Sperimentazione, dinamismo e monumentalità: la Thread Art di Annie Verhoeven

Conus Series, copyright Annie Verhoeven

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Traduzione a cura di Chiara Cordoni

Annie Verhoeven

Sperimentazione, ricerca, interpretazione inedita, saperi tecnici, pratiche artigianali ed abilità creative si fondono, nelle opere di Annie Verhoeven, con una forte visione personale e danno vita a opere che, pur manifestando la stretta relazione con l’estetica del merletto a tombolo, si muovono in un’ottica di apertura verso nuovi traguardi di modernità e rielaborazione dei modelli e dei repertori stilistici tradizionali. Nasce così la Thread Art che come l’artista stessa racconta: Si fonda sempre sulla tecnica del tombolo tradizionale, ma ha talmente deviato da essa da non essere più riconosciuta come tecnica del merletto, è per questo che le ho dato un nome nuovo.”

Annie crea principalmente opere in grande scala che costituiscono una sfida tecnica e personale poiché vengono realizzate interamente dalla mano della sola artista, opere ispirate ai temi dell’attualità e in cui la matematica è parte integrante del lavoro e ciò è visibile nell’equilibrata relazione tra il filo e lo spazio aperto, nelle dimensioni e nelle proporzioni tra le varie parti di cui l’opera si compone.

Di seguito il link al sito web dell’artista:

http://www.thread-art.nl/

“Conus Papyrus”, installation, 2004, 80×85 cm, Paper yarn and iron, copyright Annie Verhoeven

Annie, puoi raccontarci qualcosa di te e della tua storia come artista, come hai cominciato?

Il mio percorso creativo è cominciato nella casa di famiglia; mia madre, le mie sorelle ed io ogni giorno cucivamo, facevamo la maglia o ricamavamo. Ogni volta che alle mie sorelle occorreva un adeguamento al pattern venivano da me a chiedere aiuto. A quel punto mi mettevo a calcolare e disegnavo le modifiche per adattare il lavoro alla taglia desiderata. Già da piccola mi riuscivano bene queste cose. A scuola le mie materie preferite erano quelle artistiche ma allora ancora non pensavo ad una carriera creativa. Sono diventata una puericultrice. Un paio di anni dopo aver creato una famiglia ho cominciato a sentire l’impulso di esprimermi in modo creativo e volevo imparare qualcosa di completamente nuovo. Sono ritornata a scuola imparando l’arte del tombolo a Nijmwegen e a Hertogenbosch. Mi piaceva tantissimo lavorare con i fili e ho scoperto di avere talento in quel campo. Sfortunatamente gli insegnamenti erano fortemente legati alle regole e al lavoro tradizionale. L’uso del colore per esempio non era previsto in alcun modo. Il merletto lavorato al tombolo doveva essere rigorosamente bianco. Unica eccezione, il nero, usato per i merletti legati al periodo del lutto. Ma vedevo tantissimi nuovi filati di viscosa in colori interessanti e volevo lavorarli. Non mi sentivo sostenuta alla scuola di merletto, anzi mi sentivo trattenuta, così ho abbandonato.

Kimono”, 2005, 120×150 cm, Paper yarn and iron, copyright Annie Verhoeven

I materiali hanno capacità espressive e sensoriali che possono influenzare dal punto di vista emotivo lo spettatore convogliando reazioni specifiche. Nei tuoi lavori di Thread Art usi materiali insoliti come per esempio il filo di carta, le fibre in tencel, la viscosa, i fogli di alluminio e l’acciaio. Quando progetti un nuovo lavoro quali sono i criteri, gli aspetti fondamentali che ti guidano nella scelta dei materiali che utilizzerai per realizzarlo?

