sew” as she would sew.  By the age of four, if she left the machine to grab a cup of coffee or answer the telephone, I would jump up in the chair and begin “sewing” on her machine.  She decided then and there that she should teach me to use the machine lest I damage it beyond repair.  Throughout my life, I always sewed.  As I reflect back, sewing was always my comfort.  But never did I ever attempt anything artistic.  After all, my seventh grade art teacher, Mrs Conner, strongly suggested I “seek another creative outlet since art was not it”!

But life does take its twists and turns, and on October 12, 2013, my husband died from cancer.  After forty years together, I had to find a way to take a “We” and make it into a “Me”.  A dear friend suggested I get a notebook.  In that notebook, I was to write all the things that even remotely interested me.  “Do not judge it!  Do not justify it!  Just write it down!” she admonished.  Thank goodness for once in my life I listened to someone!  Through this process I learned that what really interested me was art.  I made the decision to go back to school.  I chose the University of the Arts in Philadelphia, PA because they had a program called the Post Baccalaureate Program that allowed someone who already had a degree in another field (in my case, Finance) to prove that they had proficiency in a primary discipline (Fiber) and two sub-disciplines (large metal sculpture and glass blowing) and upon successful completion, one could matriculate directly into an MFA program.  I graduated in May 2016.

What are your sources of inspiration? How do you choose the subjects of your works?

I truly believe that there is no greater artist than God Himself.  Some prefer to call it Nature.  The colors are ALWAYS right.  The textures always allure.  God’s patina is sometimes soft, sometimes twinkling with dew.  Sometimes the contrast is bold, like the bright purple striations of little crocus of spring, or subtle like the fuzzy blue green leaves of a fiddlehead fern that signal the start of a new growth season.  Sometimes the tones and shades and textures of winter browns and greys and whites stimulate my brain.  Everyone loves the glory of fall, but did you ever notice that the green you see in summer is different than the fresh green of spring or the tired, yellowed green of autumn? The June sky is even a different shade of blue than the one in November. The pallet never ceases to inspire when one takes the time to observe!

I love walking in both the city and the woods.  Often a vignette will capture my eye or take my breath away.  Sometimes I simply appreciate the way an architect has layered his manmade world inside Nature’s domain…and how Nature reclaims it with spritzes of growththat we call weeds. 

Sometimes it is just the shape of something that my brain won’t let go, and I just have to try to recreate that.  Maybe it is the “holes” that irregular growth or erosion of time has left somewhere that intrigue me. 

Stated another way, color, texture, shape, patina, and juxtaposition intrigue and inspire me far more than any scene or portrait that I could ever capture.

“Blue By Me If Blue Bayou 1”, 15”w x 11.5”h x 2”d, Robeson Anton rayon embroidery thread, house Tyvek, archival watercolor, copyright Carla Fisher

“Blue By Me If Blue Bayou 2”, 15”w x 11.5”h x 2”d, Robeson Anton rayon embroidery thread, house Tyvek, archival watercolor, copyright Carla Fisher

Blue By Me If Blue Bayou 3”, 15”w x 11.5”h x 2”d, Robeson Anton rayon embroidery thread, house Tyvek, archival watercolor, copyright Carla Fisher

In your textile artwork, you use threads in a special and unusual way. How did you develop this technique?

In my first class at UArts, I had the great fortune of studying under the great Warren Seelig.  Little did I know the value of his tutelage, much less how he would change my life!!!  In his class, Constructed Surfaces, we were challenged to make a surface out of nothing.  He did a slide show presentation where he showed different inspirations, one of which being a picture of moss at an artist retreat in northern Maine known as Haystack.  I had remembered this water soluble material a friend had shown me once, so I decided I would try to replicate that moss for the assignment.  The rest, as they say, is history! 

I continued to push the medium through experimentation, working at first to discover color shadings that would give me the watercolor effect that has become a hallmark of my work.  I decided to challenge convention even further by attempting to sculpt three dimensionally with just the thread.  Through many, many attempts, I learned that only the one thread, Robeson Anton rayon embroidery thread, would absorb the stabilizer as I needed it to do.  I also learned that I must work the erosion just one tiny section at a time to effectively shape the work.  Often, the painstakingly slow sculpting of the three dimensional works take longer than the actual two dimensional stitching that precedes it!