Dopo aver registrato il mio workshop sull’arte tessile come piccola attività indipendente, ho cominciato ad essere invitata alle fiere internazionali dei materiali tessili, dove trovavo i materiali più innovativi e dove raccoglievo campioni di ogni filato possibile. Appena rientravo a casa mi mettevo ad analizzare i diversi fili e sperimentavo per capire cosa potesse essere fatto con essi. Bisogna conoscere a fondo e capire un materiale per riuscire ad utilizzarlo e sfruttarne il potenziale, quindi la ricerca e la sperimentazione dei materiali è un fattore chiave nel mio lavoro. Mi piace mettermi alla prova lavorando materiali non convenzionali. È spesso un’esigenza guardare oltre i materiali tradizionali per ottenere la forma e dimensione che mi sono proposta per un’opera in particolare.

Iniziare un nuovo progetto per me vuol dire unire due diversi processi chiave: la ricerca dei materiali e la lettura di temi relativi ad alcuni concetti. Per esempio, per il mio lavoro Strategima, ho letto vari libri sull’economia, la politica e la religione e ho lavorato con un nuovo materiale, il Tencel, una fibra estratta dal legno che ha vinto il premio europeo per l’innovazione nel 2000. Un’importante considerazione all’inizio di ogni nuova opera d’arte è il modo in cui sarà esposta: tendo a realizzare ogni opera d’arte in modo che possa stare in piedi o essere appesa senza un supporto aggiuntivo. Se è assolutamente necessario avere un supporto, faccio in modo che sia una parte integrante del lavoro. 

“Strategima”,2011, 210x80x210 cm, Tencel yarn, Stainless steel,Transparent hose, copyright Annie Verhoeven

Annie, i tuoi lavori sono tutto fuorché tradizionali, ma per realizzarli usi le basi del lavoro al tombolo classico. Me ne puoi parlare?

E’ vero che ho interrotto la mia istruzione formale di merlettaia, ma è altrettanto vero che non ho smesso di lavorare con i merletti. Ho continuato a sperimentare con diverse tecniche e materiali. La vera svolta c’è stata quando ho cominciato a lavorare con le pietre minerali. Il mio obiettivo era di “espandere” la pietra. Seguendo i contorni della pietra nello stesso spettro di colore dei bordi della pietra con un merletto a tombolo fatto a mano, la pietra e il materiale tessile si fondono fino a creare un’immagine coesa. Non solo è stata una sfida dover lavorare con il colore, e cercare di abbinare il colore alla pietra, ma anche cercare di far seguire al merletto i contorni irregolari della pietra. Le tecniche esistenti si sono rivelate inadeguate nell’affrontare queste sfide quindi ho sviluppato una mia tecnica personale che ho chiamato “thread-art” (arte del filo). Si fonda sempre sulla tecnica del tombolo tradizionale, ma ha talmente deviato da essa da non essere più riconosciuta come tecnica del merletto, è per questo che le ho dato un nome nuovo.

Nel 1999 ho iniziato la mia istruzione di designer del merletto con la storica dell’arte del merletto Martine Bruggeman. Imparare a capire come si costruisce un merletto è stata per me una lezione molto importante. Farsi un’idea su come creare un disegno o un motivo mi ha permesso di cominciare ad esprimermi sempre di più nel mio lavoro. Al principio il lavoro era ancora strettamente legato al merletto moderno e rientrava ancora nei parametri del tombolo contemporaneo, ma a mano a mano che evolvevo come artista ho lasciato andare sempre di più le tradizioni e le regole e mi sono gradualmente avvicinata alla tecnica che uso attualmente. Un fattore chiave di questa evoluzione è stato il fatto che le forme e i disegni che volevo creare non potevano essere realizzati con i materiali tradizionali e con il lavoro al tombolo. Per esempio il cuscino del tombolo: se voglio realizzare un’opera più grande, o tridimensionale, i cuscini tradizionali e disponibili all’acquisto non mi saranno utili. Quindi realizzo il mio cuscino su misura. Un altro esempio sono i fuselli: quando si trattano fili e fibre non convenzionali i fuselli spesso non fanno al caso nostro perché il materiale potrebbe disfarsi nell’avvolgerlo al fusello. In questi casi uso degli strumenti di plastica a forma di pesciolino su cui avvolgo i fili. È importante non lasciarsi bloccare da ciò che è facilmente reperibile ma essere creativi nel trovare le soluzioni e, se necessario, progettare i propri strumenti e materiali al fine di soddisfare le vostre esigenze.

“Touch graph”, 2013, 20×20 cm, Viscose, steel, rubber and perplex, copyright Annie Verhoeven

“Touch graph-detail”, 2013, 20×20 cm, Viscose, steel, rubber and perplex, copyright Annie Verhoeven

Cito una frase letta nella tua biografia: “la matematica svolge un ruolo fondamentale, sia nel lavoro che nel concetto”. Puoi spiegarne il significato?

La matematica è parte integrante del mio lavoro. Getta le basi del processo creativo e tecnico che utilizzo per creare le mie opere. Per esempio: devo calcolare la quantità di filato usato, quanti fili (capi) saranno necessari e altri concetti pratici. Con ogni pezzo tali calcoli devono prendere in considerazione la misura dell’opera finita, lo spessore del filo e l’ampiezza della superficie finale. Tuttavia, oltre agli aspetti pratici, la matematica è anche fonte di ispirazione per me edè spesso un elemento chiave nella concezione e nella presentazione visiva delle mie opere. Per esempio nella mia serie “Conus”: una serie di opere tutte basate sulla forma geometrica del cono, che per me rappresenta una solida base che porta ad un vertice, un principio stabile su cui costruire e raggiungere nuove vette. Un altro esempio del ruolo della matematica come parte dei concetti del mio lavoro è l’opera “Strategima”, in cui ho voluto rappresentare il mondo: i fili rappresentano i continenti e le parti aperte rappresentano i mari, e la popolazione umana è rappresentata dalle piccole figure umane incorporate nell’opera. Ognuno di questi elementi è calcolato per corrispondere matematicamente a ciò che rappresenta, per esempio quindi il rapporto fra le parti tessute e lo spazio aperto è calcolato per rispecchiare il rapporto fra mare e terra nel mondo.

Come è evoluto il tuo lavoro nel tempo? Ci sono importanti differenze stilistiche, estetiche o concettuali fra i tuoi primi lavori e quelli più recenti?

L’evoluzione fondamentale nel mio lavoro è stata la transizione dal merletto al tombolo tradizionale, passando per il merletto contemporaneo, all’attuale Thread-art. Sfortunatamente, sebbene le mie opere attuali abbiano ancora solide radici nel merletto al tombolo seguendone i principi, non è più riconosciuto come merletto. L’aspetto principale del merletto che il mio lavoro ancora rappresenta è il suo valore estetico; la trasparenza, la qualità eterea, l’intreccio fra i fili e lo spazio aperto. Sia stilisticamente che tecnicamente il mio lavoro è ben lontano dal merletto contemporaneo.

“Line & Point”, 2014, 18×22 cm,paperthread, steel, rubber and perplex, copyright Annie Verhoeven

La maggior parte delle tue opere è di grande dimensione. Puoi spiegare i motivi tecnici e stilistici di questa scelta?

Mi attirano soprattutto le opere su larga scala per la sfida tecnica che rappresentano. Molte cose che si fanno su piccola scala non funzionano su larga scala quindi bisogna escogitare nuove soluzioni. Per esempio: desidero che tutti i miei lavori siano fatti di un pezzo unico e non sia distinguibile il dietro dal davanti. Le grandi opere in merletto sono di solito lavorate da molte persone, unendo insieme pezzi più piccoli per realizzare l’opera finale. Volevo qualcosa di diverso. Sono io a realizzare tutti i pezzi e lavoro sola. 

“Kimono”, 2005, 120×150 cm, Paper yarn and iron, copyright Annie Verhoeven

“Kimono-detail”, 2005, 120×150 cm, Paper yarn and iron, copyright Annie Verhoeven

Fra tutti i lavori che hai realizzato fino ad ora, per quanto concerne i concetti o i soggetti che rappresentano, vi è un principio ispiratore che accomuna tutta la tua produzione artistica?