It has been a huge awakening for me to learn how closely science and scientific study and methods relate to the construction of art!  I am constantly trying new methods for shaping and learning the tensile strength limitations of each, scratching notes in my moleskin as I go.  Between specific artwork projects, I often will spend several days to maybe as much as two weeks just experimenting with other ways to work with the thread and with other materials.  “Brain stutters” of “what shall I use to get this or that?” are minimized as I start a new piece because I have already discovered a material or process that will give me a specific color, texture, or patina.  I can then just allow my creativity to flow.

“Storm Clouds Rising-detail”, 19”h x 28”w, Robeson Anton rayon embroidery thread, dryer lint, ribbon, copyright Carla Fisher

Storm Clouds Rising-detail”, 19”h x 28”w, Robeson Anton rayon embroidery thread, dryer lint, ribbon, copyright Carla Fisher

“Entropy”, 32”h x 17”w, copyright Carla Fisher

Storm Clouds Rising-detail”, 19”h x 28”w, Robeson Anton rayon embroidery thread, dryer lint, ribbon, copyright Carla Fisher

Can you tell us about your textile work Happy? How did it come about, what techniques and materials did you use?

Happy is almost a “one off” with my work that started with a school project.  In one of my drawing classes, we were to do a classic echo drawing of a small object.  In this case, I used a bobbi-pin or textured hairpin as it is known in some places.  Being newly introduced to this idea of drawing, I found this simple method of drawing totally fascinating!  I kept envisioning this pen and ink creation repeated in felt!  Months later, when I returned to the house my deceased husband and I had owned together, I found several boxes of sweaters (many of which I had knit for my family over the years) that I immediately felted.  Creating a pattern from the original drawing, I cut and stitched convex and concave layers to create the colorful shapes that people often think are geodes when viewed from a distance.  I seldom work with any type of fabric in my work, so to have this one predominantly made with something other than thread makes it much different than my usual work.

“Happy”, 47”x67”x3”d, felted wool sweaters, 2016, copyright Carla Fisher

Happy-detail”, 47”x67”x3”d, felted wool sweaters, 2016, copyright Carla Fisher

Happy-detail”, 47”x67”x3”d, felted wool sweaters, 2016, copyright Carla Fisher

What do you think is the most important difference between a craftsman working with threads and fabrics and a textile artist? When does a textile work become art?

I would like to start answering this question by reminding you that I never studied art as a young person.  My background is in finance and I worked in the brokerage industry in Germany and the United States for a total of 25 years.  My 7th grade art teacher, Mrs. Conner (for whom I have named the big colorful blood moon piece) had admonished me that I “should choose another creative outlet because art just isn’t it for you”.  I spent my entire life convinced that I could not draw or do anything artistic.  I marveled – even envied — how artists could express themselves so beautifully!  Yet, when Ed died and I had to do that remake of forty years of “We” into a new “Me”, becoming an artist was that illusive pinnacle, the one challenge that I just had to pursue!  I tell you all of this so that you will understand my very simplistic, layman type answer to your question that arises from a lifetime of admiration more than stuffy declarations by “authorities”!

You see, despite the “Masters” and their definition, I personally believe that craftsmen are artists.  But we like to categorize people and things, so we give them the affectionate alliteration, artisan.  Being a craftsman so often means that The School of Hard Knocks and Experience granted their artistic credentials, and even when formalized education at university is acquired, those of Crafts and Material Studies are somehow viewed as the lesser degreed than those of Fine Arts. 

Increasingly, however, we see more and more “borrowing” of the craft techniques and skills by the Fine Art world to enhance their work. I happen to choose to thrust Craft into Fine Art in my work by using craft materials to suggest the utilization of the techniques of fine art.  It has been said by many that the lines between the two are justifiably becoming blurred and finally the contributions of craft to fine art are becoming recognized for the nuance they bring.  I’m just trying to help that process along a bit!

In the most simplistic of divisions, however, my thoughts are that craft addresses the practical, the useable, the purposed creations that touch our daily lives whereas fine art exists solely to stir emotion and joy through the beauty it offers.  My work, by this definition, falls into the fine art world, with each and every one of its root fibers clenching to their foundation in craft.