Dal punto di vista della concezione, le mie opere traggono ispirazione soprattutto dagli eventi attuali. “Strandstoes AK” per esempio rimanda alla crisi dei rifugiati in Grecia, “Hokjesqeest” si ispira all’arrivo sulla scena politica di Trump, il cono “Recessie” si riferisce al crollo finanziario e il cono “Dejavu” si è ispirato a come il mondo dell’arte si rifà sempre alle vecchie tradizioni.

“Déjà vu”, Conus series, 2009, 80×85 cm, Hemp, cotton and carbon, copyright Annie Verhoeven

 

“Hokjesgeest”, 2018, copyright Annie Verhoeven

Come hai pensato ad un’opera come Strategima, a cosa si ispira e di cosa parla?

Strategima è stata realizzata in occasione della Biennale nel 2011 a Kortrijk (Belgio), purtroppo però non è stata esposta perché l’opera non è stata finita in tempo utile per le foto. E’ un’opera unica su scala monumentale: 210x80x210 cm. Tutti i merletti sono realizzati in un unico pezzo, fatti a mano con 2000 fili. I fili sono di Tencel, sono stati usati 3 tipi di spessore. La parte innovativa di questo lavoro è il modo in cui le diverse superfici sono tessute assieme: sono stati fatti 2 pezzi che si intersecano tessendo le superfici l’una sull’altra.

L’ispirazione per questo lavoro sono stati i cinque continenti, tessuti in un unico pezzo. Il rapporto fra il merletto e lo spazio aperto nel lavoro corrisponde al rapporto fra terra e mare nel mondo. Il modo in cui sono tessuti insieme i fili simbolizza l’unità e l’equilibrio nel mondo: tutti i fili individuali sono uniti fra loro, mantengono un equilibrio gli uni con gli altri, e fanno parte dell’opera nel suo insieme. Quest’opera simbolizza l’unità del mondo e dei suoi continenti, lontano dalla politica, la cultura, la globalizzazione e l’economia.

Il titolo viene dalla traduzione di “strategia” dal latino. Per mantenere unite in equilibrio tutte le parti del mondo ci vuole una strategia, proprio come negli scacchi. Il gioco degli scacchi si rispecchia nei simboli usati nell’opera: il genere maschile, che simboleggia il re, il femminile la regina, e la torre, che simboleggia il territorio.

Qual è la fonte della tua ispirazione oggi?

Al momento le mie fonti di ispirazione maggiore sono le questioni di attualità, come per esempio la posizione della donna nella società. Vi sono state tante mostre di artiste donna in Olanda quest’anno, per celebrare i 100 anni dal diritto di voto alle donne, ma non sembra di progredire molto oltre. Altri temi di cui mi occupo attualmente sono la crisi dei rifugiati, il cambiamento climatico e la crisi ambientale dell’inquinamento delle acque.

 “Crane”, 2019, copyright Annie Verhoeven

A cosa stai lavorando in questo periodo?

Al momento sto lavorando a vari progetti. Per un paio di anni ormai ho cercato un modo di produrre la mia Thread Chair (sedia di fili) come opera funzionale. E’ una sfida trovare un materiale abbastanza resistente da usare come sedia. Ho pensato di usare il carbonato ma si è rivelato un materiale non malleabile. Sono anche in contatto con alcune attività di stampa in 3D con inizialmente alte speranze ma si è rivelato essere un progetto più complicato del previsto, in parte per via della superficie irregolare che è una caratteristica propria del mio Thread-art.  Quindi questa è una sfida aperta.

A parte ciò, sono stata invitata a partecipare alla Paper Biënnale 2020 a Carmey e ho prodotto e inviato un’opera a questo scopo. Spero anche di riuscire a realizzare un’opera piccola per un symposium Bridges di arte matematica ed ho alcune commissioni in attesa, quindi ho davanti una bella sfida artistica da affrontare.

1 Comment on "Sperimentazione, dinamismo e monumentalità: la Thread Art di Annie Verhoeven"

  1. Ziet er picco Bello uit, bravisimo

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