“Secrets Of Caribbean 1&2”, 6”round x 3”h (ivory coral), 4”h x 8”w x 5”d (ruby coral), rayon embroidery thread, water soluble substrate, 2015-2016, copyright Carla Fisher

“Secrets Of Caribbean 1&2-detail”, 6”round x 3”h (ivory coral), 4”h x 8”w x 5”d (ruby coral), rayon embroidery thread, water soluble substrate, 2015-2016, copyright Carla Fisher

“Secrets Of Caribbean 1&2-detail”, 6”round x 3”h (ivory coral), 4”h x 8”w x 5”d (ruby coral), rayon embroidery thread, water soluble substrate, 2015-2016, copyright Carla Fisher

Can you tell us about a your textile work to which you are particularly attached?

Illusions will always be “the” piece for me personally.  It literally launched my career when it was in an all Philadelphia art school show and adored by a curator from Korea.  Each time it was in an exhibit, this piece spawned multiple opportunities for further shows of other work.  I have had the opportunity now to show in five different countries and throughout the United States as a result.

I also love Homage to Weaving.  As Warren Seelig, the beloved professor who kickstarted my art career used to tell me, “Carla, you are a fiber artist.  You have to make peace with weaving!”  As I continued my studies, I was taught to pull glass.  I immediately knew the piece I wanted to create!!!  The woven threads of glass interspersed with all those colorful knotted threads brought me great joy as I declared the War with Weaving over!  Sadly, it was destroyed in shipment to a show, despite careful packing in a wooden crate.  Someday I hope to remake that piece.  It is just plain FUN!!!

Stradivarius is also a favorite piece.  The lily pad like elements were an experiment with a new type of Tyvek that, once made, I just couldn’t bring myself to toss in the “experimentation bin”.  They were revisited again and again for over a year and a half until I conceived a piece that would showcase them!  Plus, the single machine knotted line around the work was a HUGE test of a new technique that pulled the work together.

All that said, however, let it be known that my favorite piece is always my next piece.  I get so excited about the possibilities of seeing a work come together!  Each completed element stirs my soul as I watch the entirety of a work come to life.

How important is the experimentation of techniques and materials in your artistic career?

Please see my answer above.  My process is that I spend a considerable amount of time experimenting with various materials and methods so that when I conceive a new work, I know the capabilities of the material I will use to give me the exact effect I wish to have in the work.

Do you follow a scrupulous planning activity or do you let your instinct orient you?

Ninety percent of the work you see on the wall is exactly as it was conceived in my head.  The remaining 10% is like wayward children:  sometimes you just have to let them do their own thing and pray things work out all right!

Carla, can you tell us how your very interesting artwork “My Soldier Boy” was born?

Soldier Boy, aka now often referred to as Dem Boots, is an exceptionally personal work born from an exhibit a friend and I attended just before my solo exhibition, Discarded.  At this show, three former soldiers described their work.  They had taken their military uniforms, pulverized them, made them into paper, and then drew their experiences from Viet Nam and Afghanistan on them as therapy to heal their wounds of war. 

My deceased husband, a retired army veteran of 31 years, had served in Viet Nam and is buried in Arlington National Cemetery; my son had just retired a few months before after 20 years in the Marine Corps with two tours in Iraq and two tours in Afghanistan.  Hearing their stories sent tears streaming down my cheeks.  After the show, I met with the gentlemen and told them my story, as well as of my upcoming show.  They allowed me to make my husband’s uniform into paper at their facility.  I then stitched a likeness of his boots upon it.  For obvious reasons, this piece will never be sold.

“My Soldier Boy”, 20”h x 24”w, made of class A army uniform, Wonderfil Spaghetti thread, charcoal, 2017, copyright Carla Fisher

“My Soldier Boy-detail”, 20”h x 24”w, made of class A army uniform, Wonderfil Spaghetti thread, charcoal, 2017, copyright Carla Fisher

Is the technique or the idea more important? What do you think determines the success of a work of art? When does creativity risk being suffocated by technique?

Wow!  That’s a question I never thought of before!  Without ideas, there is no need for technique because there is nothing to create!  But without technique, there is no effective means of expression. 

I think my process allows for the idea to dominate and the technique and materials to be the servants of expression.  By conceiving the piece before I take the first stitch or paint the first element, and with the constant experimentation with materials, the techniques do become secondary to the overall expression, I think.

The success of a piece, however, depends solely upon the viewer’s response to the piece, as I see it.  Does it speak to them as a work of art?  Did it stir something within them that simply draws them into the piece?  That’s success!  And as an artist, however, my personal joy comes from their visceral response when I tell them the discarded materials that were used to create the work.

“Colors ”, 38”h x 17”w, rayon embroidery thread, water soluble substrate, 2016, copyright Carla Fisher

“Colors – detail”, 38”h x 17”w, rayon embroidery thread, water soluble substrate, 2016, copyright Carla Fisher

As for your growth as an artist, how have your works changed from the beginning to the present?

I don’t know that my works necessarily have changed from my days right after school until now, though occasionally, I will make the more representative piece such as the blood moons or Sunset Dreams almost as a defiant move against the teachings I had in art school.  Overall, however, I absorbed the lesson they taught me:  I love how color and texture can take center stage with abstract art. 

I have achieved that measure of success in my career where currently more of my work is done on a commissioned basis than on “spec” for a hopeful show or sale.  That often dictates how the work is to be done.  Or, as are the next (literally!) eleven commissioned pieces that I have in front of me, they specify the medium and perhaps the style, and I am allowed to “do my thing”.  How blessed I am as an artist to have people trust my work!  For that matter, how lucky am I to HAVE work!

“Sunset Dreams”, 22”h x30”w, Robeson Anton rayon embroidery thread, Shout color catchers, hand dyed silk, 2018, copyright Carla Fisher

“Sunset Dreams-detail”, 22”h x30”w, Robeson Anton rayon embroidery thread, Shout color catchers, hand dyed silk, 2018, copyright Carla Fisher

What are you working on right now?

As I just mentioned, I have eleven commissioned works to complete between now and February of next year.  Five of them will be encaustic wax pieces that have discarded elements such as packing materials, Keurig coffee filters, and, of course, thread sculptures in them.  They are for a boutique hotel.  They had fallen in love with Encaustic at a show, but it had been sold.  Rather than commissioning a single block, they decided to commission five that are to be able to be hung individually or collectively.

Of the remaining pieces, two are to be 100% thread works with only small elements of other materials such as lint or ribbon as in Illusions or For Eric’s Gem, and four to use thread with other materials such as was done with Phoenix or Solace or Nature’s Ball.

I have a disciplined work ethic and schedule, typically arriving at the studio between 6 and 7 AM, and leaving between 5 and 7 PM.  I maintain a task list that ensures that I am complete things on time and the tenacity to make sure I stay on track.  And yes, I do take time off to play, reflect, and refresh regularly.  But that happens tomorrow… today I need to get back to work! 

“Encaustic”, 32”h x 24”w x 4”d, beeswax, damar resin, pigments, Robeson Anton rayon embroidery thread, wood shavings, wood chips, watercolor, Keurig coffee filters, packing material, 2017, copyright Carla Fisher

“Encaustic-detail”, 32”h x 24”w x 4”d, beeswax, damar resin, pigments, Robeson Anton rayon embroidery thread, wood shavings, wood chips, watercolor, Keurig coffee filters, packing material, 2017, copyright Carla Fisher

“Phoenix”, 38”h x 38”w x 2”d, rayon embroidery thread, Tyvek, envelopes, watercolor, 2016, copyright Carla Fisher

“Phoenix-detail”, 38”h x 38”w x 2”d, rayon embroidery thread, Tyvek, envelopes, watercolor, 2016, copyright Carla Fisher

Maria Rosaria Roseo

English version Dopo una laurea in giurisprudenza e un’esperienza come coautrice di testi giuridici, ho scelto di dedicarmi all’attività di famiglia, che mi ha permesso di conciliare gli impegni lavorativi con quelli familiari di mamma. Nel 2013, per caso, ho conosciuto il quilting frequentando un corso. La passione per l’arte, soprattutto l’arte contemporanea, mi ha avvicinato sempre di più al settore dell’arte tessile che negli anni è diventata una vera e propria passione. Oggi dedico con entusiasmo parte del mio tempo al progetto di Emanuela D’Amico: ArteMorbida, grazie al quale, posso unire il piacere della scrittura al desiderio di contribuire, insieme a preziose collaborazioni, alla diffusione della conoscenza delle arti tessili e di raccontarne passato e presente attraverso gli occhi di alcuni dei più noti artisti tessili del panorama italiano e internazionale.